Tesoro vs Perrone. L'Udc prova a fare da arbitro, ma prosegue la zuffa politica

Sulla questione del manto erboso, Melica e Negro ammoniscono presidente e sindaco: "Abbassare i toni e trovare un accordo". Pankiewicz chiede a Perrone pacificazione per il bene supremo. Ma Congedo e Alfarano porgono al primo cittadino assist. Mentre Foresio chiede di svolgere i concerti a giugno

LECCE – Mentre si è in attesa che nel cuore della festa di Sant’Oronzo questa sera sia presentata la nuova formazione, il day after le diatribe a distanza fra il presidente dell’Us Lecce, Savino Tesoro, e il sindaco Paolo Perrone, diversi esponenti politici chiedono moderazione nei toni su entrambi i fronti di gioco, mentre altri rinfocolano le polemiche.

Insomma, è una partita che non piace a più di qualcuno, quasi una gara fallosa, quella sul manto erboso disastrato del Via del Mare, con attacchi e contrattacchi che secondo l’Udc in particolare, che oggi si erge quasi a figura di arbitro, non portano ad alcun risultato.

Luigi Melica, ad esempio, consigliere comunale, sventola il cartellino giallo sotto il naso di entrambi. “Noi leccesi avremmo mille difetti, ma certamente non ci rispecchiamo né nello stile del sindaco né in quello del presidente Tesoro”, esordisce. Ad entrambi imputa soprattutto scarso fair play. Al primo cittadino “quando lascia comprendere che il denaro è maleodorante se viene dalla provincia di Bari” e al presidente “quando parla di capitale del settimo mondo, penalizzando tutti noi che remiamo nella stessa direzione con l’ambizione di vincere il concorso europeo”. Che non sono i campionati europei di calcio, beninteso, ma il podio di capitale della cultura.    

Secondo Melica, allora, il dodicesimo uomo in campo resta il migliore. “Prendano esempio dai tifosi che chiedono unicamente di risolvere il problema del manto erboso senza ulteriori polemiche – sottolinea -, per far sì che il Lecce parta bene in campionato. Non mi pare, peraltro, se proprio devo esprimere una considerazione oggettiva, di avere visto ‘imprenditori o mecenati’ sgomitare per rilevare la società dopo l’uscita dei Semeraro”. E ancora: “Non mi pare che l’advisor Unicredit abbia dovuto sfogliare la margherita per individuare l’offerta e la garanzia fideiussoria più vantaggiosa per la città”. E allora: basta litigi.

Se Melica si erge ad arbitro, un altro Udc, il presidente del gruppo regionale Salvatore Negro, funge da quarto uomo. Insomma, stessa lunghezza d’onda. “Il presidente Tesoro e il sindaco Perrone abbassino i toni della polemica e aprano le porte del dialogo. In questo difficile periodo di crisi economica e di profondi cambiamenti della nostra società è necessario che si levino segnali positivi dalle istituzioni e dalla politica, ma anche dal mondo dello sport. C’è bisogno di un lavoro squadra forte per far crescere il nostro territorio e non di sterili scaramucce di quartiere”, sostiene.

Anche Negro calca la mano sulla necessità di un lavoro sinergico in funzione della candidatura a capitale della cultura europea 2019, “obiettivo che possiamo raggiungere lavorando tutti assieme”. Meglio unire le forze che scatenare un rissoso derby. “Non possiamo permettere che questo percorso sia offuscato da polemiche di parte che nulla hanno a che fare con la cultura, la tradizione e la laboriosità della gente salentina, i cui sacrifici meritano ben altri riconoscimenti”.

Ed ecco il monito: “Siamo tenuti a prestare attenzione al nostro linguaggio, soprattutto quando ricopriamo cariche pubbliche o occupiamo postazioni di rilievo, perché le offese e l’asprezza delle parole – ricorda Negro - ricadono sempre su tutta la comunità. L’auspicio – conclude – è che lo scambio di battute tra il sindaco e il presidente Tesoro sia riconducibile solo ad un momento di tensione di fine estate”. 

Chi torna oggi nuovamente alla carica, nelle vesti di ex amministratore a Palazzo Carafa in tempi passati, è poi Wojtek Pankiewicz, di cui è nota la sfegatata passione per i coloro giallorossi. Il quale a Perrone chiede di deporre l’ascia di guerra ed aiutare la società  a risolvere i problemi. Anche perché, per la questione del manto erboso, a suo avviso la somma non sarebbe tale da suscitare simili scintille. E c’è di più. Al sindaco chiede “in queste ore decisive di impegnarsi per ottenere il ripescaggio del Lecce in serie B, anche in considerazione degli ingiusti torti subiti con l’immeritata retrocessione in C”.

“Questa guerra biblica che il primo cittadino sta alimentando è davvero assurda”, sbotta oggi. “Il Lecce nelle massime serie nazionali non è solo una gioia per i tifosi giallorossi, ma è anche una grande risorsa per il nostro territorio a vocazione turistica”.

Chi però si schiera decisamente nella metà campo del sindaco è il consigliere regionale Erio Congedo, che si lancia all’attacco con la foga di un centravanti. “Meravigliano le prese di posizione di Savino Tesoro, così pretestuose da sembrare decisamente sospette. Mi chiedo allora quale sia il reale obiettivo della proprietà giallorossa ed è un quesito che mi pongo non tanto da politico quanto da tifoso pagante e praticante, praticamente da sempre. E’ il caso di ricordare che la famiglia Tesoro ha ricevuto un’accoglienza a Lecce che non ha avuto la fortuna di ricevere altrove, forse anche migliore della sua Spinazzola”.

“Mi auguro adesso che le puntuali osservazioni del sindaco Perrone chiudano la polemica e che ci si possa concentrare sulle sorti sportive del Lecce, che con una gestione e una programmazione migliori - osserva ancora Congedo - deve poter aspirare più concretamente ai palcoscenici che merita. Lo merita il Lecce, lo merita il territorio, lo merita una tifoseria che nonostante le vicissitudini di questi anni ha dimostrato di avere i giallorossi nel cuore”.

In questo trova sponda nel consigliere comunale Massimo Alfarano, nelle vesti di assist-man, che rilancia con una certa veemenza. “Nessuno venga a riproporci la solita solfa del ‘o ti mangi la minestra o ti butti dalla finestra’ che, calcisticamente parlando, a Lecce si trasforma in ‘o ti accontenti dei Tesoro o rischi di finire in Promozione’. Adesso basta. Non c’è bon-ton che tenga nei confronti di chi, come Savino Tesoro, deve ringraziare Lecce e i leccesi per il trattamento ricevuto e non pretendere di essere osannato come il salvatore della patria”.

“O in A, o in B, o in C noi siamo sempre lì”, prosegue, citando un noto coro da stadio, e gettandola anche sul piano del campanilismo. “L’abbiamo dedicato a chi nel passato pensava di tenere sotto il giogo del ricatto dell’unicità gestionale la tifoseria, figuriamoci se non lo dedicheremmo anche ad una società barese che, a buon mercato, ha acquistato un club di grande tradizione come il Lecce”.

Rompendo un silenzio che si era imposto sulle questioni del Lecce e rimarcando di non aver avuto comunque in passato, quand’era assessore allo Sport, rapporti particolarmente cordiali con la famiglia Semeraro (per dire: “non posso essere certo tacciato di avere nostalgie per il passato”), Alfarano non toglie di essere “profondamente preoccupato per il futuro del Lecce, visti i ripetuti errori fatti in campagna acquisti che si ripetono ormai con ciclicità annuale”.

“E’ su quelle campagna acquisti fallimentari e sui risultati scarsi che ne discendono sul campo che i Tesoro dovrebbero accettare in pubblico un confronto libero, non sullo stato di rizollamento del manto erboso del Via Del Mare”. E qui il riferimento è chiaro: Tesoro aveva invitato il sindaco nella sala stampa per un confronto pubblico sul caso del terreno, Perrone, a sua volta, il presidente a Palazzo Carafa per un colloquio privato sul tema.

Alla fine la gara non s’è disputata nemmeno in campo neutro, perché ognuno è rimasto arroccato sulle sue posizioni, al chiuso del proprio fortino, con distinte conferenze stampa al Via del Mare e a Palazzo Carafa. Insomma, fra difensori, detrattori e conciliatori, al momento la partita (anche sul fronte politico) è ancora aperta. Chissà. Magari la presentazione della squadra proprio nel giorno conclusivo della festa potrebbe rasserenare un poco gli animi. 

DSC07065-5Il capogruppo del Pd a Palazzo Carafa, Paolo Foresio, in tutto questo prova a cercare una soluzione per il futuro: provare ad ospitare i grandi eventi a giugno, invece che in estate inoltrata, per avere il tempo materiale di provvedere alla ristrutturazione del terreno inevitabilmente danneggiato. Non va dimenticato che all'origine c'è, infatti, l'uso del terreno per il concerto dei Negramaro. 

"Trovo davvero assurda la polemica che l'amministrazione comunale ha innescato con la società e con il presidente Tesoro. Da tifoso del Lecce dico che la priorità di tutti deve essere la squadra e metterla nelle condizioni di poter tornare a giocare sui palcoscenici prestigiosi che la sua storia e la sua tifoseria reclamano, ma da appassionato di musica non mi sembra neppure giusto che per vedere un concerto dei Negramaro, di Ligabue, di Vasco Rossi o Jovanotti - aggiunge -, si debba costringere migliaia di salentini ad andare a Bari o fuori regione". 

"Se è vero come è vero che rizollare è troppo costoso e l'erbetta necessita di tempi precisi per crescere dopo la ripiantumazione del manto, non si può pensare ad una lungimirante programmazione di eventi che concentri i grandi concerti subito dopo la fine del campionato in modo tale che per l'inizio di agosto il Lecce possa riavere il campo nelle migliori condizioni? D'altra parte, i tour estivi delle star partono tutti a fine maggio", dice Foresio.

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"Ospitare qualcuno, quindi, a giugno anziché nel cuore dell'estate - conclude - potrebbe anche essere un'ottima strategia per allungare la stagione turistica visto che luglio e agosto sono mesi da pienone garantito, in ogni caso e grazie all'attrazione di altri eventi, vedi la Notte della Taranta". 

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