Spiagge libere attrezzate e meno stabilimenti: un piano per un litorale sostenibile

Tra erosione e pressione indiscriminata dell'uomo, il tema degli stabilimenti sull'arenile leccese: marina per marina, le ipotesi per il futuro. L'assessore Rita Miglietta: "Un modello senza soffocare le imprese"

Una spiaggia a San Cataldo.

LECCE - Nel percorso di avvicinamento alla versione definitiva del piano comunale delle coste, l’assessore all’Urbanistica, Rita Miglietta, ha fatto il punto della situazione nelle commissione presieduta dal consigliere Lorenzo Ria.

In un quadro di forte preoccupazione per l’erosione costiera in atto e per interventi dissennati fatti in assenza quasi totale di strumenti di pianificazione, l’intenzione dell’amministrazione comunale è di “farsi carico della contingenza e costruire un modello per il futuro”. Detto sempre con le parole dell’esponente della giunta Salvemini, l’obiettivo è quello di andare verso “un uso sostenibile del litorale, senza soffocare le imprese balneari e garantendo ai cittadini l’accessibilità alle spiagge”.

Non ci sarà, insomma, alcun integralismo alla base delle scelte del governo cittadino, ma la consapevolezza di doversi adeguare all’inesorabile avanzare della natura con scelte che da una parte tengano insieme i diversi interessi in campo e dall’altra si conformino alla normativa vigente: tanto per fare un esempio, all’obbligo di garantire almeno il 60 per cento di costa utile per spiagge pubbliche.

Nelle previsioni dell’assessore Miglietta, messe nero su bianco dopo aver colmato con studi specialistici le lacune documentali emerse negli anni precedenti (mancava, tra l’altro, la relazione geomorfologica), le concessioni (per stabilimenti e spiagge pubbliche attrezzate) potrebbero essere una dozzina in meno delle 68 ipotizzate dall’amministrazione Perrone (28 esistenti più altre 40), ma la differenza più che quantitativa sarà sostanziale con la netta prevalenza della tipologia della spiaggia libera con servizi, che è un’attività di impresa a tutti gli effetti, ma che implica un allestimento molto meno invasivo.

Un’attenzione particolare sarà riservata anche alle richieste di concessioni per attività sportive che si dimostrano al medesimo tempo sostenibili e foriere di un indotto economico e che negli ultimi anni hanno manifestato un crescente bisogno di spazi. Semaforo giallo invece per le istanze di tipo esclusivamente commerciale (chioschi) alle quali sarà destinato, dove possibile, lo spazio pubblico attrezzato al posto del demanio.

Ad oggi lungo i circa 21 chilometri di costa di competenza del territorio sono 28 le concessioni in essere. L’amministrazione precedente, a partire dal 2013, aveva preparato un piano che è incorso però in richieste di approfondimenti e di pareri negativi degli enti coinvolti nella pianificazione e che non è mai giunto a compimento. Ma intanto sono anche cambiate le coordinate di base perché la lunghezza di “costa utile” (al netto cioè di zone militari, oasi naturali e aree a elevata criticità) è inferiore a quella stimata negli anni passati quando comunque già vi era contezza dell'incidenza dell'erosione costiera: nel maggio di quattro anni addietro l'allora assessore Severo Martini dichiarava "fuori uso" un terzo del litorale.

Partendo da nord e scendendo lungo il litorale leccese, la situazione, che comunque sarà oggetto come altri aspetti di un tavolo tecnico con la Soprintendenza e dunque passibile di modifiche e sviluppi, è la seguente: a Torre Rinalda dove sono in vigore tre concessioni per stabilimenti, la previsione della giunta precedente era di arrivare a cinque più tre per spiagge libere con servizi; secondo l’amministrazione Salvemini saranno sì possibili otto concessioni ma tutte nell’ambito della seconda tipologia.

A Spiaggia Bella dalle tre concessioni esistenti si passerebbe a sedici, tutte come spiagge libere con servizi mentre la pianificazione precedente prevedeva undici stabilimenti. Per Torre Chianca sono nove le concessioni demaniali ipotizzate, di cui una per stabilimento e le altre per spiagge attrezzate (oggi sono autorizzati cinque lidi). A Frigole si passerebbe dalle nove esistenti a sedici, di cui la metà come stabilimenti: in questo caso si ha coincidenza con la programmazione precedente anche se in alcune fattispecie si dovrà rivedere l’estensione (per legge non si possono superare i 150 metri), il che consentirà di recuperare pezzi di litorale per la pubblica fruizione. Un’altra novità riguarda la possibilità di una concessione in corrispondenza del bacino di Acquatina. A San Cataldo, infine, le otto concessioni attuali diventeranno sette, di cui tre come stabilimento e le altre quattro come spiagge libere con servizi.

Il tutto, infine, andrà inquadrato nella disciplina delle concessioni che, secondo le direttive europee, a partire dal 2020 dovranno passare tutte per una procedura di evidenza pubblica (e non con un semplice "rende noto"), sempre che non si trovi una soluzione politica per rispondere alle pressioni dei balneari che premono per una proroga delle concessioni attualmente vigenti.

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