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Torre Chianca, venti di “secessione”. Il campo nomadi fa saltare i nervi

Il comitato spontaneo che riunisce alcuni esercenti e residenti punta l'indice contro gli assessori Guido e Messuti. Stanchi di sentirsi leccesi di rango inferiore, potrebbero seguire il destino di Casalabate e passare al Comune di Surbo

Foto del campo fornita dal comitato.

TORRE CHIANCA (Lecce) – Soffiano venti di secessione a Torre Chianca. Inviperiti per l’abbandono al quale sarebbero stati relegati dall’amministrazione comunale di Lecce, alcuni commercianti e residenti della marina potrebbero rivendicare il percorso già seguito da Casalabate, passata dopo referendum a Trepuzzi e Squinzano. Per ora è solo una provocazione, che resta però sullo sfondo di una vicenda annosa in cui gli abitanti e i frequentatori del posto si sentirebbero come figli di un dio minore, cittadini di serie B rispetto ad altri più “fortunati”.

Secondo Errico Grasso, promotore del comitato spontaneo di Torre Chianca, il governo cittadino avrebbe occhi solo per San Cataldo e, allora, tanto varebbe legarsi, ad esempio, al comune di Surbo che non ha alcuna marina nel proprio territorio. Il disagio manifestato dal comitato non è una novità: più volte il tono della polemica con pezzi dell’amministrazione si è alzato, ma questa volta gli associati si dicono pronti a recarsi presso la Procura della Repubblica per presentare un esposto.

La pietra dello scandalo è il campo di sosta per un gruppo di famiglie nomadi che è stato improvvisato nelle adiacenze del campo di calcetto comunale: un’area di residenza temporanea che si rigenera a ciclo continuo nonostante interventi periodici della polizia municipale. “Come se non bastasse i nomadi presenti gettano i loro rifiuti nel canale antistante il campo, dove scorrono le acque del fiume Idume, già invaso e devastato dalle canne e dalla sporcizia, nonché dalla noncuranza del Comune che non provvede alla adeguata pulizia dei canali da anni. Questi canali e loro acque sono da mesi ulteriormente e gravemente inquinate a causa dei rifiuti derivanti dal campo nomadi".

Questa presenza non gradita amplificherebbe le problematiche già emerse nel corso degli anni con sempre maggiore frequenza: “Torre Chianca già si trova in una situazione di grave disagio a causa delle dissestate ed allagate strade, inclusa Via delle Mimose, che è quella principale, dove fra l'altro passano i mezzi del trasporto pubblico urbano. Queste strade, che sono prive delle adeguate pendenze, si trasformano in conche d'acqua stagnante che insiste, da e per diversi mesi, proprio a ridosso delle abitazioni, impedendo di fatto ai residenti di uscire dalle proprie case, fino a quando il gran caldo non le prosciugherà per forza di cose. Una situazione, questa, che si verifica inverno ed estate e che crea enormi difficoltà ai commercianti ed ai residenti, i quali devono fare i conti con l'acqua stagnante per mesi, con gli annessi problemi di igiene e di insetti”.

Su quest’ultimo punto, nei giorni scorsi, l’assessore all’Ambiente, Andrea Guido, ha sollecito il consorzio di bonifica “Ugento e Li Foggi” a provvedere per tempo alla manutenzione dei canali, auspicando che un intervento in primavera possa scongiurare un’emergenza in estate. Ma il comitato punta l’indice dritto contro Guido, accusato di posare a beneficio dei fotografi con la vanga in mano, e contro il collega di giunta Gaetano Messuti, titolare dei lavori pubblici, che avrebbe fatto solo promesse elettorali. La tensione, insomma, in riva all’Adriatico e di nuovo alta. Domenica mattina, all’incontro programmato presso la sede del comitato, potrebbe partecipare lo stesso Guido. La speranza è che si possa trovare un punto d’incontro.

“Avevamo promesso in passati comunicati di non voler fare polemica, continuano i residenti ed i commercianti, ed è questa la nostra intenzione, ma viste le condizioni ed i fatti ci rivolgiamo direttamente al primo cittadino, affinché possa garantire quell'ordine pubblico e quella civiltà ambientale di cui, in qualità di sindaco è responsabile in prima persona, inoltre gli chiediamo di non essere trattati da cittadini di serie B solo perché siamo lontani dalle mura leccesi”.

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