Sabato, 19 Giugno 2021
Politica

Delli Noci, Mellone e Minerva. Si muove qualcosa nel magma della politica

I tre giovani amministratori insieme per ricordare Borsellino e la sua scorta. Solo pochi anni addietro, il loro protagonismo sarebbe stato impensabile

Delli Noci, il procuratore De Donno, Mellone e Minerva (foto fb Delli Noci).

NARDO’ – In occasione del 24esimo anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo, nella quale morirono il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, sono state organizzate, come di consueto, manifestazioni in tutta Italia.

In provincia di Lecce la più significativa è stata quella di Nardò, dove si è svolta una fiaccolata che ha fornito anche uno spunto di tipo politico e generazionale: ad aprire il corteo, infatti, vi erano infatti Pippi Mellone, Stefano Minerva e Alessandro Delli Noci. I primi due rivestono la carica di sindaco a Nardò e Gallipoli, il terzo è assessore comunale a Lecce e tra i possibili candidati alle elezioni del prossimo anno nel capoluogo.

Sono il volto nuovo della classe dirigente, lo dice l’anagrafe: ma non sono certo digiuni di politica. Pippi Mellone (32 anni) e Alessandro Delli Noci (34) si sono sempre dichiarati orgogliosamente di destra, non quella berlusconiana per intenderci, Stefano Minerva vanta una militanza di lungo corso nel Pd nel quale ha ricoperto diversi incarichi, fino a lavorare a stretto contatto con Michele Emiliano nella campagna elettorale per le elezioni regionali. In realtà per questa loro aderenza a realtà politiche e partitiche consolidate, qualcuno troverebbe calzante la definizione di “giovani vecchi”.

Ma il “nuovismo” di per sé non è un valore positivo e allora un amministratore lo si giudica dagli atti che produce, così come, citando Francesco De Gregori, un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Da questo punto di vista, per esempio, ha fatto scalpore, sorprendendo anche la sinistra radicale, l’ordinanza con cui Mellone ha disposto il divieto di lavoro nei campi, dalle 12 alle 16. La situazione in agro di Nardò, e non solo, è ben nota: allo sfruttamento lavorativo in senso stretto si accompagnano forme di compressione e violazione dei diritti fondamentali e anche una soluzione abitativa decente per i lavoratori migranti stagionali diviene una questione di rituale emergenza.

Conta poco, in questa sede, che il provvedimento, che prevede sanzioni da 25 a 500 euro per i datori di lavoro, sia di difficile attuazione: basti pensare alla sua inefficacia su pezzi di terra appartenenti amministrativamente ad altri Comuni. Rileva invece il fatto che l’ordinanza abbia spiazzato tutti - per ragioni diametralmente opposte - dai sindacati alle aziende, le quali hanno infatti preannunciato ricorso. Ma come può un sindaco di destra, quasi un fascista del nuovo millennio, adottare un provvedimento che sa di sinistra? Questo si è detto a mezza voce e non è un caso che della vicenda si sia parlato anche a livello nazionale.

Alessandro Delli Noci, che ha la delega all’Innovazione tecnologica e alle Politiche comunitarie, è uno degli esponenti più attivi della giunta leccese: molte sue iniziative hanno incontrato l’apprezzamento di addetti ai lavori a livello nazionale e la capacità di attingere ai finanziamenti europei del Comune di Lecce è decisamente migliorata nei settori di cui si occupa. Trasversale a molti ambienti, da quelli universitari e giovanili a quelli delle professioni, è stato anche di recente accostato a una candidatura gradita a settori del Pd, ipotesi che ha smentito solo dopo diversi giorni e senza nemmeno troppa convinzione. Nella tornata del 2012 è stato candidato con Futuro e Libertà, la formazione di Gianfranco Fini finita poi al macero e da subito si è contraddistinto come un battitore libero, vicino al sindaco Paolo Perrone ma sempre piuttosto restio a farsi notare negli appuntamenti di coalizione.

Stefano Minerva è decisamente più organico alle forze che lo hanno sostenuto e su di lui, come su altri giovani amministratori (Donato Metallo, sindaco di Racale), il Pd fa affidamento per entrare in sintonia con un elettorato confuso dalle mille lotte interne. A Gallipoli non avrà vita facile: le questioni irrisolte sono molte, a partire da quella di una vivibilità compatibile con l’essere destinazione prediletta del turismo di massa, condizione che si porta dietro vecchie e nuove ambizioni della criminalità.

I tre hanno sfilato insieme mostrando due cose: la prima è che inizia ad esistere un patrimonio di memoria condivisa, legato alla figure già mitiche degli eroi antimafia, anche tra persone che farebbero a pugni se discutessero di Resistenza e fascismo; la seconda è che un percorso di rinnovamento è comunque in atto nei corridoi: forse contraddittorio, magari velleitario o peggio strumentale, ma solo pochi anni addietro sarebbe stato impensabile che esponenti così giovani arrivassero ad occupare ruoli di tale responsabilità politica nelle città principali della provincia. Di chi è il merito? Almeno in parte del protagonismo del Movimento 5 Stelle che sta imponendo una riscrittura, se non totale almeno originale, della grammatica della politica italiana. Il che non è ovviamente un giudizio di merito, ma un punto di vista descrittivo su quello che sta accadendo da un po’ di anni a questa parte.

Agli schieramenti consolidati spetta l’onere di riorganizzare in tempi rapidi una credibilità ai minimi storici. Il percorso verso le prossime amministrative leccesi, in questo senso, si pone come una cartina di tornasole. La tentazione di ricorrere alle vie consuete, quelle del meccanismo fiduciario quando non clientelare attivato dalla conoscenza diretta tra candidato ed elettore, è forte ed anche più coerente con un quadro di frammentazione dei partiti e dei movimenti che sono al momento poco più che cornici. Ma per riconquistare la fiducia dei cittadini sono necessari il coraggio e una capacità di visione che vada oltre il mero favore o promessa di qualche tornaconto. In tempi di antipolitica c’è bisogno semplicemente di una politica diversa: più trasparente, più onesta intellettualmente, capace di spiegare un sogno possibile con parole semplici. Di lusinghe ed inganni se ne sono visti fin troppi.

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