Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

"Torre Veneri resta un sito inquinato". Lecce Bene Comune oltre l'archiviazione

Lecce Bene Comune ribadisce, dopo la chiusura dell'inchiesta, la bontà della sua iniziativa per la salvaguardia ambientale del sito che il procuratore Motta aveva definito tra i più incontaminati d'Italia. Salvemini: "Valutazioni a titolo personale"

Da sinistra Carlo Salvemini, Gabriele Molendini e Chiara Faniglulo.

LECCE – Il sito di Torre Veneri è inquinato. Lo dice lo stesso nucleo specializzato dell’esercito che ha rilevato nel gennaio scorso concentrazioni di piombo e rame nettamente superiori al limite di legge, che il governo - con un aggiornamento della normativa - ha equiparato per quanto riguarda i poligoni militari alle soglie tollerate per le aree industriali.

Lecce Bene Comune, per commentare l’archiviazione stabilita dal giudice per le indagini preliminari Simona Panzera del fascicolo sull’ipotesi di gestione illecita di rifiuti, affidato a Elsa Valeria Mignone, si è affidata agli atti documentali di quella stessa inchiesta, di cui accetta l’esito giudiziario, ma anche il risultato politico sancito: quello di un obbligo alla bonifica, su terraferma e in mare, con cadenza periodica, dopo le esercitazioni nel vasto poligono militare dove si spara da decenni. 

Del resto, è stato sottolineato in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il consigliere comunale Carlo Salvemini, Gabriele Molendini e l’avvocato Chiara Fanigliulo, lo stesso sostituto procuratore Mignone aveva voluto citare gli esposti di Lbc come la premessa necessaria per giungere all’importante risultato della bonifica per la salvaguardia del sito di interessa comunitario che si trova nei pressi di Frigole. E questo basterebbe, per Lecce Bene Comune, a liquidare le sommarie dichiarazioni di chi ha ritenuto la questione ambientale una strumentalizzazione politica fantasiosa.

Insomma, il fatto che la procura non abbia ravvisato gli estremi per un rinvio a giudizio perché l’abbandono dei rifiuti non è databile e quindi non riconducibile a persone fisiche, oppure perché il reato sarebbe comunque prescritto, non sposta di una virgola la necessità di un intervento radicale e accurato. In questo senso Lecce Bene Comune si attende ora “comportamenti coerenti”, a partire dalla presentazione di una Valutazione di incidenza ambientale che pure è obbligatoria per tutti i siti di interesse comunitario (inseriti nella direttiva Natura 2000) e che però, ad oggi, non è stata fatta.

Salvemini  ha ricordato come la presenza contemporanea del procuratore capo, Cataldo Motta, dell’aggiunto Ennio Cillo e del sostituto Elsa Valeria Mignone all’incontro di giovedì con i cronisti per illustrare l’archiviazione stia a sottolineare la particolare importanza attribuita alla questione dalla magistratura inquirente. E del procuratore non ha certo sposato le parole per cui “Torre Veneri è tra i siti più incontaminati di Italia” secondo le analisi recentemente acquisite e svolte dall’Università del Salento, alla quale è stato affidato il piano di caratterizzazione. "Sono frutto di una valutazione personale", ha chiosato Salvemini.

Ben più diretta è stata la replica del consigliere comunale alle “dichiarazioni rozze e volgari rilasciate da autorevoli rappresentanti istituzionali e per non fare nomi – ha precisato Salvemini - mi riferisco al consigliere regionale del Pd Antonio Buccoliero e all’assessore all’Ambiente, Andrea Guido”. I due avevano definito terrorismo psicologico e di allarmismo estremo l’azione di denuncia politica e per via giudiziale intrapresa da Lecce Bene Comune che riproposto da tre anni a questa parte una questione, quella del poligono, che era stata posta in qualche modo anche in tempi più remoti.  

Gli atti del Noe e della commissione parlamentare.

Molendini ha lodato il lavoro svolto dai carabinieri del nucleo operativo ecologico dei carabinieri, al comando del maggiore Nicola Candido, nella cui conclusioni preliminari della relazione del febbraio del 2013, si legge: “Tutti i militari escussi hanno inoltre escluso che i reparti in addestramento o la stessa Scuola di cavalleria si siano mai interessati alla raccolta di materiali balistici provenienti dalle esercitazioni nello specchio d’acqua antistante i poligoni in cui si svolgono le esercitazioni di tiro. Se ne deduce che in queste aree è praticamente certa una massiccia presenza di proiettili ed ogive sparate nelle esercitazioni, che stante il lungo periodo di permanenza, potrebbero aver causato e tuttora causare un inquinamento della matrice ambientale mare”.

Nella relazione del 9 gennaio del 2013 della commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dal salentino Rosario Giorgio Costa, a pagina 64, relativamente ad un sopralluogo effettuato nel marzo del 2011. è scritto nero su bianco: "Dalle risposte ai chiarimenti rivolte dalle senatrici e dai senatori presenti, è risultato altresì che il livello di utilizzazione del poligono risulta essere molto elevato, pari a circa 200 giorni l’anno, e che sono presenti relitti e bossolame in mare, prevalentemente bossoli di alluminio, considerato che esiste una fascia di sgombero fino ad 8 miglia dalla costa, utilizzata per i tiri, e che non sono mai state effettuate bonifiche dei fondali".

In quell’occasione, su richiesta del presidente della commissione, il capitano Paride Minervini “ha effettuato un sopralluogo in alcune aree del poligono documentando, anche fotograficamente, una situazione non del tutto rispondente a quella descritta dal comando della base (che cioè ad ogni esercitazione a terra corrispondesse una bonifica, ndr) e, soprattutto, tale da far ritenere che il materiale residuato da esercitazioni non sia oggetto di bonifiche accurate”. Lo stesso capitano ha effettuato successivi sopralluoghi nell’aprile e nel maggio successivo, in particolare in mare, ma gli esiti di quelle verifiche non sono stati resi noti tanto che Gabriele Molendini nell’audizione del 28 novembre del 2012 in commissione parlamentare (alla quale partecipò anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Lecce, Andrea Guido)  ne chiese la pubblicazione integrale.

A pagina 90 poi si parla di accumulo di “residuati delle attività di esercitazione, che richiedono presumibilmente importanti interventi di bonifica, finora evidentemente non attuati, sia a terra sia nel mare circostante. Dai sopralluoghi tecnici svolti è emersa una scarsa osservanza del disciplinare per la tutela ambientale e la bonifica”. E ancora: “per quanto concerne l’area marina le immersioni subacquee effettuate hanno evidenziato la presenza di numerosi relitti inerti, di proiettili da esercitazione, di un barcone metallico e di penetratori”. La commissione quindi raccomanda “la necessità di una più rigorosa applicazione delle norme di tutela ambientale e per la bonifica, e in particolare che si effettuino le bonifiche successive ad ogni esercitazione [...].”.

Sulla base di questi riscontri in atti ufficiali, Lecce Bene Comune ha rivendicato la bontà della propria iniziativa ed ha assicurato di impegnarsi ulteriormente sul fronte di Torre Veneri: perché ora il tema, comune a molte altre zone d’Italia, è quello di verificare la compatibilità tra insediamenti militari e oasi naturalistiche di particolare pregio. 

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