Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Terzapagina. "Pd-Factor", analisi e cronaca di un evento mediatico mancato

Tante le contaminazioni e le analogie televisive emerse nel confronto tra i candidati alla segreteria del Pd: diversi gli spunti rimpallati sui social e qualche interrogativo emerso dopo lo show andato in scena venerdì sera

Una buona tv, secondo un guru del tubo catodico come Carlo Freccero, starebbe nell'equilibrio di un modello di informazione alta e allo stesso tempo shampista (sulla falsa riga di quanto avviene ne Le Iene). Non si conosce l'obiettivo di "Pd-Factor" (come ribattezzato sui social), il confronto tra i candidati alla segreteria dell'ormai unico partito italiano segua questa logica. Ma lo show, andato in scena venerdì sera e salutato come un atteso "evento mediatico", merita qualche interrogativo che esuli dalla semplicistica domanda sul chi esca vincitore, poco interessante ai fini di questo ragionamento anche perché non sempre trova riscontro nei voti reali (l'anno scorso era opinione diffusa che Renzi avesse battuto televisivamente Bersani e si sa poi com'è andata a finire).

Solo dodici mesi fa l'entusiasmo per il format televisivo era alto per la formula "innovativa" e "leggera", che sebbene nei limiti della contaminazione da talent, rilanciava la politica in una fase in cui i talk di genere erano in caduta libera. Dopo venerdì qualcosa sembra cambiato. Eppure due su tre contendenti erano molto telegenici con un ritmo al passo con l'esigenze del programma: Renzi, perché notoriamente ritenuto nel suo recinto naturale, Civati, un po' per la sempre più inquietante somiglianza con Frodo del Signore degli Anelli, un po' per il piglio battutista degno del miglior Crozza. Più in difficoltà, Cuperlo, nonostante si siano sprecati in rete paragoni sulla sua presunta somiglianza a Dracula di Bram Stoker, forse per dargli una connotazione televisiva. La erre moscia gli ha garantito tra gli utenti social un'immagine da "professor gentile".

Già basterebbe questa spicciola valutazione, per porsi una domanda: è stato davvero un dibattito politicamente efficace? Il genere televisivo ha funzionato pure stavolta? Qualche perplessità rimane.

L'ingresso dei candidati alla segreteria, degno di un'esibizione di Miley Cyrus con presentazioni sullo stile "La Gabbia" (tanto che ad un certo punto non era difficile immaginare Paragone accompagnare con la chitarra la cantante statunitense, rigorosamente munita di martello come nel video di Wrecking Ball) è già un punto interrogativo.

Che tutto sia ridotto ad icona lo dimostra perfettamente il live dei social dove lo schema si concentra sui dettagli comunicativi ed esteriori. Per cui Renzi "è un presentatore televisivo e non è di sinistra" mentre "serve un segretario", Cuperlo "è preparato, legge tanti libri, ma è succube di D'Alema" o ancora o "Il suo sponsor è D'Alema, per cui non mi fido. Comunque so che legge tanti libri". Civati è "ripetitivo" e "ha sbagliato cravatta".

Il contorno è quello di un'arena, con il pubblico da stadio, dove i sostenitori si sono trasformati in tifosi in perfetta continuità con la logica del ventennio berlusconiano. E si applaudono a parole chiave (peraltro spesso uguali a quelle ripetute un anno prima) e ogni passaggio lascia presagire che dal 9 dicembre tutto cambierà come il ritornello di una canzone di Neffa, che in diverse campagne elettorali non ha portato molto bene.

L'applausometro con la domanda "chi ti sta convincendo di più" riporta alla mente "Sensualità a corte", la prima fiction interattiva di "Mai dire Gol" dove il baronetto Jean Claude, il protagonista, è alle prese con la dispotica Madre e con la promessa sposa Cassandra, mentre cerca l'amore perenne per il suo idolo che non trova mai per via di puntuali disavventure, causate dai telespettatori. Ad un certo punto, s'invitava all'interazione per causare il peggio al protagonista. Mancava giusto il tasto "Vuoi che a Renzi abbia una colica in diretta?" e l'analogia era completa.

Quanto ai contenuti, Cuperlo è quello che conosce meglio le cose che dice se riuscisse a dirle, perché è ossessionato dai tempi che gli sfuggono costantemente. Renzi è ossessionato dall'inglese "prisencolinensinainciusol" del job act e dal dover ribadire di "essere sindaco": e lascia il dubbio sul fatto che Ernesto sia figlio di Teresa o Letizia. Civati è ossessionato dalle battute e dai superlativi tanto che dopo la migliore della serata (quella sulle "ereditarie" nel centrodestra), il sospetto è che sia Renzi travestito da Civati. Ma non toglie la maschera di Frodo.

Persino gli economisti partecipano al giochino con un meccanismo impronunciabile in cui contestano al candidato se quello che sostiene sia vero o falso. Non si vedono stranamente Bonolis a chiedere di pescare nel pidigozzaro (o PDgozzaro) né Morgan o la Maionchi ad esprimersi sulle esibizioni. "Non mi sei arrivato, questo pezzo dei Talking Heads andava meno personalizzato".

C'è, però, la possibilità di giocarsi un bonus. E per chi non può, resta il premio di consolazione con la riproduzione da tavolo del quiz della serata, con cui giocare direttamente a casa con gli amici durante le vacanze di Natale. Ma il talent vuole che si designi necessariamente un vincitore: Cuperlo è emozionato, Renzi questa volta non sfonda. E come grida la nota giornalista commentatrice: "Ha vinto Citati". Con buona pace di Renti e Tuperlo.

Alla fine oltre agli appelli (clamoroso il silenzio quasi tombale attorno alla figura di don Primo Mazzolari) restano diverse domande irrisolte. Tipo, come stirerà le camice Cuperlo? Chi ha rubato la bici a Renzi? E chi pettina Civati? Ma soprattutto, oltre l'ironia fatta finora, il format televisivo segna un giro a vuoto. E lo share (2,6 % ) non paga (solo l'anno scorso era stato del 6.17%).

L'insofferenza di fronte allo "spettacolo" è ancora più evidente in quello che è stato davvero il "media event" della settimana, ossia la decadenza di Berlusconi: mesi di discussioni per arrivare ad un appuntamento con la stanchezza di chi non si limita neanche più ad osservare lo show a distanza, ma ci passa di fianco senza accorgersene come accaduto in prossimità di Via del Plebiscito, mentre si gridava all'ennesimo golpe. Passata la diretta pomeridiana, in serata le attenzioni erano da tutt'altra parte, alla Champions e alla tripletta di un cileno ad una squadra danese.

È curioso che il "Pd Factor" sia la formula di confronto politico con cui si misura chi vorrebbe liberarsi dal berlusconismo. E magari rischia di beccarsi pure al prossimo giro nomination, televoto e l'aiuto da casa.

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