Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Elezioni, la proposta: tornare al sorteggio pubblico per i 400 scrutatori

In vista della consultazione elettorale, Lecce Bene Comune chiede di ripristinare il metodo usato fino al 1995, prima della chiamata diretta: "Affermiamo la trasparenza eliminando ogni discrezionalità". Il compenso è di 120 euro

Foto di archivio.

LECCE – Entro il 30 gennaio la commissione elettorale del Comune di Lecce – formata da Fiorino Greco (Pdl), Bernardo Monticelli Cuggiò (Fli) e Saverio Citraro (Lecce Bene Comune) – deve provvedere alla nomina dei 400 scrutatori arruolato per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Ciascuno di loro percepirà un compenso di 120 euro, mentre per i presidenti di seggio la cifrà è di 150 euro.

Fino al 1995 si procedeva per sorteggio pubblico, dopo di che si decise di affidarsi alla chiamata diretta da un albo al quale si accede entro il 31 dicembre di ogni anno essendo in possesso dei seguenti requisiti: la residenza a Lecce e l’aver assolto agli obblighi scolastici ( diploma di scuola superiore se si vuol fare il presidente). La ragione per la quale si decise di cambiare metodo – spiegò lo scorso anno a questo giornale lo stesso Fiorino Greco, allora assessore agli Affari generali – stava nel fatto che alcuni degli estratti a sorte rinunciavano all’incarico all’ultimo momento, mandando in tilt la macchina organizzativa: “Cercheremo di individuare chi non ha lavoro, agevoleremo soprattutto i disoccupati, che in questo modo potranno guadagnare qualcosa”. I prescelti, secondo la legge, ricevono la notifica della nomina entro il 15esimo giorno precedente le elezioni e possono rinunciare nelle 48 successive.

Alla luce di questa premessa non sembra avere molte chance di essere accolta la proposta di Lecce Bene Comune di tornare all’estrazione pubblica: “L’esercito degli scrutatori scalpita per un posto ma niente sorteggio:  “E’ da tanti avvertita, infatti, l'importanza di affermare anche in passaggi come questo il valore della trasparenza eliminando ogni impropria discrezionalità che, anche quando esercitata in buona fede, determina inevitabilmente disparità di trattamento”. Sono parole di Carlo Salvemini che ha messo in evidenza come il sorteggio non sia una trovata originale, ma una consuetudine in molte altre città d’Italia.

Conseguente l’invito rivolto alla commissione ad attenersi ad un criterio di chiamata casuale “dando priorità a studenti, disoccupati e garantendo equilibrio di genere”. Per ovviare al problema delle rinunce, basterebbe, se davvero lo si volesse, sorteggiare anche un elenco di “riservisti”.

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