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La commissione della Camera: "Un approdo per più gasdotti". Insorgono Comitato e Sel

Stanno per iniziare gli incontri pubblici e il clima è rovente. Comitato No Tap: "Demagogia partecipata". L'VIII Commissione intanto dà parere favorevole alla ratifica dell'accordo e dice: "Individuato il punto, sia definitivo per altre infrastrutture". Sel chiede la sospensione

San Foca, scritte contro la Tap.

LECCE – Sì Tap, no Tap. S’inizia a fare sempre più fitto e delicato il dibattito sull’infrastruttura che il gruppo Trans Adriatic Pipeline intende costruire collegando Albania e sponde italiane. E al momento, come ampiamente noto, a livello di approdo finale è fortemente considerata zona San Basilio, un tratto di scogliera a ridosso di San Foca, marina di Melendugno. Attraversando come tratto finale l’Adriatico, il condotto, che si snoda dall’Azerbaigian allo Stivale per circa 800 chilometri, dovrebbe trasportare gas naturale.

Nei prossimi giorni, a partire proprio da domani pomeriggio, saranno previsti una serie di incontri istituzionali, aperti ai cittadini. Tutto questo mentre infuria la polemica politica. Il nuovo punto di partenza è il parere favorevole espresso ieri presso l’VIII Commissione della Camera (ambiente, territorio e lavori pubblici) alla ratifica dell’accordo fra Italia, Grecia e Albania, stipulato ad Atene il 13 febbraio scorso. Il trattato è stato già approvato dal Senato e da domani sarà al vaglio dell'aula di Montecitorio.

La Commissione, nelle sue considerazioni, rileva come “strategica l’infrastruttura in questione, sia sotto il contenimento della bolletta energetica nazionale” e sia “sotto i profili, altrettanto importanti, della sicurezza e della diversificazione delle fonti d’approvvigionamento energetico dell’Italia”. E questo anche in previsione di una sostituzione delle “fonti energetiche più inquinanti” con altre che lo siano meno.

Nel parere si evince anche come sia “ritenuto indispensabile che la procedura di valutazione d’impatto ambientale del progetto per la realizzazione del gasdotto Tap sia svolta nel modo più attento e rigoroso da parte dell’autorità competente”, vale a dire la commissione operante presso il ministero dell’Ambiente e per la tutela del territorio e del mare. E, “valutata positivamente la procedura di consultazione pubblica avviata dalla Regione Puglia” per individuare il “sito più idoneo per l’approdo del gasdotto Tap”, la Commissione si dice propizia all’opera, con due osservazioni.

La prima: si chiede alla commissione del ministero dell’Ambiente di segnalare al Governo “l’esigenza che la procedura di valutazione d’impatto ambientale da svolgersi in sede statale sul progetto per la realizzazione del gasdotto Tap sia svolta nel modo più rigoroso” e che “siano prese in attenta considerazione le risultanze della procedura partecipata in corso di svolgimento sul territorio” per individuare il sito migliore per l’approdo della parte terminale.

La seconda, quella per certi versi più importante: “Una volta individuato il sito in modo definitivo”, che questo sia considerato “come punto di arrivo anche di eventuali altri gasdotti internazionali che in futuro dovessero essere realizzati nell’area in questione”. Motivo: “Limitare al massimo l’impatto ambientale delle relative opere su un territorio fortemente antropizzato e fra i più belli e importanti del Paese, dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, qual è quello dell’area costiera della regione Puglia”.

Punto di approdo di eventuali altri gasdotti? La postilla ha fatto sobbalzare dalla sedia più di qualcuno. In primis il comitato No Tap, che sul fronte della difesa della costa sembra oggi più che mai battagliero. Tanto da definire, con un taglio palesemente sarcastico, “momento di demagogia partecipata” la serie di incontri istituzionali di cui s’è accennato e che inizieranno domani.

Prima tappa, oratorio di Borgagne, alle 14. Ma Quello di Tap e Regione, per il comitato, è un “tardivo e inutile processo partecipato”. Perché “è chiaro dal parere che arriveranno molti gasdotti nello stesso punto”.

E ricordano, gli attivisti, di aver “attivato un processo partecipato lungo tre anni, seguito da più di 100mila persone, coinvolgendo venti comuni, la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, associazioni del territorio e non, gruppi politici di tutti i colori, che hanno prodotto più di venti delibere comunali, delibere regionali, audizioni in commissione ambiente provinciale, in commissione ambiente regionale, in commissione Esteri e sviluppo economico della Camera, decine di manifestazioni e incontri pubblici, migliaia di articoli e servizi sui media regionali e nazionali”.

E poi ci sono “le osservazioni presentate per tutti e due i progetti sottoposti dalla Trans Adriatic Pipeline” e “un accurato dossier elaborato da esperti di indubbio valore”. In sostanza, “il processo di demagogia partecipata organizzato in quindici giorni e due incontri, mai potrà arrivare al coinvolgimento e alla consapevolezza di quello prodotto sul territorio da comitati e Comuni”. Fatto che ribadiranno proprio domani, annunciando di voler presentare ulteriore documentazione.

Intanto, anche dalla politica si alzano voci contrarie. Specialmente da Sel. Il deputato Toni Matarrelli ritiene che si debba procedere a una sospensione del progetto. Sinistra ecologia e libertà è contraria alla “ratifica del trattato sotteso al progetto, almeno in attesa che si ottengano le dovute autorizzazioni”.

“Per la parte italiana – dice Matarrelli -, è prevista la realizzazione di una condotta offshore lunga circa 45 chilometri, dal limite delle acque italiane alla costa, e una condotta onshore lunga circa 5 chilometri, dalla costa al terminale di ricezione, depressurizzazione e misura fiscale, nel comune di Melendugno, dal quale presumibilmente avverrà il collegamento alla rete nazionale di metanodotti Snam di Mesagne, opera della quale, a quanto ci è dato di sapere, ad oggi non esistono neppure indicazioni precise”.

“Abbiamo ritenuto urgente l'ottenimento di tale sospensiva, e precisamente dell'esame del procedimento in attesa del parere del comitato regionale di Via della Puglia, nonché del provvedimento obbligatorio e vincolante del ministero dell'Ambiente per aver rintracciato una fitta serie di gravi problematiche sottese alla questione”.

Per Matarrelli vi sarebbero “contraddizioni quanto alla strategicità del progetto, presentato come fondamentale per l'approvvigionamento del Paese mentre, a fronte di un consumo annuo di circa 78 miliardi di metri cubi, nella rete nazionale circolano già 117 miliardi di metri cubi”.

“Anche la bozza di progetto presentato alla Regione Puglia – aggiunge - appare reticente o insoddisfacente, soprattutto quando non vengono adeguatamente chiarite alcune importanti soluzioni tecniche, o quando è elusa la questione della necessità di ulteriori interventi infrastrutturali,dalle forti conseguenze sull'assetto paesaggistico, ambientale ed economico”.

“Ma c'è dell'altro – dice -: l'Italia, che fornirà il territorio e le infrastrutture per il passaggio del gas, dovrà subire un’esplicita prescrizione contenuta nell'accordo, secondo cui sarà tenuta ad adottare ogni provvedimento atto a facilitare la realizzazione del progetto, compresa la concessione di tutte le autorizzazioni necessarie senza irragionevoli ritardi o restrizioni, rischiando così di non rispettare la normativa italiana e comunitaria in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza sul lavoro”.

sanbasiliotap 015-6A Matarrelli si unisce anche la voce di un’altra parlamentare di Sel, Annalisa Pannarale. “Quest’opera, ad oggi, non ha avuto il parere positivo sulla valutazione d’impatto ambientale del comitato regionale e della commissione ministeriale, e non è stata presentata la valutazione ambientale strategica  prevista dalle normative statale e regionale, quindi non siamo in grado di dire se è dannosa per l’ambiente o no”.

“Non vorrei che in assenza di consenso su opere considerate strategiche si ricorra a forme di controllo militare del territorio. E il pensiero – conclude - corre naturalmente alla Val Susa e alla Tav”.

Intanto il vice ministro agli Affari Esteri, Marta Dassù, e Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico hanno risposto congiuntamente alla lettera che Salvatore Capone e Teresa Bellanova, deputati del Pd, avevano inoltrato al premier Enrico Letta e ai dicasteri interessati, il 12 novembre, per chiedere che il voto sulla ratifica fosse posticipato all'esito della consultazione pubblica organizzata dalla Regione Puglia. Gli esponenti del governo hanno risposto che non c'è alcun nesso di causa-effetto tra il trattato e la procedura di valutazione di impatto ambientale che resta prerogativa esclusiva delle competenze nazionali. 

Un altro incontro, intanto, aperto alla stampa, è stato organizzato proprio dai vertici di Tap per martedì 3 dicembre, alle 11, presso l’hotel Risorgimento. I manager risponderanno a domande e forniranno “una visione d’insieme sul progetto del gasdotto e dei luoghi che saranno interessati dal suo percorso”. E alla tavola rotonda “seguirà una visita ai siti interessati dalla realizzazione”.  Tutto questo, mentre sempre domani si parlerà del progetto Tap anche nel Consiglio provinciale.

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