Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Tesori archeologici in fondo al mare. E il Comune punta sul turismo subacqueo

Dopo l’ultimo ritrovamento del relitto di un’imbarcazione medievale nei fondali di Porto Cesareo l’amministrazione comunale di Nardò intenzionata ad incentivare la programmazione per la valorizzazione del patrimonio subacqueo lungo il litorale ionico. Dal Sac fondi per 35mila euro

NARDO’ – Le vie del turismo alternativo alla scoperta dei beni culturali “sommersi” nel vero senso della parola. Per sviluppare nuovi centri di interesse e calamitare ancor più visite guidate e flussi turistici lungo il litorale ionico che dalle marine di Nardò risale verso Porto Cesareo e la costa tarantina. Un progetto da portare  a compimento anche alla luce del recente ritrovamento del relitto medioevale nelle acque dell'area marina protetta di Porto Cesareo e Nardò e che ha  riacceso prepotentemente i riflettori sull'immenso patrimonio culturale subacqueo stipato nei fondali ionici. Si tratta in quest’ultimo caso di un'imbarcazione in legno, lunga oltre diciotto metri e larga più di quattro, che secondo la prime valutazioni, risalirebbe ad un periodo compreso tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo.

Un ritrovamento questo che rafforza ancor più la linea d'intervento già avviata nei mesi scorsi dai comuni del Sac delle terre d’Arneo e Costa dei Ginepri (che oltre a Nardò quale comune capofila vede interessati i territori di Copertino, Leverano, Veglie, Carmiano, Salice Salentino, Guagnano, Campi Salentina, Arnesano, Galatina, Galatone, Porto Cesareo, Manduria e Avetrana). Nell’ambito delle attività di valorizzazione promosse dal Sac (Sistema ambientale e culturale) la Regione ha infatti accolto e finanziato per un importo di circa 35 mila euro un progetto che punta nello specifico alla valorizzazione e fruizione del patrimonio subacqueo e delle aree costiere dei comuni interessati. Tale progetto mira a potenziare e sviluppare il turismo subacqueo sostenibile, valorizzando i tesori archeologici presenti nel tratto di mare di competenza del sistema regionale, che si estende dalla riviera neritina fino a Manduria.  Un patrimonio che, solo per citarne alcuni, annovera la nave romana e il relitto delle Tre Sorelle nei fondali di Santa Caterina di Nardò,  il Frascone di Nardò, le Colonne romane e le emergenze archeologiche di Scalo di Furno a Porto Cesareo, i sarcofagi di San Pietro in Bevagna di Manduria.  Puntare sulla fruizione dei beni culturali sommersi può essere una “idea forza” per  implementare una forma di turismo alternativo, qual è quello subacqueo, sul quale ora il Comune di Nardò ha orientato la sua direttrice.

“Unire le eccellenze archeologiche sommerse a quelle emerse” dice in merito l'assessore alla cultura Mino Natalizio, “creando un'offerta turistica organica e completa, come sta avvenendo a Nardò, è uno dei traguardi più ambiziosi che il Salento deve necessariamente perseguire per mantenersi ai vertici delle località turistiche più gettonate d'Italia e non solo”.

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