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Dal carcere finiscono sul palco di un teatro. Detenuti diventano attori

Nella serata di lunedì, un gruppo ospitato nel carcere di Borgo San Nicola reciterà nello spettacolo "L'ultima cena di Alfredo Traps". In otto hanno preso parte a un laboratorio, che si è tenuto all'interno dell'istituto penitenziario

Un momento dell'incontro in carcere.

LECCE – Sembra quasi richiamare il film “Cesare non deve morire” dei fratelli Taviani, girato nel carcere di Rebibbia, il progetto realizzato da un gruppo di detenuti leccesi. Saliranno sul palco del teatro, perché il  carcere di Lecce si apre alla città grazie allo spettacolo “L’ultima cena di Alfredo Traps” del laboratorio teatrale Io Ci Provo.

Andrà in scena lunedì 6 ottobre, alle 21, al teatro Paisiello di Lecce. Protagonisti saranno otto detenuti dell’istituto penitenziario, che avranno la possibilità di uscire dal carcere e raggiungere l’antico teatro per svolgere un’attività lavorativa retribuita, come dei veri attori. L’iniziativa è stata presentata questa mattina nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce.  All’incontro hanno preso parte anche la direttrice del carcere, Rita Russo, il comandante della polizia penitenziaria, Riccardo Secci e Fabio Zacheo, coordinatore dell’area rieducativa, assieme agli attori del laboratorio.

 “È la prima volta – spiega  Paola Leone, regista dello spettacolo e membro della compagnia Factory Transadriatica - che si aprono le porte del carcere di Lecce per una attività che verrà realizzata all'esterno della struttura. Un percorso ragionato reso possibile grazie al coinvolgimento degli agenti di polizia penitenziari e dei detenuti. l’obiettivo finale non è quello di far diventare i detenuti degli attori, ma  cambiare se stessi attraverso la cultura, “reinventare” se stessi. Il nostro sogno, ‘abbracciato’ anche da Lecce 2019, è quello di ristrutturare il teatro all'interno del carcere e aprirlo alla città”.

“La città di Lecce – ha detto il sindaco Paolo Perrone - ringrazia tutti i protagonisti che hanno contribuito a questa esperienza. La casa circondariale è parte integrante della città. Da un po' di tempo a questa parte si è aperta verso l'esterno; con il progetto ‘Made in carcere’ abbiamo costruito i gadget della nostra candidatura. Questo è un luogo che da un punto di vista fisico e concettuale è immaginato chiuso, ma concentrato verso l'esterno. Ci sono persone che si stanno mettendo in gioco per reinventarsi. Stiamo puntando a una ‘Eutopia’. Il nostro obiettivo è quello di ridurre sempre meno le distanze dal luogo in cui ci troviamo a quello che immaginiamo. Spero che questa esperienza ci dia una spinta per ottenere il titolo di Capitale Europea della Cultura”.

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