Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Sit-in “gandhiano” ad Otranto. “No” in serie alle opere “non a misura di Salento”

Manifestazione di protesta contro le infrastrutture "devastanti" per il territorio, organizzata domani da un gruppo di associazioni ambientaliste. Con una proposta: destinare i fondi impegnati alle popolazioni terremotate

OTRANTO – Una manifestazione “gandhiana” per dire ancora una volta “no” ai trasporti “ambientalmente violenti”. Il Forum ambiente e salute del Grande Salento, il Coordinamento civico apartitico per la tutela del territorio, della salute e dei diritti del cittadino e Nuova Messapia, organizzano un sit-in di protesta ad Otranto e lanciano l’appello per destinare ai terremotati del nord Italia e al bene del paesaggio locale i soldi pubblici stanziati per quelle che definiscono le “mega-opere stradali”, “inutili” e “devastanti”.

Gli ambientalisti chiederanno inoltre che la Soprintendenza ai beni culturali intervenga a tutela del sito archeologico di Craunuse - San Basilio lungo la statale 16, recentemente ritrovato. Per questo, si ritroveranno ad una manifestazione-convegno, domenica 3 giugno, sul Lungomare - Piazzale degli Eroi, nei pressi della Porta Alfonsina, dalle ore 19. Tra quanti hanno dato la propria adesione, ci saranno il giudice Mario Fiorella, il senatore Alberto Maritati, Vito Lisi del comitato 275, l’architetto Nicolangelo Barletti, Nando Popu dei Sud Sound System, i rappresentanti locali del tribunale diritti del malato – CittadinanzAttiva, e di altre associazioni e comitati solidarizzanti.

Il governo ha chiesto ai cittadini di segnalare gli sprechi da tagliare, aprendo una pagina internet ad hoc (https://www.governo.it/scrivia/redweb_form.htm ) e dalle associazioni ambientaliste salentine stanno giungendo numerose richieste perché si taglino tutti quei fondi pubblici impegnati in “ciò che altera il paesaggio storico-naturale e l’ambiente”, quei progetti che “creano danni – sottolineano gli ambientalisti - ai cittadini e alle economie vere sane ed ecosostenibili del territorio”.

L’invito che si vuole far giungere al governo è quello di un’etica “riprogrammazione” dei fondi pubblici, eventualmente anche già stanziati, per tutte quelle opere non “a dimensione di Salento”, ridestinandoli in favore dei terremotati. Gli ambientalisti puntano il dito, solo per citare alcune opere, contro quella che definiscono “la faraonica nuova Ss 16 Maglie-Otranto”, la “Ss 275 nel tratto da Montesano a Leuca dove il progetto della nuova strada si snoderebbe ferendo a morte territori del tutto vergini del Capo di Leuca condannandoli alla rovina”, la strada regionale 8, che “minaccia il Nord Salento tra Talsano e Maruggio”, come l’area tra Lecce-Melendugno-San Foca, dove, secondo i comitati, non serve alcun percorso ex-novo, essendoci già un’ottima strada, che corre tra Lecce e San Foca.

La manifestazione di domenica vuole denunciare “la gravità degli orrori, che tanto hanno colpito l’opinione pubblica e mobilitato la gente, già successi nelle recenti settimane lungo la Ss16, denunciati alle autorità competenti, quali il taglio scriteriato e abusivo di decine e decine di ulivi capitozzati e potati selvaggiamente per far legno e la parziale demolizione vandalica del tetto di un trullo a pietre a secco posto lungo il percorso, in feudo di Muro Leccese, esattamente là dove l’allargamento della prevista nuova Ss16 avrebbe comportato la sua cancellazione”.

Il Forum ambiente e salute propone poi una scheda per la segnalazione degli sprechi devastanti al governo: dalle condotte marine in cemento per sversare l’acqua depurata in mare ai dissalatori, dalle strade nuove (la Ss 16 Maglie-Otranto, Ss 275 nel tratto da Montesano a Leuca, la Sr Strada Regionale 8 Talsano-Maruggio e Lecce-San Foca, la Circum-salentina nel tratto adiacente al parco Otranto-Santa Maria di Leuca, la nuova Maglie-Gallipoli, e tante nuove sovra-dimensionate circonvallazioni) ai nuovi porti di Otranto, Tricase, Pulsano e Carovigno.

E ancora i finanziamenti e gli incentivi agli impianti eolici, fotovoltaici industriali in aree agricole e alle centrali a biomasse e agli inceneritori di rifiuti, il gasdotto Italia-Grecia; i nuovi villaggi e strutture turistiche, commerciali e d’intrattenimento, i maxi ospedali, zone industriali ex novo o con ampliamenti; i finanziamenti ai comuni per opere a consumo di territorio come per la “speculativa” e “mal concepita rigenerazione urbana”.

Si chiede il taglio degli incentivi agli agricoltori che fanno uso di diserbanti e alla creazione di impianti di compostaggio, quando “basterebbe – affermano gli ambientalisti – convertire in merito gli impianti di biostabilizzazione già esistenti”; infine, vengono “bocciate” anche le opere di “ingegneria pesante” per la “speculativa messa in sicurezza” di aree naturali pericolose, che “andrebbero – ribadiscono – interdette al passaggio”.

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