Progetto Snam per connettere il Tap. Attivisti prevedono ulteriori ritardi

Presentate numeroso integrazioni. Ma per il Comitato No Tap la divisione in due tronconi non consente di valutare gli effetti cumulativi

LECCE - Con una sfilza di elaborati inviati al ministero dell'Ambiente, Snam ha risposto alla richiesta di integrazioni del progetto per la connessione tra il gasdotto Tap e la rete nazionale.

Il progetto prevede un metanodotto di 55 chilometri che attraversa i territori di Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Lecce, Surbo, Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Brindisi per finire in località Masseria Matagiola. Il tracciato è stato scelto su tre alternative.

Per il Comitato No Tap si tratta di un ulteriore motivo di ritardo rispetto al programma annunciato dal consorzio internazionale di cui proprio Snam detiene il 20 per cento. Uno dei punti sui quali gli attivisti e l'amministrazione comunale di Melendugno insistono per denunciare la fragilità complessiva dell'opera riguarda la frammentazione del progetto in varie parti.

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La separazione in due tronconi, il Tap nel tratto italiano e il metanodotto di connessione, eluderebbe la normativa in materia di valutazione di impatto ambientale perché non consente di valutare gli effetti comulativi: questa argomentazione è contenuta nei ricorsi che Comune e Regione Puglia hanno presentato. Ma i ministeri interessati hanno dato il via libera a tale suddivisione e a una procedura graduale. Secondo il programma di Tap il gasdotto dovrebbe entrare in esercizio nel 2019.

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