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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica

Masseria Ghetta, sit-in contro l’impianto di compostaggio dei rifiuti

Manifestazione indetta dal Movimento regione Salento, ma con la partecipazione anche di Trio e Taurino, sindaci di Surbo e Trepuzzi. “Realizzarlo qui non è pensabile”

LECCE – Come si sia arrivati alla definizione di Masseria Ghetta, quale località prescelta per aprire un impianto di compostaggio dei rifiuti, dopo una serie di botte e risposte fra il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, e quelli dei limitrofi comuni di Trepuzzi e Surbo, Giuseppe Taurino e Ronny Trio, fortemente contrari, l’ha spiegato di recente l’Ager con una sua nota, ricostruendo il lungo e travagliato iter (qui tutta la cronistoria). Ma le polemiche non si sono spente, così come l’opposizione di chi rifiuta il progetto. Ed è di oggi, a tale proposito, un sit-in di protesta organizzato dal Movimento regione Salento con il suo presidente (nonché consigliere regionale de La Puglia domani) Paolo Pagliaro in testa.

“Un impianto qui non è pensabile, senza se e senza ma”, ribadiscono in coro gli attivisti di Mrs, contestando il fatto che sarebbe costruito a ridosso di centri abitati e non lontano da siti particolari, come la storica abbazia di Cerrate e la marina di Casalabate. Alla manifestazione, peraltro, si sono presentati anche Taurino e Trio, altri amministratori salentini, associazioni ambientaliste, semplici cittadini. “Quando non si ascoltano le comunità, questi sono i risultati”, commenta Pagliaro, promotore nel settembre scorso di un’interrogazione in Regione.

“Da parte nostra, in Consiglio regionale abbiamo chiesto di rivedere il progetto alla luce delle esigenze del territorio. Abbiamo anche criticato aspramente il Piano regionale dei rifiuti”, aggiunge Pagliaro, definendolo “un piano da medioevo e che va rivisto nel suo complesso. Ci aspettavamo sicuramente una strategia differente in cui utilizzare i rifiuti come risorsa e non un problema. La gestione circolare, su tutte, è il nostro modello: viene utilizzata in tutta Italia e non capisco perché qui non si possa fare”.

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“Nella nostra idea non c’è spazio per i grandi impianti. Piuttosto – prosegue - pensiamo a micro impianti, a misura di comunità, ecocompatibili e che possono responsabilizzare al massimo ogni singolo comune. Facendo seguito anche ad alcuni incontro tenuti in Provincia, con l’assemblea dei sindaci che ha proposto altri siti alternativi, la nostra battaglia va avanti: i tempi e i modi per rimediare ci sono ancora”.

I sindaci Taurino e Trio, dal canto loro, hanno sollevato anche un altro aspetto, quello relativo alla matrice privata del progetto. “Secondo Ager e Comune di Lecce questo impianto s’ha da fare a tutti i costi. È una loro convinzione, ma non è la convinzione di tutti”, dice Trio. “È un’ipotesi che contrasta con gli interessi del territorio e degli operatori economici interessati. Ricordiamoci che siamo su un sito a forte vocazione turistica che un impianto simile rischierebbe di danneggiare in modo irreversibile”.

“Questo aspetto – prosegue Trio - lo abbiamo sollevato in tutte le sedi, anche a giugno scorso quando ho riunito gli operatori del settore e dinanzi al commissario Grandagliano. Non sono stato ascoltato, ma pazienza: noi andremo avanti. Intanto c’è da capire la natura di questo progetto che deve essere pubblico per avere accesso ai fondi del Pnrr, ma ad oggi l’unica ipotesi è quella di un’Ati privata”, conclude il primo cittadino di Surbo.

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“Questa è una battaglia bipartisan alla quale abbiamo aderito convintamente”, rilancia Taurino, primo cittadino di Trepuzzi. “Ringrazio per questo il consigliere Paolo Pagliaro perché alcune battaglie non devono avere colore politico. E questa è una di quelle. Trepuzzi e Surbo da questo impianto subirebbero un grave danno: impianto di cui noi non conosciamo nulla, se non una proposta di una società privata. Vorremmo capire, e vedere, qual è la proposta di Ager”.

“Siti alternativi ce ne sono eccome e li abbiamo prospettati in Regione, in Provincia e al Comune di Lecce: non si capisce perché ogni nostra proposta è stata sempre bocciata. Noi non abbiamo la sindrome di Nimby, si tratta semplicemente dire no ad una scelta irrazionale e non condivisibile. La presenza oggi - conclude Taurino - di tante associazioni, movimenti e cittadini ci incoraggia ad andare avanti e a non arretrare nemmeno di un centimetro”.

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