"La rimozione del filobus non ha colore politico". Il sindaco snocciola i numeri

Il ministero ha rinegoziato il mutuo al 2035: esiste il rischio di danno erariale se si tocca la "ragnatela". Ma il sindaco rinnova l'impegno: "Passo dopo passo rimuoveremo il danno permanente"

Il sindaco Salvemini e il dirigente Puce.

LECCE – Da una parte il rischio di danno erariale, dall’altra la certezza di un danno permanente. Tra questi due estremi si muove il sindaco Salvemini sull’accidentato percorso del filobus, della cui rimozione è un convinto sostenitore.

Dopo l’incontro avuto a Roma con il responsabile del dipartimento del trasporto pubblico e con il ministro Delrio, il primo cittadino ha ribadito oggi quale linea intende seguire, coerentemente con quanto, suo malgrado, gli è stato detto: il nodo principale è rappresentato dal mutuo contratto dal ministero per finanziare a filovia leccese e che è stato rinegoziato al 2035. Toccare pali e fili fino ad allora, fino a quando cioè sono di proprietà del ministero, potrebbe comportare la contestazione del danno erariale da parte della magistratura contabile. Me nei confronti di chi? Dell’attuale amministrazione o di coloro che all’epoca fortissimamente vollero l’opera? È questa la prima riposta che il sindaco cercherà di avere dagli addetti ai lavori.

Nella conferenza stampa odierna, alla quale ha partecipato anche il dirigente del settore Mobilità, Giovanni Puce, Salvemini ha confermato l’impegno assunto in campagna elettorale: “Nei tempi e nei modi consentiti dalla legge si lavorerà per tappe alla rimozione di questo danno permanente”. Lo ha voluto sottolineare, aggiungendo però che non esporrebbe mai i leccesi al pericolo di un futuro risarcimento che comunque, secondo lui, non può ricadare su chi vuole rimuovere un danno ma su chi lo ha procurato (economico e paesaggistico).

Il sindaco ha comunque chiarito, dal suo punto di vista, che l’impegno per la rimozione del filobus non ha colore politico, dal momento che anche esponenti della minoranza, come Mauro Giliberti, si sono schierati con Palazzo Carafa. E, per rinfrescare la memoria di chi oggi lo taccia di demagogia, ha citato una parte della delibera con cui la giunta Perrone si è costituita parte civile nel processo sul filobus: “Un’opera pubblica frutto di un’attività illecita che rappresenta per l’Amministrazione Comunale un danno con effetti permanente gravi giacché rivelatasi del tutto inadeguata rispetto alle esigenze della città e pressoché inutilizzata dalla popolazione”.

Il video: "Rimozione al minor costo"

Una seconda questione che Salvemini ha posto riguarda le condizioni possibili per far funzionare talmente meglio il filobus da raggiungere quegli obiettivi ambiziosi che furono posti come giustificazione della sua realizzazione: una stima di 13mila passeggeri al giorno, quando in realtà sono circa 650.

“Se qualcuno ha un piano di rilancio, io mi impegno ad accoglierlo con in tappeti rossi” ha detto, sapendo bene che si tratta di una sfida che alle condizioni attuali nessuno è in grado di vincere. I numeri attuali, che non sono solo quelli dei passeggeri, inchiodano l’opera a dei vincoli molto stringenti: dato un costo per chilometro di 4 euro e mezzo a chilometro e un contributo regionale di 2 euro. Negli ultimi anni il Comune non ha stanziato nemmeno un centesimo di suo, affidandosi totalmente ai soldi della Regione Puglia – tre milioni di euro - che tuttavia sono molto meno di quelli che servirebbero perché calcolati su un milione e mezzo di chilometri l’anno quando ne servirebbero almeno un milione in più (sul punto il sindaco ha avviato un confronto con la Regione). A conti fatti, insomma, oggi il filobus costa alla città un milione e 250 mila euro ed è questo il “danno permanente” certo cui Salvemini fa riferimento.

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Il primo cittadino ha infine voluto spiegare che l’ipotesi di mantenere in funzione la linea più efficiente, quella per Ecotekne, non sta in piedi economicamente perché i costi complessivi del filobus possono essere compensati solo da un maggiore chilometraggio, non da una riduzione. E, ha aggiunto, il numero dei passeggeri di quella linea è lo stesso di quando al posto del filobus c’erano gli autobus, arrivando così a toccare un altro nervo scoperto della vicenda: non si è trattato di un’opera integrativa, che ha offerto servizi in più rispetto a quelli esistenti, ma semplicemente sostitutiva di alcune linee tradizionali. 

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