Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Toghe appese al chiodo, gli avvocati del Pd leccese scrivono al segretario Renzi

Gli avvocati contestano l'aumento delle spese giudiziarie ma non solo. L'assemblea dei legali del Partito democratico della provincia si rivolge al segretario del loro partito, nonchè presidente del Consiglio. Anche Sel con Stefàno prende posizione

LECCE – Toghe appese al chiodo per la protesta degli avvocati salentini, che minacciano l’astensione delle udienze ad oltranza se il governo non mette mani ai costi della giustizia, ma non solo. Al centro dell’agitazione l’aumentato di oltre il 50 per cento con oneri a carico dei cittadini elevatissimi, la redistribuzione delle sedi giudiziarie e la soppressione di molte di esse, con l’inevitabile allungamento dei tempi prima di giungere a sentenza. 

Come già scritto nell’articolo in correlato, gli avvocati contestano l’aumento delle spese giudiziarie, con la marca da corrispondere al momento dell’iscrizione della causa a ruolo, passata da 8 a 27 euro dallo scorso primo gennaio. Così facendo si finirebbe per scoraggiare l’accesso alla tutela giudiziaria da parte dei cittadini. Per avviare un’azione civile, infatti, è necessario sobbarcarsi le spese di notifica dell’atto, contributo unificato (importo minimo 37 euro per cause di valore fino a 1.100 euro), marca da bollo da 27 euro e, quando è prevista dalla legge, mediazione obbligatoria, oltre il pagamento di altre eventuali marche per la richiesta e ritiro di sentenze, ordinanze e decreti ingiuntivi e dell’imposta per la registrazione degli stessi. Nel settore penale, inoltre, lo Stato minaccia di elevare fino a 10mila euro la sanzione pecuniaria in caso d’inammissibilità? del ricorso.

Di fronte alla protesta degli avvocati, scende in campo la politica. Come l’assemblea degli avvocati Pd della provincia di Lecce, che scrivono direttamente al presidente del Consiglio Renzi, nonché segretario nazionale del partito, ai parlamentari salentini, da Massimo Bray a Teresa Bellanova a Salvatore Capone. I quali chiedono l’impegno formale del loro partito “ad impedire che le disposizioni contenute nel ddl licenziato dal Consiglio dei ministri il 17 dicembre dello scorso anno, trovino definitiva approvazione in Parlamento”.

Nelle premesse della missiva inviata a Roma, gli avvocati del Pd della provincia di Lecce tengono a ribadire “che i provvedimenti legislativi approvati in questi ultimi anni hanno introdotto nell’ordinamento filtri di ammissibilità, decadenze, inammissibilità, aumenti spropositati dei costi (moltiplicandoli nel corso del processo) per l’accesso e per i ricorsi in Cassazione e in Appello, riduzione dei compensi nella difesa dei non abbienti, che sviliscono la funzione difensiva e impediscono, di fatto, l’accesso alla Giustizia ad una larga fascia di cittadini”.

Altro punto nevralgico riguardano proprio il decreto legge di cui sopra: “Con gli interventi varati dal Consiglio dei Ministri in data 17/12/2013, il Governo, proseguendo sull’errato presupposto che i ritardi nella giustizia civile possano essere risolti con misure dirette a scoraggiare l’accesso alla Giustizia, ha previsto la possibilità per il giudice di decidere la causa attraverso sentenza breve, rimettendo alle parti la scelta di richiedere (a pagamento) la motivazione estesa al fine di verificare l’eventuale sussistenza di motivi di impugnazione. Inoltre la responsabilità solidale dell’avvocato in caso di condanna per lite temeraria, circostanza che potrebbe impedire l’introduzione di tutte quelle azioni che, sulla base di precedenti giurisprudenziali difformi, potrebbero apparire prima facie infondate e che rappresenta una sanzione per il comportamento dell’Avvocato piuttosto che una misura per assicurare celerità o efficienza al processo”.

Anche Sel, con il senatore Dario Stefàno, prende posizione netta a favore della richiesta degli avvocati: “Il Ministro ponga un orecchio seriamente attento alle richieste che provengono dagli avvocati, e non si limiti ad un ascolto di cortesia. Dopo che avrà illustrato i progetti di riforma della giustizia a Stasburgo - che peraltro noi parlamentari italiani ancora non conosciamo - ascolti le ragioni degli avvocati italiani e dia spazio anche alle motivazioni dell’astensione ad oltranza ribadita dai legali del Foro leccese”.
 
E aggiunge: “ “E’ giunto il momento  di ripristinare il corto circuito che  in tutti questi anni ha posto  il governo della cosa pubblica ad una distanza siderale dalla realtà. Quella  vera, fatta di problemi veri e di difficoltà quotidiane  anche nel garantire assistenza alla giustizia.  Specie a quei cittadini, sempre più numerosi, che hanno difficoltà economiche e che per far quadrare i conti familiari, rinunciano ad intraprendere qualunque percorso legale per far valere i propri diritti”.
 “Quel che si chiede – conclude - è un segnale di inversione di rotta a quella  parte consistente della popolazione che considera la giustizia a due velocità: quella di serie A,  che riguarda una categoria di persone di questo Paese, quelle che hanno accesso a leggi ad personam, e la giustizia di serie B, che invece riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini. Regalo della politica sulla giustizia fatta (o meglio, non fatta) dai governi di centrodestra che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, ma purtroppo anche con gravi responsabilità del centrosinistra”.

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