L'assessore esclude approdi alternativi per il gasdotto Tap. Potì su tutte le furie

Lorenzo Nicastro, esponente della giunta regionale, ha ridimensionato la sua valutazione sull'impatto ambientale del progetto e ha anticipato che nell'incontro presso la Presidenza del Consiglio non saranno presentate altre opzioni. Il sindaco di Melendugno non ci sta

Marco Potì.

LECCE - Al sindaco di Melendugno, Marco Potì, le ultime dichiarazioni sul progetto di gasdotto Tap dell'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, non sono proprio piaciute. L'esponente della giunta pugliese, intervistato da un'emittente locale ha da una parte ridimensionato la sua valutazione sull'eventuale impatto ambientale dell'opera, dall'altra ha anticipato che la Regione rimarrà ferma sul suo diniego, ma non proporrà siti alternativi nell'incontro che la prossima settimana aprirà la fase di confronto, quella finale, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Perché, è la tesi di Nicastro, se pure si trattasse di un'opera con pesanti ricadute, allora non sarebbe giusto imporre le conseguenze ad un altro territorio. 

Una scelta che appare incomprensibile agli occhi del primo cittadino interessato dall'approdo del gasdotto, a San Foca, e dalla costruzione del terminale di ricezione, nelle campagne di Melendugno:  "Il parere negativo nella procedura di impatto ambientale, la negazione dell'intesa al governo in sede di conferenza dei servizi, la condivisione e presa d'atto del parere assolutamente contrario delle popolazioni salentine, emerso nell'ascolto dei cittadini interessati negli ost di un anno fa (organizzati e condotti dall'assessore Guglielmo Minervini e dalla giunta Regionale), sono gli atti concreti ed ufficiali finora fatti dalla Regione Puglia".

Fatta questa premessa Potì si chiede se sia intanto cambiato qualcosa: "È arrivato quindi il tempo di fare delle scelte, di assumersi delle responsabilità, da vera classe dirigente della Puglia.Se una scelta è sbagliata, come si è affermato, detto e scritto, è sempre sbagliata. Non si può certamente avallare ed accettare tale scelta sbagliata perché la società privata ha fretta e ci vorrebbero due anni altri per cambiare. La fretta spesso dà cattivi risultati".

"Una vera classe dirigente - conclude il sindaco di Melendugno - non può condividere questa impostazione, nè può accettare questo ricatto da parte di una società privata. Gli interessi e gli obiettivi di una società privata - puramente di tipo economico - non devono e non possono prevaricare gli interessi dei cittadini ed il bene comune di un intero territorio".

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