Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

"Scalo di Surbo, emblema del malcostume". Affondo degli industriali in cerca di soluzioni

L'appello degli industriali per ottenere la gestione dell'infrastruttura, del tutto abbandonata, è stato ribadito alle istituzioni nel corso di una conferenza stampa. Pressioni sul ministro Lupi, ma l'imprenditore De Martino suggerisce strategie alternative e alleanze commerciali

LECCE – "Un esempio eclatante del malcostume italiano e del ben noto spreco di denaro pubblico": così il presidente vicario di Confindustria Lecce, Vito Margiotta, riassume l’incredibile vicenda dello scalo ferroviario di Surbo. L’infrastruttura che potrebbe servire efficacemente le imprese locali, collegando il nodo leccese con gli altri hub regionali (Taranto, Bari e Foggia) è completamente inerte. E questo perché Ferrovie dello Stato,  proprietario della struttura realizzata nel corso degli anni ’80 ’90, ha di fatto rinunciato a rendere operativa la struttura e continua ad accollarsi le spese passive del suo progressivo deterioramento.

“Neppure ci interessa chi andrà a gestire lo scalo, l’importante è che non rimanga chiuso e che la questione non finisca nel dimenticatoi – ha aggiunto Margiotta -. Ed in mancanza di alternativa, siamo pronti ad occuparcene noi”.

L’appello, già lanciato nei giorni precedenti dall’associazione degli industriali, è stato ribadito nel corso di un incontro tenuto con le istituzioni presso la sede sociale di via Fornari. L’allarme, che ha raccolto un’immediata risonanza mediatica, non sembrerebbe aver fatto breccia, però, nel cuore dei parlamentari salentini. Almeno a giudicare dalla risicata partecipazione all’incontro odierno, commentata con amarezza dai vertici di Confindustria.

I presenti (l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, il deputato Pd Salvatore Capone, il vicepresidente vicario del gruppo regionale Pdl/Fi, Erio Congedo e il consigliere regionale Donato Pellegrino) non hanno potuto far altro, dunque, che ribadire il proprio sostegno alla battaglia portata avanti dagli industriali, richiamando i colleghi a far quadrato intorno ad una questione “cruciale” per lo sviluppo economico di un territorio imponente: 1 milione e mezzo di abitanti, 100 mila imprese rischiano di essere completamente tagliate fuori dalla nuove geometrie della logistica internazionale.

Relegate nel perimetro salentino, destinate al confino (dunque) e costrette a ripiegare sul trasporto su gomma, in barba a tutti i moniti dell’Unione Europea (e del buon senso). “La logistica rappresenta la scommessa su cui si gioca il futuro dell’area industriale leccese. E senza azioni concrete, il Sud dell’Italia continuerà a pagare il prezzo salato della sua emarginazione”, hanno spiegato i vertici dell’associazione, Vito Margiotta, Antonio Corvino e Piernicola Leone De Castris. Senza trascurare il triplice vantaggio dell’operazione: sostenibilità economica; minor impatto ambientale (emissioni ridotte di un decimo se è vero che il carico di un treno equivale a quello di quaranta tir); aumento della sicurezza sulla strada dovuto al minor intasamento dei mezzi pesanti.

confindustria 001-3L’Associazione degli industriali ha ripercorso le tappe della trattativa (ormai sfumata) con Trenitalia, presentando le due proposte commerciali tese a superare lo scoglio della sostenibilità economica, contemplando un reddito per Fs. La prima proposta era volta ad affittare la struttura per sei mesi, pagando un canone annuale di 400mila euro e una seconda, che questa volta contemplava la possibilità di  all’acquisto dell’infrastruttura il cui valore è stato fissato a 3 milioni di euro, pagando 800mila euro per sei anni, con possibilità di aumento fino al 50 percento nei sei anni successivi.

Le trattative, che hanno visto la partecipazione anche di altre aziende collegate al gruppo (come ricordato dall’assessore Capone), si sono interrotte inopinatamente a fine febbraio, e Trenitalia si è offerta di valutare una locazione con canone annuale di 200mila euro. Fermo restando la necessità di indire una gara pubblica, sia nel caso dell’affitto, che nel caso della vendita. “Ora Ferrovie dello Stato o chi per lei dovrebbe farci conoscere i termini e le date di questa gara pubblica, perché non può diventare un alibi per non far nulla”. L’interlocutore individuato per reclamare l’utilizzo della struttura, evidenziando le profonde contraddizioni di una struttura realizzata mediante un cospicuo finanziamento pubblico e non più al servizio del territorio, è il governo, nella persona del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.

confindustria 004-3Su questo nome le opinioni dei presenti sono state del tutto convergenti. Eccetto quella dell’ingegnere campano Placido De Martino, direttore commerciale della Italian Brakes (Ib), società che produce sistemi frenanti per i treni, partecipata  da Luigi Bisignani, per suggerire un indirizzo diverso: “Lupi non è l’interlocutore adatto perché non è lui che decide. Decide solo il mercato, decidono le lobby”. L’industriale ha aggiunto che ci sarebbero due soluzioni: mettersi d’accordo con l’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, avanzando alcune proposte. Per esempio chiedendo a Fercredit (del gruppo Fs) di finanziare il progetto, oppure proponendo di aprire un consorzio in cui far entrare Trenitalia Cargo.

La scelta contraria, cioè quella di arrivare ad uno scontro diretto con Moretti, passerebbe da una alleanza con Montezemolo e Della Valle. L’imprenditore napoletano ha inoltre parlato dell’esistenza di una presunta ‘black list’ di aziende che Ferrovie dello Stato intenderebbe ostacolare, impedendo loro di partecipare alle gare. De Martino, nel suggerire alleanze commerciali nell’ottica di una strategia alternativa, ha voluto  sottolineare un presunto “legame forte” dell’ ad di Ferrovie dello Stato con le multinazionali americane e con la massoneria a stelle e strisce. Una presunta commistione di interessi che, sulla base di quanto affermato, non sarebbe da sottovalutare e che renderebbe poco efficace, quindi, l’appello rivolto al solo ministero dei Trasporti  e delle Infrastrutture.

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