Alba Service, i lavoratori insistono. Il consigliere Caputo scrive ai vertici

Terzo giorno di protesta in prefettura. L'esponente della provincia: "Su tutto pesano le mancate risposte ed il fatto che non sia stato approvato il bilancio di esercizio 2014"

Il terzo giorno di protesta in città

LECCE – Terzo giorno di protesta in casa Alba Service: i lavoratori, che rivendicano ben 9 mensilità di stipendio arretrate e sono in tribolazione a causa dei licenziamenti collettivi, si sono dati un nuovo appuntamento in prefettura. Armati di striscioni e rabbia hanno invaso via XXV luglio facendo così assumere alla protesta i tratti di un sit-in permanente. In più la prefettura è proprio la sede scelta per l’incontro che si terrà, nel tardo pomeriggio, con i rappresentanti della deputazione salentina, volto a sbrogliare la matassa di una vertenza che poggia innanzitutto sui fondi (non ancora erogati) previsti nella legge di Stabilità a sostegno degli enti provinciali.

Intanto qualcosa si muove, anche in seguito alla vibrante reazione dei 120 dipendenti. Il consigliere provinciale del Pd, Gabriele Caputo, ha inviato una lettera all’indirizzo del presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, del liquidatore di Alba Service, Mauro Spanguolo, del presidente del collegio dei revisori dei Conti, Filippo Calò e del responsabile del controllo delle società partecipate, Pantaleo Isceri. “Il destino dei lavoratori corre su di un crinale particolarmente impervio, spesso  complicato da normative poco chiare e rimpalli di competenze e responsabilità – si legge nella missiva -. Recentemente l’unica “buona notizia” è data dall’ interpretazione data dal Tribunale di Lecce, circa la non assoggettabilità delle società “in house”  alla procedura fallimentare invocata da uno dei creditori sul presupposto che, al pari degli enti pubblici, tali soggetti non possono fallire”.

“Orbene, se è vero che non possono fallire – prosegue Caputo - , è opportuno ricordare che l’asset societario (in questo caso la Provincia di Lecce), in caso di perdite di bilancio, è chiamata ad intervenire per la ricapitalizzazione della società partecipata. Alba Service, in realtà,  è stata posta in liquidazione il 26 novembre 2015,  anche se di fatto sta continuando ad operare”. E ancora: “In casi come questo, evidenzia la magistratura contabile, viene esclusa la possibilità di ricorso alla lettera b dell’articolo 194 Tuel ed in buona sostanza, riconoscendo la natura privata del soggetto giuridico sottoposto a liquidazione, esclude che l’ente debba assumere in automatico i debiti societari, spettando di regola ai creditori di agire affinché l’ente risponda dei debiti della società partecipata. La Provincia, tuttavia, potrebbe legittimamente intervenire ricorrendo alla normale procedura disciplinata dall’articolo 191 del Tuel, attraverso lo stanziamento in bilancio da utilizzare, senza ricorso a poco chiare procedure di anticipazione (ipotesi già bocciata dalla Corte dei Conti)”.

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Caputo pone, quindi, alcune domande essenziali: “Ma se fosse stato approvato il bilancio 2014 prima della messa in liquidazione della società, non si sarebbe forse potuto risanare il deficit? Ma la Provincia ha disponibilità di somme da destinare a copertura dei debiti? Soprattutto, ha intenzione di farlo?”. “Alla data odierna – chiede ancora il consigliere – sono state avviare le procedure per l’approvazione del bilancio 2015 (oltre evidentemente quello 2014)? E’ stata convocata l’assemblea? Il Collegio dei revisori dei Conti ha ricevuto la documentazione per la predisposizione della propria relazione?”. In questo contesto, a detta di Caputo, non aiutano  l’atteggiamento poco trasparente delle “mancate risposte”  alle sollecitazioni dei consiglieri provinciali così come  la mancata approvazione del bilancio di esercizio 2014 di Alba Service. “Per quanto sopra – conclude- mi farò promotore di una richiesta di incontro con il prefetto perché,  al di là dei pur necessari vertici istituzionali, anche i consiglieri provinciali, nello svolgimento delle proprie funzioni, possano esser messi nelle condizioni di esercitare fino in fondo il loro ruolo di controllo nelle vicende dell’ente. Prerogativa questa, per questa vicenda, fin ora a noi sottratta”.

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