Temi su lavoro e Sud: un binomio possibile. Tavola rotonda Cgil

Nidil e Cgil hanno organizzato un incontro a Lecce per rilanciare proposte di sviluppo per il territorio. Allarmanti i dati sulla disoccupazione a livello locale e regionale

L'incontro tra i portavoce della Cgil

LECCE – Nella completa desertificazione industriale del Salento, l’unica ancora di salvataggio sembra essere quella del comparto turistico. Sebbene, come spiegato dai sindacalisti Cgil, anche questo settore che vive di lavoro sommerso ed illegalità necessita di essere legato ad una visione di sviluppo complessiva e sostenibile del territorio. Sono questi i temi affrontati nel corso di una tavola rotonda organizzata presso l’Open space di Lecce da Nidil e Cgil. All’incontro, incentrato sull’analisi del complicato rapporto tra lavoro e Sud, hanno partecipato, tra gli altri, anche il vicesindaco di Lecce, Gaetano Messuti, la segretaria generale Valentina Fragassi, la segretaria Nidil  Daniela Campobasso e Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia.

I sindacalisti sono partiti da alcuni dati che, a monte di ogni discorso, da soli bastano a tratteggiare la drammaticità della situazione: 1 giovane su 2, in provincia, è disoccupato; il 44 percento delle donne risulta inattiva (cioè ha rinunciato anche a cercare un’occupazione) mentre i loro “parigrado” maschili rappresentano il 15 percento.Il quadro racconta la realtà di un territorio che non è ancora in grado di coprire, non solo il gap generazionale, ma neanche quello di genere: “Una donna su 5, in Puglia, non lavora e questi sono i risultati delle politiche per l’occupazione giovanile messe in campo negli ultimi vent’anni - commenta Valentina Fragassi -: politiche sbagliate che hanno inferto una profonda cicatrice sul futuro di questo Paese”.

Ad aggravare il tutto vi è l’incapacità del sistema produttivo di rispondere al livello di istruzione e formazione posseduto dai ragazzi che si trovano messi di fronte ad un bivio: accettare posizioni lavorative di livello inferiore oppure emigrare all’estero in cerca di fortuna. Emblematico è il caso di Lecce, polo universitario di forte attrazione e città candidata come Capitale europea della cultura: un capoluogo che sa nascondere la polvere sotto al tappeto e che, ai margini del salotto buono di piazza Sant’Oronzo, conta una disoccupazione giovanile giunta al 43 percento. “Questo territorio sta abdicando al proprio futuro”, stigmatizzano i segretari Cgil che propongono di gettare le basi per un dialogo proficuo sia con gli ambienti accademici (intesi come motore dell’innovazione), sia con le associazioni datoriali e sindacali. “È necessario stabilire insieme le priorità per costruire una nuova idea di sviluppo che non sia incentrata esclusivamente sul settore turistico”, aggiunge la segretaria Fragassi.

 “In Puglia, nel primo trimestre 2016, sono stati venduti oltre un milione di voucher: questo dato – prosegue lei – ci aiuta a capire  fa capire come, da misura di emergenza, il ‘coupon’ per pagare i lavoratori stia diventando in molti settori una regola. In primis nel mondo del turismo e dei servizi”. Cgil ha risposto alla crisi con proposte mirate all’estensione dei diritti e delle tutele nel lavoro, come la stesura della Carta dei diritti universali del lavoro della Cgil e l’apertura di uno sportello dedicato alle partite Iva, ed ai lavoratori autonomi e precari in generale. “L’Italia non è un paese che pecca nella formazione, quanto nel gap tra mondo della formazione e mercato del lavoro – aggiunge la collega Daniela Campobasso -: i nostri giovani spesso neanche sanno dell’esistenza di Fondi nazionali ed europei per lo sviluppo delle proprie iniziative personali. Governo e Regione farebbero bene a non perdere tempo nelle diatribe politiche interne e finendo poi con il perdere opportunità importanti: il caso dei 43 milioni di euro di fondi europei per la formazione, persi dalla Regione Puglia perché non sono stati rispettati i tempi e i modi opportuni, è un esempio su tutti”.

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“Cgil chiede che si orientino le risorse pubbliche – aggiunge - attraverso una pianificazione partecipata che veda tutti gli attori protagonisti e che qualifichi i settori trainanti. Dobbiamo dare voce alle vocazioni storiche del territorio che possono innestarsi con gli altri settori”. “Stiamo incontrando nei territori i giovani – prosegue il segretario Pino Gesmundo – per informarli sulle nostre proposte e coinvolgerli in azioni di rappresentanza e lotta. Certo è difficile in un territorio dove prevale lavoro nero e grigio, nonostante l’alto tasso di scolarizzazione dei nostri giovani, che sembra essere uno svantaggio. Ce l’ha ricordato lo Svimez un mese fa: il Sud si colloca in fondo alla classifica, facendo registrare una condizione giovanile nel mercato del lavoro peggiore di Spagna e Grecia. Le politiche messe in campo finora hanno fallito ed è bene che il Governo ascolti le nostre proposte e davvero torni sui suoi passi, per non condannare intere generazioni ad un futuro di incertezza”.

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