Domenica, 16 Maggio 2021
Politica

Tap e opere strategiche, il sindaco di Melendugno incalza i candidati

La richiesta è di firmare un documento che promuove i principi della democrazia ambientale sanciti a livello internazionale

Marco Potì, sindaco di Melendugno.

MELENDUGNO – Una firma non solo contro l’insediamento del gasdotto Tap, ma anche per l’introduzione in Italia dei principi della cosiddetta democrazia ambientale, sancita in alcune convenzioni e dichiarazioni valide a livello internazionale per promuovere un modello partecipativo per le decisioni che hanno a che fare con l’impatto sul territorio e quindi sulle generazioni future.

Il sindaco di Melendugno ha sottoposto il documento all’attenzione di tutti i candidati alle elezioni politiche del 4 marzo. Si tratta di una mossa per stanare le contraddizioni della classe politica e sollecitare un impegno che vada oltre la “passerelle” attorno al cantiere di San Basilio, tanto più quando la coerenza alla linea No Tap viene rivendicata pubblicamente da varie forze politiche, come sta avvenendo in questi giorni tra Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Potere al Popolo.

Redatto con la collaborazione di alcuni giuristi, il documento mette in evidenza anche l’ipotesi di violazione della Costituzione in seguito all’adozione dell’accordo trilaterale del 2013 con Grecia e Albania perché vincolerebbe i parlamentari italiani agli interessi di un soggetto privato, aggirando così il divieto di mandato imperativo affermato dalle carte costituzionali.

Nelle intenzioni dei promotori il documento denominato "Impegno per la promozione della democrazia ambientale nel Salento e in Italia, in merito al gasdotto Tap" intende promuovere una battaglia di democrazia ambientale su vasta scala, “per evitare che gli interessi economici privati prevalgano sulla libertà politica dei rappresentanti e sulla sovranità popolare. È una battaglia che non si può non fare, perché si presenta per la prima volta, in Italia e in Europa, come occasione per concretizzare la democrazia partecipativa come metodo di decisione sui diritti delle generazioni future: unico metodo che gli stessi ecologi suggeriscono, quando parlano di approccio ecosistemico delle istituzioni”.

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