Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Tra polemiche e smentite, "la politica cosa ha deciso?"

Carlo Salvemini interviene nel dibattito su politica e cocaina. E per separare l'aspetto giudiziario dall'etica pubblica, si rifà al comunicato di Erio Congedo, esponente del Pdl vicino a Mantovano

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LECCE - Sul presunto e poi smentito affaire cocaina che ha infiammato le cronache dell'ultima settimana, interviene Carlo Salvemini, promotore del laboratorio Lecce2.0dodici. "Ciascuno di noi, o almeno ciascuno di quelli che hanno avuto interesse e pazienza di seguire le notizie trapelate a seguito dell'operazione 'Augusta', alla fine s'è fatto un'idea di come stanno le cose; oltre l'ufficialità dei comunicati e le asserzioni delle conferenze. Avrà deciso se considerare le parole del Procuratore della Repubblica un'assoluzione politica o una esclusiva puntualizzazione giudiziaria. Avrà deciso se ritenere credibili le notizie apparse nei giorni passati su tutti i media locali circa le presunte frequentazioni di qualche nostro rappresentante nelle istituzioni con esponenti della criminalità organizzata. Avrà deciso se giudicare attendibili i tanti test antidroga sbandierati come biglietti vincenti della lotteria da i nostri amministratori".

Per Salvemini l'unica certezza di questa storia è l'aver favorito il distacco dell'opinione pubblica dalla classe politica. "Come spesso accade saremo costretti a non poter conoscere la verità; che come il gioco della corda viene tirata da una parte e dall'altra. Quasi possa essere la vittoria dell'uno ai danni dell'altro. E non, piuttosto, la sconfitta di tutti. Chi ha ruoli di responsabilità non può non riflettere con sofferenza su questo punto: l'aver rovesciato sulla comunità un ulteriore elemento di sfiducia nei confronti delle Istituzioni. Si è maneggiato materiale incandescente senza le dovute precauzioni. Si è atteso troppo prima di intervenire per spegnere l'incendio che bruciava verità. Si è preteso di frenare le fiamme rovesciando un bicchiere d'acqua. Lasciando per terra tizzoni ancora ardenti. Che serva da lezione per il futuro".

Ci sono stati elementi di avventatezza, riconosce Salvemini, nel modo in cui è stata trattata la notizia. "In un Paese travolto da falsi dossier, depistaggi investigativi, macchine del fango è quanto meno prudente non assegnare valore di verità ai cosiddetti si dice riferiti a fatti, situazioni, episodi che vengono raccontati senza un conferma documentale. Il rapporto fiduciario con le proprie fonti è uno dei capisaldi del giornalismo giudiziario. Ma proprio in considerazione di episodi inquietanti della nostra storia recente e per il rispetto dei lettori e dei soggetti eventualmente coinvolti esso deve accompagnarsi a indispensabili, anche se complicate, verifiche di attendibilità e riscontri. Diversamente si corre il rischio di venire smentiti senza la possibilità di difendere la propria onorabilità e deontologia professionale".

Salvemini, allo stesso tempo, giudica inopportuno il ritardo con cui è arrivata la smentita della Procura. "In un Paese dove la tensione tra magistratura e politica è da un ventennio molto alta è stato certamente dannoso non aver tempestivamente evitato il susseguirsi di dettagli su presunte indagini molto delicate nei confronti di amministratori locali. Quanto abbiamo letto e ascoltato è evidentemente frutto di notizie fatte arrivare alle redazioni giornalistiche. Può essere smentito con un comunicato ma certamente non cancellato senza ulteriori precisazioni che dimostrino oltre l'irrilevanza penale anche l'assoluta infondatezza".

"Mi spiego meglio: scrivere che non è stata intercettata e non è negli atti alcuna conversazione telefonica e non è risultato alcun contatto dal quale possa ritenersi che Salvemini avesse acquistato acquistasse o dovesse acquistare droga mi scagiona da un sospetto pesante. Non precisare che Salvemini non ha avuto contatti di alcun tipo con gli arrestati se non irrilevanti e casuali lascia ombre pesanti sulla mia credibilità pubblica. E accredita l'idea, pericolosa e non veritiera, che il sistema dei media abbia ordito, in concorso, una campagna di stampa diffamatoria".

E per sostenere la ragionevolezza del suo ragionamento, l'ex dirigente del Pd fa riferimento al comunicato di Erio Congedo, consigliere regionale del Pdl, diramato mezz'ora dopo la nota di Cataldo Motta (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=30421). "In un Paese dove esiste una diffusione della criminalità organizzata nel corpo economico e sociale di molte regioni italiane, compito della politica dei partiti e dei suoi rappresentanti è quello evitare ogni sconfinamento in aree di illegalità per il tramite di soggetti poco raccomandabili, come si diceva un tempo. Non vi è dubbio che chi riveste cariche pubbliche ha il dovere, prima e più di chiunque altro, di essere d'esempio, di rispettare le regole e le istituzioni, di avere comportamenti che evitino di finire, anche se per debolezza, nelle spire di un mondo malavitoso", è stato giustamente ribadito".

"Il problema che si pone da qualche anno - conclude Salvemini - è quindi molto semplice, direi quasi banale: quando tutto questo dovesse accadere (ed è già accaduto) quali provvedimenti deve assumere la politica? Esemplari, intransigenti, coerenti con queste premesse immagino. Senza quindi invocare il rispetto del codice penale per assolvere frequentazioni imprudenti, spericolate, inopportune. Ecco: sarebbe il caso che ai proclami e alle dichiarazioni impegnative seguissero fatti e decisioni. Altrimenti saremo costretti a doverci ripetere alla prossima occasione e considerare anche questa vicenda un banale incidente di percorso".

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