Contrasto alla prostituzione: "Cartelli inutili e dannosi per il valore delle case"

Dallo Sportello dei Diritti l'auspicio di una pronta rimozione delle indicazioni sull'ordinanza comunale in vigore nella zona della stazione

Uno dei cartelli in zona stazione.

LECCE – In una città a vocazione turistica, come è Lecce, sono consoni i cartelli comunali che richiamano l’ordinanza per il contrasto alla prostituzione? La domanda la pone Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello di diritti, che auspica la rimozione delle indicazioni stradali e che pone in rilievo anche un aspetto economico da tenere in considerazione, quello cioè che la “fama” di un quartiere faccia perdere valore commerciale agli immobili.

L’ordinanza del sindaco Paolo Perrone risale al settembre del 2015 e interessa sostanzialmente la zona nei dintorni della stazione ferroviaria, nello specifico via Don Bosco, via Veneto, via Montello, via Lombardia, via Martiri d’Otranto, via Piemonte, via Montegrappa, via Orsini Ducas, via Diaz, via De Angelis, via De Jacobis, via Rudiae, piazzale Rudiae, via Lequile, via Massaglia, via Vecchia Carmiano.

Comportamenti sanzionabili con una multa da 300 euro sono considerati sia atteggiamenti che inducano a pensare che si stia esercitando la prostituzione, che in Italia non è comunque reato, sia le eventuali trattative per prestazioni sessuali. D’Agata giudica fallimentari gli esiti di quella ordinanza, alla luce di ciò che avviene tutti i giorni, e sollecita un’attività di controllo quotidiana e un’azione repressiva nei confronti degli sfruttatori.

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