Lunedì, 26 Luglio 2021
Politica

Trattoria sui luoghi del poeta, Gabellone difende la scelta della Provincia

La concessione di un'area di palazzo Comi, a Lucugnano, per servizi di ristorazione, fa ancora discutere, ma il presidente replica alle "posizioni preconcette": "Noi senza risorse, solo così salviamo dal degrado un bene pubblico"

LECCE – “Via le posizioni preconcette e le speculazioni intellettuali”. Sul caso della “trattoria” nei giardini di Palazzo Comi, il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, respinge le critiche e difende la scelta di Palazzo dei Celestini di concedere in comodato una parte della struttura ad un’azienda privata. E lo fa, spiegando per filo e per segno, il percorso che ha condotto l’amministrazione a questa presa di posizione e raccontato del proprio passaggio a Lucugnano per avere contezza delle caratteristiche dei luoghi ed in particolare della consistenza e dell’ubicazione dell’area oggetto della concessione.

“Del resto – afferma -, negli ultimi giorni la stampa ha dato rilievo alle critiche sulla scelta del consiglio provinciale di autorizzare un esercizio di ristorazione sulla superficie; critiche espresse sia da intellettuali di fama, di certo alieni da polemiche di carattere strumentale, sia da censori improvvidi, all’oscuro dell’esiguità delle risorse degli enti pubblici, specie nell’ambito della tutela del patrimonio culturale”.

Gabellone racconta di aver invitato nella sua visita, oltre ai tecnici della Provincia anche il sindaco di Tricase, Antonio Coppola, per un confronto sereno sulla decisione assunta e sull’eventuale necessità di una riflessione più approfondita: “In un afoso pomeriggio della scorsa settimana, mentre il sindaco ed io attendevamo l’arrivo dei tecnici – chiarisce -, con profonda amarezza abbiamo constatato l’obiettivo stato di abbandono e di degrado in cui versa il giardino di Palazzo Comi; constatazione non inconsueta, purtroppo, per gli immobili pubblici, anche di pregio artistico, la maggior parte dei quali, nella nostra provincia come nel resto d’Italia, richiederebbe urgenti interventi di restauro, quanto meno conservativo, per i quali le risorse finanziarie sono pari a zero”.  

I tecnici della Provincia, giunti sul posto, hanno richiamato l’attenzione sulla circostanza che l’area oggetto della concessione non faccia parte del giardino annesso a Palazzo Comi ma ne costituisca una pertinenza del tutto separata: “Resta, quindi, aperto – precisa - il problema della manutenzione dell’immobile nel suo complesso ma - sgombrato il campo da ogni equivoco, una volta per tutte - occorre prendere atto che la superficie oggetto della concessione in comodato non ha nessuna relazione col giardino, di cui l’area costituisce solo una pertinenza”.

Vista, quindi, per “quello che effettivamente è”, la concessione in comodato d’uso della zona (con tutta la serie di vincoli e di oneri, a carico del comodatario, stabiliti dal consiglio provinciale, compresa la manutenzione programmata del giardino e di altre aree a verde) costituisce, con le attuali condizioni finanziarie delle istituzioni locali, secondo Gabellone, “l’unica possibilità di far sopravvivere, in attesa di tempi migliori, strutture immobiliari di notevole consistenza che altrimenti sarebbero condannate ad un inarrestabile degrado”.

“A condizioni chiare e con le garanzie (anche finanziarie) opportune – asserisce -, l’imprenditore privato utilizza il patrimonio pubblico per le attività della propria azienda, ben sapendo che il successo è in stretta dipendenza dal modo in cui la struttura viene gestita”.

Gabellone, quindi, passa in rassegna una serie di esperienze di segno positivo, tra cui la Masseria Torcito, a Cannole (attualmente condotta in concessione a titolo oneroso e con “risultati gestionali soddisfacenti”, da imprenditori privati), o il castello di Acaya, che ospita l’istituto di culture mediterranee; inoltre sono in corso lavori di sistemazione di parte di Villa Mellone e del giardino attiguo, ceduti in affitto alla Rai, come nuova sede dell’ufficio di redazione di Lecce; ed ancora, “eventi effimeri – puntualizza Gabellone -, che nulla possono togliere alla dignità del luogo, potranno essere autorizzati dal F.a.i. nella prestigiosa Abbazia di Cerrate”.

“Ed allora, dobbiamo alimentare le posizioni preconcette – tuona il numero uno di Palazzo dei Celestini - di chi teme una profanazione dei luoghi dove visse il poeta Girolamo Comi, orgoglio della nostra terra, oppure, cedendo per una volta all’ottimismo, possiamo intravedere lo sviluppo di un’azienda a carattere famigliare che, utilizzando solo un’area scoperta di pertinenza di Palazzo Comi (e non il giardino del palazzo stesso), dà nuovo impulso alla propria attività e, al tempo stesso, garantisce la buona conservazione di uno dei luoghi più significativi della nostra provincia?”

“I beneficiari dell’eredità Comi – prosegue Gabellone - sono solo gli intellettuali che hanno scoperto la portata innovativa della sua poesia o possono considerarsi suoi eredi e custodi del suo ricordo anche coloro che hanno prestato la loro opera di servizio e di assistenza al poeta, standogli vicino negli ultimi difficili anni della sua vita, come la signora Jolanda, madre della titolare dell’impresa di ristorazione?” “Non v’è ragione, a mio giudizio – conclude -, di dubitare dell’onestà d’intenti di persone che, con Girolamo Comi, hanno avuto lunga, devota ed amichevole frequentazione”.

 

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