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Tensioni nella maggioranza e conti in profondo rosso: intervista a Salvemini

La tenuta del patto con il gruppo di Prima Lecce necessita di una verifica. Il sindaco di Lecce parla del delicato momento politici, ma anche di conti, mobilità e rifiuti

LECCE - Le fibrillazioni in maggioranza causate dal gruppo Prima Lecce e rese evidenti nell’ultimo consiglio comunale, la necessità di una verifica politica e l’ipotesi delle dimissioni e di elezioni anticipate, le pesanti difficoltà finanziarie dell’ente, i temi dell’agenda amministrativa tra mobilità e rifiuti. Di seguito una lunga intervista al sindaco Carlo Salvemini per capire come evolve un momento particolarmente delicato dal punto di vista politico.

L’astensione di Prima Lecce, oltre all’assenza del consigliere di Andare Oltre sulla delibera di adesione alla procedura di rientro dal disavanzo, ha posto una questione politica, come lei stesso ha dichiarato in aula e dopo la seduta. Col senno del poi ritiene di aver fatto un errore di valutazione stringendo un patto amministrativo con consiglieri che avevano fatto la campagna elettorale contro di lei e contro Delli Noci?

Assolutamente no. Considero quell’intesa utile e necessaria per garantire un governo alla città. Fino ad oggi non c’è stato nulla nel rapporto con Prima Lecce che potesse evidenziare una interferenza, un condizionamento delle scelte politiche e programmatiche più importanti. L’episodio di venerdì, su una delibera importante ha palesato una posizione di astensione del tutto sorprendente, visto che non era stata comunicata in nessuna riunione precedente, che impone una verifica doverosa delle ragioni alla base di questo accordo, presentato pubblicamente e sottoscritto dai consiglieri insieme a me con l’indicazione di alcuni punti programmatici. Per questo è importante che i consiglieri ribadiscano di credere ancora in quell’accordo, perché sarebbe colpevole far finta di nulla. Chiedo semplicemente una assunzione di responsabilità e un atto di lealtà per capire se l’intesa è ancora valida.

Già la questione del salvataggio della Lupiae Servizi, del resto, aveva fatto emergere una certa ansia di Prima Lecce nei confronti dei temi che investono direttamente i dipendenti comunali.

Qualunque provvedimento politico di particolare delicatezza quale può essere il piano di risanamento della Lupiae o quello di risanamento dei conti del Comune espone tutti i consiglieri a un supplemento di riflessione e preoccupazione ed è fisiologico che in una accordo siglato su un programma di governo tra soggetti con storie e biografie diverse, possa manifestarsi questo tipo di dialettica. Temi così importanti implicano un approfondimento del confronto, tanto più se si governa, come noi, senza un premio di maggioranza con consiglieri candidati in altro schieramento.

Ci possono essere piani alternativi a questo patto per Lecce per garantire la prosecuzione dell’azione amministrativa?

Sono molto concentrato sulle politiche, sui provvedimenti che hanno una ricaduta sulla comunità. Fino ad oggi l’accordo non ha procurato rallentamenti o marce indietro: questa è per me la bussola che orienta le scelte. Proprio perché venerdì si trattava di un atto importante, la decisione di un’astensione impone per forza di cose una verifica per il futuro, sapendo che i contenuti del nostro accordo richiamano i temi dell’agenda del cambiamento e altri che sono stati introdotti.

All’epoca del patto erano già note le condizioni strutturali del Comune dal punto di vista finanziario?

Per chi conosce la storia della città non è una sorpresa, tantomeno per me che da consigliere di minoranza ho sempre segnalato come alcune scelte di bilancio stessero esponendo l’ente a rischi seri. È chiaro che questi processi evolvono: nel febbraio scorso ero consapevole della situazione economico-finanziaria ma neanche io, all’epoca, ero nelle condizioni di anticipare che saremmo stati costretti a predisporre una manovra di riequilibri pluriennale al fine di scongiurare rischi peggiori quali il dissesto.

In parole semplici, perché il ricorso alla procedura di rientro in quindici anni le è sembrata l’unica strada credibile?

Ci troviamo in una condizione di squilibrio finanziario calcolato dagli uffici nell’ordine di circa 30 milioni di euro. Su questo importo sono state avanzate interpretazioni diverse ma io mi attengo, oltre che alle mie valutazioni, alle attestazioni dei dirigenti di settore validate dal collegio dei revisori dei conti. Questo disavanzo deve essere ripianato in un periodo che la legge consente di definire in tre anni – ma sarebbe una terapia così forte da uccidere il paziente – o in un periodo più lungo, di massimo quindici anni secondo l’articolo 243 bis del Tuel che consente anche all’ente di attingere a una liquidità messa a disposizione nell’ordine di 300 euro per abitante per circa 27 milioni di euro in totale che non sono meno importanti perché l’ente ha una enorme e complicatissima crisi di liquidità come ci viene evidenziato con il giusto richiamo dalla Corte dei Conti. Questo si verifica perché abbiamo scarsa capacità di  riscossione dei crediti, una insufficiente capacità di recuperare l’evasione tributaria e uno squilibrio tra spese ed entrate correnti che ci porta a ricorrere ad anticipazioni di tesoreria che non riusciamo a restituire alla fine dell’anno con un costo di circa 650mila euro di interessi passivi. Per rispondere ai richiami della Corte dei Conti e per garantire al Comune un percorso che lo metta al riparo dal rischio più preoccupante, quello del dissesto, abbiamo deliberato per l’adesione alla procedura di rientro.

L’aumento dell’imposizione tributaria e il taglio dei servizi è una strada obbligata?

La legge impone l’aumento al massimo ma noi siamo già, per scelte fatte dalle precedenti amministrazioni, con una imposta unica comunale, Imu più Tasi, che è già al massimo così come lo è la tassa di occupazione del suolo pubblico. L’addizionale Irpef può aumentare di un decimale di punto (0,01 per cento). Da questo punto di vista impatta con importi ridotti sul portafoglio dei cittadini. Poi ci saranno la copertura totale del costo dei cosiddetti servizi a domanda individuale, il taglio alla spesa corrente per beni e servizi e a quella per il personale. La modulazione di tutto questo sarà all’interno della manovra che noi dovremmo disporre nei prossimi novanta giorni. È evidente che la preoccupazione di un sindaco di garantire da una parte il riequilibrio del rapporto tra entrate e spese e dall’altra di guardare alla sostenibilità dei sacrifici imposti sarà massima, sia dal punto di vista del contribuente che dei dipendenti comunali che potrebbero essere colpiti da riduzione della parte accessoria del salario.

Come percepisce la città dopo quindici mesi dalla vittoria al ballottaggio?

La città si esprime con le voci dei suoi abitanti. Non mi do pagelle, vedo che ci sono giudizi articolati: c’è chi coglie un senso di cambiamento in molti provvedimenti che stiamo assumendo, c’è chi invece è più severo nei giudizio. Io non mi sono mai prefissato traguardi o date simboliche, perché credo che gli obiettivi strategici si debbano realizzare nei tempi lunghi di un mandato. Naturalmente stiamo lavorando molto: se metto in fila le cose che abbiamo fatto è un elenco lungo, ma è altrettanto scontato che dopo appena quattordici mesi l’elenco dei problemi non risolti pesi ancora di più.

I temi della mobilità e della raccolta dei rifiuti sono particolarmente avvertiti dai cittadini e sembrano segnare il passo. Ci sono margini di miglioramento a breve?

Io credo che nell’ambito dei rifiuti si siano fatti passi in avanti. Il rapporto con l’azienda e l’impegno del settore Ambiente stanno garantendo risultati migliori che in passato, segnati anche dall’aumento dalla raccolta differenziata, dal servizio sperimentale porta a porta per le utenze non domestiche nelle marine, da iniziative di quotidiana pulizia e manutenzione di strade e quartieri. Poi c’è il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti che non riguarda l’organizzazione del servizio ma afferisce da una parte all’inesistente senso civico e dall’altra all’area di evasione che è oggetto di una iniziativa specifica del settore tributi.

E, insisto, sulla mobilità?

Si sta seminando molto, confidiamo entro breve di raccogliere i primi risultati. Come l’urbanistica, la mobilità è un settore dove è complicato cogliere i segni di un cambiamento che pure c’è. Noi abbiamo fortemente lavorato in questa direzione: sul tema della mobilità ciclistica abbiamo ottenuto un finanziamento importante per la realizzazione di una ciclovia che presto sarà messa a bando, abbiamo ottenuto il finanziamento per la velostazione, abbiamo attivato con successo il servizio di bike sharing a flusso libero, faremo partire altre piste ciclabili, da via Taranto a viale della Repubblica, da viale Giovanni Paolo II a piazzetta Ludovico Ariosto e quella prevista nella zona della scuola Ascanio Grandi per il cosiddetto collegato ambientale. Sul punto del riordino del trasporto pubblico locale con il ridisegno delle linee e della revisione generale della sosta a pagamento stiamo lavorando: ci vogliono tempi più lunghi e i provvedimenti devono camminare insieme per dare benefici concreti. Io conto di poter dare entro la fine dell’anno delle comunicazioni importanti in questo senso. La notizia non confortante è che per i prossimi due anni non potranno essere approvati i piano di trasporto delle Province e questo significa che il milione di chilometri in più di servizi minimi finanziati dalla Regione non potrà esserci garantito. Senza queste risorse non potremo avviare il coordinamento con i comuni dell’hinterland che è stato oggetto di uno specifico protocollo. Ci sarà un provvedimento ad hoc per la riorganizzazione della Ztl per quanto riguarda orari e accessi: entro la fine del mese comunicheremo i tempi di apertura del cantiere dell’ex Enel.

Una volta iniziato il mandato qual è stata la difficoltà o la resistenza maggiore che ha incontrato, a parte i noti problemi di cassa?

Non la considero una resistenza, ma una predisposizione a un lavoro che sollecito essere sempre più esigente e sempre più coordinato come lavoro di gruppo. La direzione che provo a trasferire ai dirigenti è la collaborazione tra settori specificando che il nostro compito è complicato ma appassionante perché quanto più siamo capaci di far bene, tanto più possiamo fare bene per la città: questo è il privilegio assegnato agli amministratori e ai dipendenti pubblici. L’invito che rivolgo a ciascuno di loro è di guardare alla città con amore, ponendosi dalla parte del cittadino, dimostrando più esigenti verso se stessi: possiamo fare di più e meglio, questo è ciò che mi sforzo di far capire.

Chiudiamo il cerchio tornando al punto di partenza. Ha detto che le dimissioni non si annunciano, non si minacciano ma si presentano, ma è chiaro che anche tra i suoi sostenitori serpeggia inquietudine, senso di logoramento tanto che non mancano inviti a rimettere la palla al centro del campo rompendo gli indugi. In tal caso Carlo Salvemini sarebbe della nuova partita elettorale?

Io non avverto nessun logoramento. Vorrei lanciare un messaggio a tutti i leccesi: li invito a mostrare attenzione a ciò che si fa più che ai confronti tra forze politiche. Non sono teso né avvilito, sono impegnato e fiducioso che il patto per Lecce possa essere ribadito e rinnovato. Il messaggio di ieri è volto a chiarire che per raggiungere risultati ci vuole senso di responsabilità. Può anche emergere che si è trattato di un incidente di percorso da archiviare per poter immediatamente riprendere il lavoro comune. L’azione di governo non si ferma. Nella tappa di “Quartieri puliti” nel rione Aria Sana c’era con me, con molti altri, anche la consigliera di Prima Lecce Laura Calò che lì e residente (sabato mattina, ndr). I fatti politici non interferiscono con i rapporti personali e c’è la volontà di lavorare per la città così come fatto fino ad ora.

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