Spinelli a scuola? Nella ricetta di Antigone prevenzione e dialogo

Nei giorni scorsi carabinieri e unità cinofile tra i banchi, a Casarano. Ma per l'associazione la questione è di tipo culturale e non repressivo

Foto di repertorio

LECCE – Nei giorni scorsi è stato sollecitato l’intervento dei carabinieri in una scuola di Casarano, con l’ausilio di una unità cinofila, per contrastare il fenomeno del consumo di “spinelli”.

Prendendo spunto da questo episodio, Maria Pia Scarciglia, presidente regionale di Antigone – associazione impegnata per l’affermazione dei diritti e della garanzie nel sistema penale – ha inviato un commento più ampio sulla questione del proibizionismo, della prevenzione, dei modelli educativi, che di seguito pubblichiamo:

“Nelle scuole italiane, da qualche tempo, non entrano solo gli studenti ma anche le unità cinofile  che,  con  tanto di agenti in divisa e bei cagnoni stretti al guinzaglio,  operano alla ricerca di sostanze stupefacenti nelle aule  e in tutti i locali di libero accesso degli studenti.  Singolare scelta quella dei cani antidroga nelle scuole,  così avranno pensato  gli studenti interessati dai controlli che,  nel bel mezzo delle lezioni,  sono stati costretti ad allontanarsi dalle aule per far posto a perquisizioni e a ispezioni a tappeto”.

“E’ accaduto pochi giorni fa,  nella città di Casarano, dove un preside, di fronte alle problematiche relative al consumo degli studenti, ha pensato bene di far intervenire in classe le forze dell’ordine e lo spettacolo, a nostro avviso osceno, è stato garantito. Perquisizioni  e dimostrazione di potere sui ragazzini a cui sono  seguite denunce e sequestri  per pochi grammi di cannabis”.

“Dispiace e lascia perplessi la scelta del dirigente scolastico di chiamare le forze dell’ordine senza, prima, convocare i genitori e parlare con loro di questi problemi,  cercando di coinvolgerli in un percorso guidato da tutoring  anche della Asl, visto che ogni anno viene redatto un catalogo sull’educazione alla salute in cui sono inclusi interventi nelle classi”.

“La scuola italiana è da anni abbandonata sempre più a se stessa,  costretta a peripezie non da poco pur di far quadrare i propri bilanci.   Qui,  però,  la questione è un’altra e l’onestà intellettuale ci impone di fare una ulteriore riflessione sempre in tema di scuola. Da tempo,  i progetti di comunità intesi come prossimità, informazione ed educazione sono stati ridotti o trascurati per lasciare il posto ad interventi delle forze dell’ordine,  in tema  di legalità. Ma la legalità non può e non deve essere intesa solo come rispetto delle leggi ed osservanza dei precetti. La legalità è conoscenza dei fenomeni che ci circondano, è potenziamento dei servizi di prevenzione,  è  riduzione del danno,  è un percorso comune che deve coinvolgere le parti ed i diversi attori del territorio: minori, famiglie, scuole, enti pubblici e privato sociale”.

“Invero, quello che succede nelle scuole italiane, dove sono tanti i presidi che hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine,  altro non è che il frutto di una cultura fortemente repressiva e proibizionista, che ha eliso ed abbandonato da tempo quei principi cardine della  vera “ buona scuola”: dialogo, confronto, educazione e informazione. Ci chiediamo, come mai, nel 2016,  non esista una cultura tra gli adulti che permetta di affrontare in altro modo questi fenomeni legati al consumo al rischio  e come mai un dirigente d’istituto, si sia arreso proprio nella sua opera educativa”. 

“Come cittadini e come genitori dovremmo reagire dinnanzi a questi paradigmi educativi che nulla hanno a che fare con l’ educazione  e tentare di ricucire il trauma che quei ragazzini hanno vissuto in quelle ore  a scuola, nella loro scuola.  Il mondo degli adulti  sembra essersi arreso di fronte a questioni che concernono lo stile di vita dei giovani. Il mondo è cambiato velocemente e gli adulti non sempre comprendono il linguaggio e la filosofia dell’universo giovanile. Questo crea distacco e  gap comunicativi tra adulti e minori, tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti. Forse è arrivato il momento di pensare di più di fronte a certi problemi, condividere di più, tornare a riflettere sulla urgenza di educare più che punire”.

“Siamo in tanti a non volere che le sostanze stupefacenti entrino e circolino nelle scuole e l’associazione Antigone è stata tra i primi ad avere voluto l’abrogazione della legge Fini Giovanardi  perché responsabile di aver criminalizzato i giovani consumatori, riempiendo in maniera esponenziale, le carceri italiane. Crediamo, senza ideologismi, che l’attuale legge sulla droga sia sbagliata e fuori dal tempo, perché incarcera e stigmatizza le fasce più deboli della popolazione esponendo i consumatori al pericolo del mercato illegale e di conseguenza al rischio della salute”.

“Riteniamo  che la droga  sia più una questione di salute e non solo penale.  Per questo, pensiamo che,  la situazione globale richieda un cambio radicale, destinando le risorse per il contrasto e la repressione di sostanze stupefacenti in programmi di prevenzione, informazione, educazione e riduzione del danno. Occorre creare prassi condivise, coscienza e conoscenza, modifica delle norme legislative come hanno fatto altri paesi: Spagna, Portogallo, Uruguay e alcuni stati degli Usa”.

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“Ripartire dal territorio, dalla comunità e dalle scuole cercando di fornire ai nostri studenti i migliori strumenti d conoscenza e crescita, evitando di replicare scene come quelle che abbiamo visto in molte scuole d’Italia creando una cultura che includa, responsabilizzi ed allontani fisiologicamente lo spaccio nelle scuole, nei quartieri e nelle nostre città”.

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