Martedì, 15 Giugno 2021
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Salento senza treni? L'eterno ritorno di un nodo mai sciolto

La ventilata soppressione di molti convogli acuisce la sindrome da isolamento del territorio salentino. E la questione finisce in Parlamento con due interrogazioni

LECCE - Il 28 ottobre del 2007 la Filt-Cgil  organizzò un sit-in presso la stazione ferroviaria di Lecce contro i tagli in qualche modo annunciati ai treni da e per il Salento. A distanza di quattro anni esatti la scena si ripeterà. Come in un eterno presente, sigle sindacali e dirigenti politici si ritroveranno a due passi dai binari per dire che il piano di ridimensionamento dei collegamenti predisposto da Trenitalia - trapelato da fonti sindacali, ma non ufficializzato - deve essere affossato, costi quel che costi. E' un paese dalla memoria corta, il nostro. E su questa amnesia collettiva vaporizzata come un areosol da un'informazione senza archivi, si costruisce l'ennesimo gioco delle parti. Va da sè che a pagare il conto del copione scopiazzato saranno probabilmente i cittadini, quelli normali, i pendolari, gli studenti, le famiglie di reddito medio basso che quando si spostano, spesso per necessità, lo fanno in treno. In cuccetta e in seconda classe.

I problemi sono sempre gli stessi: in un settore strategico come il trasporto, sulla scia del finto liberismo che ha ispirato l'epoca della finta de-statalizzazione dei servizi, si è scelto  di privatizzare senza liberalizzare, consentendo così profitti da monopolisti senza il contrappeso di una vera competizione che spingesse a maggiori investimenti e alla riorganizzazione funzionale della rete ferroviaria. Ma i mali finanziari e strutturali ereditati dal passato non hanno tardato a venire al pettine e così Trenitalia, da un po' di tempo a questa parte, ogni anno prova a tagliare i rami secchi o meno redditizi. Mentre l'allarme si ripropone dunque con cadenza periodica, il contesto generale diventa però sempre più grave, perchè i tagli dei trasferimenti statali alle regioni azzoppano vistosamente la rete territoriale del trasporto su ferro, mentre la crescita notevole degli scali aeroportuali pugliesi non è ancora accompagnata da una minima messa in rete per consentire al passeggero, come avviene nei posti civili, di arrivare al check-in senza farsi accompagnare in auto.

Tant'è. Si arriva dunque inevitabilmente alle mobilitazioni, alle campagne a tambur battente non prive di demagogia, ai doverosi atti istituzionali, fino alle interrogazioni parlamentari. Come quella che Teresa Bellanova, del Partito democratico, ha rivolto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per sapere cosa si intende fare concretamente per evitare che il Mezzogiorno venga penalizzato. Contestualmente, l'esponente democratica, suggerisce la convocazione di un tavolo interistituzionale. Una questione che il nuovo titolare del dicastero si troverà ad affrontare, insieme a tante altre. Ma c'è un'altro interrogativo sul quale bisogna interrogarsi, ed è banale: perchè ogni anno si ripropongono le stesse questioni?  Di questo passo il Salento rischia di rimanere non solo a piedi ma con il sedere definitivamente per terra.

 

La senatrice Adriana Poli Bortone -9-2 Adriana Poli Bortone presenta un’interrogazione in Senato 

La senatrice Adriana Poli Bortone ha presentato in Senato un’interrogazione rivolta al ministro competente ma anche al presidente del Consiglio, Mario Monti (firmata anche dai colleghi Viespoli, Centaro, Ferrara, Fleres e Castiglione). Il testo è sostanzialmente analogo a quello di Teresa Bellanova, depositato alla Camera dei deputati, ma contiene un esplicito riferimento alle liberalizzazioni nel settore dei trasporti ferroviari come alternativa ai passi indietro annunciati da Trenitalia.

Il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, da parte sua, invita le istituzioni e i partiti politici alla mobilitazione unitaria, senza distinzioni: “La mia proposta è quella di aderire al sit in organizzato dal sindacato venerdì prossimo in modo unitario da parte delle forze politiche, sociali e istituzionali perché così facendo la voce del territorio potrà essere in grado di incidere e di far cambiare le nuove scelte di Trenitalia che penalizzano pesantemente le popolazioni leccesi e salentine”.

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