Gasdotto, stallo al tavolo per l’autorizzazione unica: da Mibact nuovo parere contrario

Il governo pugliese ha negato, come annunciato da tempo, l'intesa mentre i delegati del ministero dei Beni culturali hanno fatto mettere a verbale la propria contrarietà. Per il dicastero dell'Interno il progetto Tp non ricade nella direttiva "Seveso"

ROMA – Muro contro muro. Nella prima sessione della conferenza dei servizi per l’autorizzazione unica al progetto di gasdotto Tap, oltre al diniego già annunciato dalla Regione Puglia, si registra uno scontro frontale tra il ministero dell’Ambiente e quello dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. L’ufficio stampa del ministero dello Sviluppo economico ha parlato di “incontro tecnico” al quale non avrebbe fatto seguito alcun comunicato: indizio di acque agitate.

Il dicastero di Dario Franceschini, per la parte di sua competenza, si è quindi allineato al governo regionale e al Comune di Melendugno, determinando una situazione di stallo: i tecnici del Mibact hanno fatto mettere a verbale la mancanza di presupposti per ottenere l’autorizzazione paesaggistica, già negata in sede di valutazione di impatto ambientale. A questo punto, con il parere vincolante contrario di un’amministrazione dello Stato, dovrebbe occuparsi della vicenda un comitato paritetico il cui scopo è trovare entro sei mesi una soluzione condivisa. Per il Mise, invece, la questione dovrebbe finire in mano al consiglio dei ministri per la decisione finale. E non si tratta di un aspetto relativo perché la posizione del governo centrale è chiaramente favorevole ad un avvio dei cantieri in tempi brevi.

Su un’altra questione dirimente, il possesso dei requisiti richiesti dalla direttiva Seveso - quella sul rischio di incidenti rilevanti - il ministero dell’Interno ha tagliato la testa al toro: la decisione non spetta alla Regione, che si era già espressa in modo chiaro per l’assoggettabilità, e comunque il progetto Tap non rientra nell’ambito delle direttive comunitarie. Una decisione questa che di fatto elimina la prescrizione numero 13 della valutazione di impatto ambientale che imponeva il nulla osta di fattibilità prima dell’inizio della conferenza odierna.

Nelle prossime ore si capirà quale sarà l’iter da seguire – comitato paritetico o consiglio dei ministri? -, ma la sensazione è che si attendano “ordini superiori”. L’abbandono da parte della Russia del progetto South Stream apporta del resto nuovi argomenti alla presunta strategicità del gasdotto Tap.

La società proponente ha commentato con moderata cautela l'esito odierno: "La conclusione della conferenza di servizi sul progetto Tap svoltasi oggi al ministero dello Sviluppo economico - recita una nota - rappresenta un nuovo passo avanti verso il rilascio della autorizzazione unica al gasdotto transadriatico di Tap. Nel corso di essa non solo è stato confermato il forte sostegno del Governo per il progetto illustrato in quella sede da Tap, ma sono stati anche acquisiti opinioni favorevoli, permessi e nulla osta da parte delle diverse amministrazioni interessate, con le annunciate eccezioni della Regione Puglia, del Comune di Melendugno e della Soprintendenza per i Beni paesaggistici di Lecce".

Per il consigliere regionale del Pd, Sergio Blasi, non ci sono molte speranze: il governo centrale imporrà la sua già chiara volontà e allora non ci sarà altra soluzione che pretendere dal governo una compensazione molto netta, la chiusura della centrale a carbone Federico II di Cerano: “Abbattiamo i fattori inquinanti che hanno portato questa provincia in cima alle classifiche di mortalità per tumori legati alla qualità dell’aria. La Tap è la goccia che farà traboccare il vaso della rabbia di un territorio che è stanco di prendersi tutte le fregature e di non ricevere alcuna compensazione”.

Silvia Pispico, presidente dell’associazione Oltre il vento ha così commentato la vicenda: “La realizzazione del Tap rischia di essere l’ennesima imposizione calata dall’alto che necessita, quantomeno, di un risarcimento per i Comuni pugliesi interessati. Tale riconoscimento può essere assegnato nelle forme più opportune attraverso, ad esempio, una riduzione della bolletta energetica e l’assegnazione di fondi specifici per il miglioramento della qualità dell’ambiente nel Salento, sempre passando, però, da una fase di concertazione che il governo è tenuto a  fare direttamente con i primi cittadini”.

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Ma nelle prossime ore novità potrebbero arrivare dal fronte giudiziario: presso il Tar del Lazio sono in attesa di discussione diversi ricorsi contro il progetto.

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