Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Stop alla raccolta rifiuti, i lavoratori s'incatenano

Continua il balletto di responsabilità tra Comune e Geotec ambiente su chi debba pagare le mensilità arretrate da marzo. Operatori ecologici a rischio di sfratto, iniziano uno sciopero ad oltranza

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MELISSANO - Continua il balletto di responsabilità tra Comune e Geotec ambiente su chi debba pagare le mensilità arretrate da marzo. Operatori ecologici a rischio di sfratto, iniziano uno sciopero ad oltranza. Quella degli operatori ecologici di Melissano, che da mesi lavorano senza ricevere lo stipendio dalla ditta Geotec ambiente srl, è una vicenda che si trascina da tempo, nel più assoluto silenzio delle istituzioni e seguendo un copione pressoché identico: dalle proteste dei lavoratori fino alle promesse del Comune di Melissano o della stessa ditta, del pagamento immediato di tutte le retribuzioni mancanti.

Salvo, poi, procedere per acconti che non coprono la cifra totale e certamente non servono alle famiglie costrette a vivere con l´incubo dello sfratto e, letteralmente, della fame. Così dopo l´ennesima replica di una scena che non serve a nessuno e l´ennesimo rimpallo di colpe e responsabilità tra l´amministrazione di Melissano e la ditta partecipata dal Comune che gestisce in appalto il servizio, i lavoratori hanno scelto la forma più plateale di dissenso: dal 16 giugno hanno incrociato definitivamente le braccia per uno sciopero che continuerà ad oltranza, mentre alcuni di loro si sono incatenati all´ingresso del palazzo comunale.

Giorno dopo giorno, le mensilità accumulate sono arrivate a quattro (quattordicesima compresa) e l´ultima promessa di pagamento, datata 15 giugno, è stata decisamente troppo anche per loro: "E il bello è che non si sa ancora chi abbia ragione - spiega Cosimo Scarlino del Fapis - tra Geotec, che scarica le colpe sul Comune inadempiente sui canoni da giugno 2010 in poi, e il sindaco di Melissano, Roberto Falconieri che si giustifica dicendo che avanza dal Governo la seconda rata del contributo che spetta ai comuni, per l´ammontare di 1 milione e 200 mila euro".

In realtà, secondo Scarlino, "i Comuni sono obbligati a spendere per la raccolta dei rifiuti, l´intera cifra raccolta con la Tarsu che pagano i cittadini, senza, ovviamente, destinare quei soldi ad altri scopi". Nel frattempo, però, l´elenco delle persone rimaste al "verde" si è allungato, arrivando a comprendere anche il delegato sindacale, Antonio Serra, improvvisamente licenziato dall´azienda e prontamente reintegrato su disposizione del giudice, ma che da gennaio in poi non ha più visto un soldo sul suo stipendio.

Per tutte queste motivazioni, il sindacato Fapis ha inviato una comunicazione alle istituzioni territoriali compenti, al Comune di Melissano, alla Provincia e alla Prefettura di Lecce fino alla Procura della Repubblica, invitandole a intervenire con urgenza su una vertenza dai contorni drammatici anche per quanto riguarda gli aspetti igienico sanitari e di sicurezza sul lavoro.


"Nei cantieri di lavoro, ubicati a ridosso del campo di calcio comunale, non ci sono docce, bagni né spogliatoi - denuncia il sindacalista - mentre gli stessi camion per la raccolta sono sprovvisti di maniglie, così gli operatori sono costretti ad aggrapparsi ad una corda, un metodo a dir poco pericoloso".

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