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Venerdì, 1 Luglio 2022
Politica

Siulp, Bray rieletto segretario. “Si torni a parlare di mafia nell’agenda politica”

Nel corso del congresso del sindacato di polizia, si sono affrontati svariati temi, dagli organici carenti fino al rischio di ampliamento della "zona grigia" in cui la criminalità organizzata intesse le sue trame

LECCE - Mirko Bray è stato rieletto segretario provinciale del Siulp di Lecce, Sindacato italiano unitario dei lavoratori di polizia, nel corso del IX congresso provinciale, svoltosi nel capoluogo salentino, presso la sala convegni del Convitto Palmieri.

“Salento e sicurezza, dalla polizia di prevenzione alla polizia di predizione” era il titolo dell’evento congressuale, durante il quale sono stati affrontati temi che riguardano la sicurezza dei cittadini e delle comunità: dalla criminalità al cybercrime, attraverso un’analisi dell’evoluzione del sistema criminale e dei nuovi sistemi di contrasto adottati e messi in campo dal personale di polizia. Fra gli ospiti, anche Felice Romano, segretario nazionale del Siulp, Cataldo Motta, già procuratore di Lecce, Carla Durante, vicequestore e capo del centro operativo della Dia di Lecce e Ada Chirizzi, segretaria generale della Cisl di Lecce.

“In questo biennio – ha detto Bray – la vera certezza per ogni cittadino è stata l’eccellenza della Polizia di Stato, sia nella sua funzione di soccorso pubblico che in quella di presidio della democrazia. Non possiamo e non vogliamo dimenticare che nei primi mesi dell’emergenza, quando in ogni cittadino e in ogni istituzione era evidente il senso di smarrimento, alle donne ed agli uomini della Polizia di Stato è stato chiesto di andare oltre le difficoltà, senza lasciare spazio alle legittime esitazioni proprie di ogni essere umano che mette in gioco l’incolumità personale per il bene della collettività, opponendo alla penuria di conoscenze sul virus ed alla scarsa dotazione dei dispositivi di protezione, un coraggio smisurato. Oggi – ha proseguito Bray – il nostro abbraccio è per le famiglie di tutti gli operatori, non solo di polizia, che hanno pagato con la propria vita il prezzo di questo coraggio”.

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Al momento in Italia, è stato rimarcato nel corso del congresso, nell’agenda politica sono onnipresenti il conflitto in Ucraina e il dibattito sul post pandemia, mentre si parla molto meno di lotta alle mafie e corruzione. Il che, secondo il Siulp, sta contribuendo all’ampliamento della cosiddetta “zona grigia”, ovvero quel mondo di mezzo in cui la criminalità muove per intessere le sue trame, pronta magari anche a sfruttare le occasioni di guadagno offerte dal Pnrr.

E pensare che l’Eurispes ha fotografato l’indice di permeabilità dei territori alla criminalità organizzata. Ebbene, in Puglia, nello scorso biennio, le interdittive antimafia sono state 3.919, con un incremento del 33 per cento rispetto al precedente rilevamento, risultando quindi la terza regione per amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose, raggiungendo il numero più alto dal 1991, anno di introduzione della normativa sullo scioglimento per mafia degli enti locali.

“La Puglia, e il Salento in particolare - ha detto a tal proposito Bray nel suo intervento - sono estremamente attrattivi, la forte vocazione turistica accende inevitabilmente i malsani appetiti della criminalità organizzata, in particolare verso la ristorazione, uno dei settori che sta pagando di più lo scotto della pandemia con un crollo dei ricavi intorno al -56 per cento.  I rapporti della Banca d’Italia sul riciclaggio evidenziano come questa condizione economica potrebbe esporre circa 9 mila ristoranti a condizioni di vulnerabilità finanziaria, con il conseguente rischio di infiltrazione delle organizzazioni criminali, sempre più bisognose di riciclare il denaro proveniente dalle attività sommerse”.

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Ulteriore conseguenza è l’incremento dei delitti di usura, che in Puglia nel 2021 hanno fatto registrare un aumento del 32 per cento, ponendo la regione in controtendenza rispetto al territorio nazionale, dove il dato censito riporta un calo del -40 per cento. E davanti a tutto ciò, proprio la Polizia di Stato, secondo il Siulp, si trova in difficoltà per una cronica carenza di risorse umane. Ed entro il 2030, circa 40mila poliziotti lasceranno il servizio attivo entro il 2030 per raggiunti limiti d’età. Con un primato di cui non vantarsi: la Questura di Lecce annovera nel proprio organico i poliziotti e le poliziotte con l’età media tra le più alte d’Italia.

“La nostra speranza – ha affermato Bray - è che nessuno vorrà pensare di risolvere la questione degli organici della Polizia di Stato, cullando la balzana idea di ricorrere nuovamente allo sciagurato sistema dei tagli lineari che negli scorsi anni ha falcidiato numerosi uffici delle specialità. Vogliamo orgogliosamente ricordare che se oggi è possibile porre un argine alla mafia del click, si deve principalmente alle infinite energie investite dal Siulp per evitare il compimento del folle progetto di liberarsi dal peso delle sezioni di Polizia postale, solo questo ha fattivamente evitato che la Polizia di Stato perdesse delle preziose professionalità, oggi essenziali per presidiare la più insidiosa tra le frontiere della criminalità. Vitali anche in chiave futura”.

Il segretario nazionale del Siulp, Felice Romano, ha voluto poi ricordare a tutti che la sicurezza non può essere considerata un costo, bensì un investimento. “L’opportunità del Pnrr deve diventare realtà anche in questi territori perché siamo riusciti a far comprendere che la sicurezza non può e non deve essere considerata un costo del sistema ma una condizione imprescindibile per lo sviluppo politico economico e sociale della società”.  Le conclusioni del segretario provinciale sono state, infine, una vera e propria richiesta di attenzione per il personale di polizia: “Vogliamo che forme di tutela del personale, ormai sacrosante per altre categorie, divengano anche per le donne e gli uomini della Polizia di Stato, diritti inviolabili”.

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