Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Stallo nella costruzione del 4° lotto del Ferrari. Casciaro sollecita Asl

14 milioni di euro per un progetto vecchio di 10 anni, ma i lavori sono in ritardo. Il Comitato cittadino dell'ospedale sollecita una risposta dall'azienda sanitaria

CASARANO – Due richieste d’incontro per far luce sui lavori – mai iniziati – di costruzione del 4° lotto dell’ospedale Francesco Ferrari di Casarano. Due missive inviate, nel giro di poco tempo, all’indirizzo del direttore generale della Asl di Lecce, Silvana Melli, cadute però nel vuoto.

Il mittente, Claudio Casciaro, già presidente del Comitato pro Ferrari, si dice amareggiato: “Non capiamo le ragioni di questo silenzio, se sia voluto oppure legato a lungaggini burocratiche. Ci spiace, tuttavia, dover programmare azioni di protesta più eclatanti per farci ascoltare; esiste invece la possibilità di mantenere un dialogo proficuo con i cittadini ed i pazienti che rappresentiamo. È una questione di rispetto”.

Il Comitato aveva chiesto di poter incontrare il responsabile del progetto dei lavori di completamento ed adeguamento a norma delle strutture del presidio ospedaliero di Casarano, l’ingegnere Antonio Leo. Lo scopo? Capire i motivi alla base del ritardo sulla cantierizzazione del 4° lotto dell’ospedale, come da delibera Asl 1731 del dicembre scorso.

Ruspe e macchinari si sarebbero già dovuti mettere all’opera agli inizi del mese, ma i giorni passano e non c’è l’ombra del cantiere. Che fine ha fatto, dunque, quel progetto finanziato con 14 milioni di euro e vecchio di 10 anni? È dai tempi della prima giunta regionale guidata da Nichi Vendola, infatti, che si parla della costruzione di un padiglione destinato ad ingrandire ed ammodernare il nosocomio.

Il progetto ha attraversato tre governi regionali per poi rimanere, allo stato attuale, un bel disegno su carta. “In quel padiglione, immaginato secondo i criteri normativi anti-sismici ed antincendio, dovrebbero essere trasferite le unità operative attualmente locate nel 2° lotto: quindi medicina, cardiologia, geriatria – precisa Casciaro -. Se non si procede alla posa della prima pietra, quei milioni di fondi pubblici rischiano di andare perduti. Non possiamo permettere che sulla vicenda cali il silenzio”.

Alla cifra vanno aggiunti gli altri 10 milioni di euro (derivanti dal finanziamento Fesr Fes, se il progetto viene approvato) destinati alla costruzione di un padiglione interno all’ospedale dove troverà alloggio il distretto socio sanitario. “Attualmente i servizi del distretto sono erogati nei locali di via Spagna, per i quali è richiesto un affitto di circa 140 mila euro l’anno. Questo dispendio di risorse pubbliche mi sembra fuori da ogni logica”, puntualizza ancora Casciaro.

“La realizzazione di queste due strutture, perfettamente allineate ai parametri di sicurezza nazionale, andrebbe ad ingrandire ulteriormente uno dei distretti socio sanitari più grandi della provincia di Lecce che conta già 16 reparti – aggiunge il presidente -. Il Ferrari di Casarano, anche in base al decreto ministeriale 70 del 2015, ha tutte le carte in regole per diventare ospedale di 1° livello. Il governo regionale, invece, sembra seguire logiche di tipo propagandistico elettorale nell’operare le sue scelte in tema di sanità”.

Il Comitato continua ad opporsi, in buona sostanza, all’impianto del piano di riordino ospedaliero ed ha già trasferito la sua battaglia nelle aule del Tar, presentando un apposito ricorso. Tra le corsie ed i reparti del nosocomio recentemente si è anche visto Giancarlo Ruscitti, direttore del dipartimento regionale Politiche della Salute, intervenuto su richiesta dello stesso comitato.

“Il dirigente è rimasto colpito dalla grandezza del nosocomio e dalle sue eccellenze e ora spetta alla Regione valutare il da farsi – conclude Casciaro- . Ci auguriamo che da Bari prendano in considerazione la vocazione del territorio: Casarano è una città destinata ai servizi, diversamente dalla turistica Gallipoli, e serve un considerevole bacino d’utenza. Parliamo del secondo ospedale più importante, dopo il Fazzi di Lecce, che ora rischia di essere declassato a livello base. Emiliano in questo periodo ci sembra piuttosto impegnato, ma ci sono 15 sindaci salentini che ancora attendono di confrontarsi con lui sul settore cruciale della sanità”.

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