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Trattamento di fine mandato: consiglio regionale costretto alla marcia indietro

Nella conferenza dei capigruppo si è deciso di abrogare l'emendamento votato all'unanimità il 27 luglio. Decisivo lo stop imposto da Letta e da Conte: rischio di impopolarità troppo alto a ridosso delle elezioni amministrative di ottobre

LECCE - Il segretario del Pd, Enrico Letta, e il presidente del M5S, Giuseppe Conte hanno imposto in poche ore la via d'uscita più drastica ai consiglieri regionali pugliesi che a fine luglio, a ridosso della pausa estiva, si erano infilati in un cul de sac ripristinando il trattamento di fine mandato, con effetto retroattivo dal momento in cui - nel secondo mandato di Vendola - era stato abolito.

Reintrodotta tramite un emendamento a firma di tutti i capigruppo, la misura ha suscitato un profondo malessere nell'opinione pubblica sia per l'opportunità in sé, in una fase di generalizzata difficoltà economiche per il ceto medio-basso, sia per le modalità, una specie di blitz di fine seduta senza alcun approfondimento e discussione. La polemica, avviata dalla consigliera "dissidente" Antonella Laricchia, eletta con il M5S, non si è sopita durante il periodo di vacanza e alla ripresa delle attività in Regione i partiti hanno concordato una nuova impostazione del testo all'insegna di una maggiore coerenza con quanto già previsto dall'intesa Stato-Regioni del 2012. Insomma, nessu passo indietro sostanziale.

Il tentativo, però, è fallito in extremis: troppo vicine le elezioni amministrative di ottobre, i leader non se la sono sentita di chiudere un occhio su questa vicenda, infelice soprattutto per la maniera in cui è stata gestita, come se la si volesse nascondere. Quella sensazione di un colpo di mano non la si è potuta modificare e oggi è arrivata la resa definitiva al termine di un confronto tra il presidente della Regione, Emiliano, e tutti i capigruppo. Il governatore, assente durante la seduta del 27 luglio, aveva da subito preso le distanze dall'emendamento di cui domani i capigruppo di maggioranza chiederanno, obtorto collo, l'immediata abrogazione ed è difficile immaginare che la minoranza abbia da eccepire qualcosa di sostanziale, per le stesse ragioni di impopolarità della "liquidazione". 

Nel corso della giornata si sono succeduti i comunicati stampa delle varie forze politiche, tutte concordi da una parte nel rivendicare il merito della questione - il diritto a un trattamento di fine mandato come avviene in "altre regioni, per i deputati, per i sindaci, per i presidenti della Provincia -, dall'altra nel riconoscere di aver sbagliato modus operandi. Diverse poi le manifestazioni di buone intenzioni e di rilanci: dalla devoluzione ai bimbi gravemente malati dell'importo stimato - Forza Italia e Paolo Pagliaro per La Puglia domani - fino alla richiesta di gratuità per tutti gli incarichi stabiliti per decreto dal governatore (Fratelli d'Italia presenterà un apposito emendamento, domani). 

L'unica a cantare veramente vittoria è Laricchia: "Ringrazio la società civile che sta costringendo i partiti a invertire la rotta. È un provvedimento vergognoso e il popolo sta riuscendo a cancellarlo, perché quando non rimane silente e rassegnato di fatto si dimostra imbattibile. Senza questa attenzione e mobilitazione mediatica i partiti non avrebbero provato vergogna e non avremmo risparmiato questi soldi"

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