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A Lecce maglia nera per il numero di sfratti. Il Sunia sollecita incontro in prefettura

Il Sindacato degli inquilini chiede un tavolo presso gli uffici di viale XXV Luglio, per ridiscutere i termini delle richieste di sfratto nei confronti dei cittadini leccesi: nel 2014 sono state oltre 20mila. Dall’organizzazione, intanto, chiedono delucidazioni su quei 4 milioni di euro stanziati dalla Regione per il restauro di alloggi

Foto di archivio

LECCE  - La pubblicazione dei provvedimenti di sfratto, a cura del Ministero dell’Interno, farebbe di Lecce ancora una volta la città al primo posto in Puglia con ben 20mila e 23 richieste di nel 2014, di cui 432 già eseguite. Sono sempre più numerose le famiglie destinatarie del provvedimento di esecuzione di sfratto e che sono costrette quotidianamente a chiedere all’Ufficio casa un alloggio popolare o casa parcheggio. Il Sunia di Lecce, il Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari, conferma le annose preoccupazioni divulgate alla stampa in più occasioni. Ora, però, chiede la convocazione urgente in prefettura.

 “Apprendiamo al riguardo dagli organi d’informazione che, tra qualche giorno, si consumerà l’ennesimo sfratto per morosità incolpevole ai danni di una famiglia con minori a carico impossibilitata a pagare il canone di affitto, già destinataria del provvedimento di escuzione coatto.  La fotografia degli sfratti fornita dal ministero  rappresenta una situazione di crescente disagio sociale che riteniamo preoccupante e non più tollerabile, soprattutto se si considera che, tra le numerose famiglie destinatarie del provvedimento di sfratto esecutivo, vivono anziani, portatori di handicap, figli minori o malati”, fanno sapere i portavoce del sindacato.

I referenti locali del Sunia vedono  nella Caritas e nella Diocesi di Lecce le uniche agenzie sociali che avrebbero, a loro dire, manifestato attenzione al disagio abitativo. “Bisogna prendere atto della necessità di inserire le “politiche sociali” tra le priorità del governo locale della città, con l’obiettivo di dare, a breve e medio termine, risposte concrete alle famiglie. Pensiamo sia indispensabile distinguere due piani: quello dell’emergenza rispetto al quale è indispensabile l’intervento dei servizi sociali del Comune, deputati in primis a dare risposte concrete e immediate, e quello riguardante il cosiddetto “Piano casa” che prevede la programmazione dell’edilizia residenziale pubblica nel quale contenere soluzioni di più vasta portata per poter rispondere al fabbisogno di alloggi popolari occorrenti nella nostra città”.

Per i portavoce locali del sindacato, Palazzo carafa avrebbe eseguito, fino ad ora, solo interventi di esproprio dei suoli di proprietà dell’Ex Iacp di via Bari, destinati alla realizzazione di alloggi per realizzare il mercato bisettimanale, “peraltro contestato dagli stessi operatori ambulanti”.  “Ha approvato – proseguono-  inoltre un piano di valorizzazione del proprio patrimonio abitativo per alienare immobili per poi richiedere la variazione di destinazione d’uso al solo scopo di poter fare cassa anziché ricercare e individuare quelli più idonei da ristrutturare e soddisfare le esigenze dell’edilizia abitativa”.

In questi giorni, hanno datto sapere dall’organizzazione sindacale, la Regione Puglia ha stanziato un importo di 4 milioni di euro per la ristrutturazione di circa 150 alloggi popolari da destinare alle persone meno abbienti. Ma lamentano altresì il fatto che, almeno fino ad oggi, nessun contatto sarebbe avvenuto tra gli enti amministrativi e il Sunia. Quest’ultimo, intanto, chiede la convocazione di un incontro presso gli uffici della prefettura leccese, per rinviare gli sfratti.  

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