Treni e trasporti, liquami e disservizi lungo le tratte pugliesi

Dall’Udc si chiede di bloccare il “depotenziamento” dei treni e di eliminare le fermate inutili. Il centrodestra salentino punta il dito contro Trenitalia e l’ennesimo caso di disagio: i liquami su un regionale Lecce-Foggia

LECCE - “I tagli dei treni a lunga percorrenza condannano la Puglia all’isolamento e ne decretano l’inizio della fine di un possibile sviluppo economico. Disagi che si aggiungono a disservizi che non possono essere ignorati dalle Ferrovie dello Stato a cui, siamo certi, il Governo Monti dedicherà la giusta attenzione, invertendo la rotta rispetto al suo predecessore”. È questo il parere del capogruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro, intervenuto in merito alle questione trasporti.

L’esponente dello scudo crociato sottolinea come la vocazione turistica della Puglia non possa essere mortificata da un “depotenziamento del servizio”, ritenendo “assurda” non solo la soppressione di corse, ma anche quella di “numerose fermate”. “L’auspicio – ha concluso Negro – è che le parole del Presidente Monti trovino riscontro nella realtà e che questo governo punti realmente sullo “sviluppo del Mezzogiorno” quale “contributo decisivo per una crescita sostenibile e durevole dell’Europa”, a cominciare proprio dalle Ferrovie dello Stato e dal potenziamento delle infrastrutture che consentirà di allineare la Puglia al resto dell’Italia”.

Più critici gli esponenti del centrodestra salentino alla Regione (Rocco Palese, Antonio Barba, Andrea Caroppo, Erio Congedo, Roberto Marti e Mario Vadrucci), che parlano di “treni dello scandalo” con riferimento ai vagoni sulla tratta Lecce-Foggia, che registrano condizioni indecenti: sotto la lente d’ingrandimento un treno regionale, invaso dai liquami.

“È vergognoso – scrivono in una nota – che in Puglia arrivino pochi treni, con tariffe più care e pure invasi dai liquami, tanto che una ispezione della Asl ha decretato l’emergenza sanitaria e stabilito che il treno era impraticabile. Le proteste, le rivendicazioni, le rivolte sono il minimo che la popolazione pugliese e meridionale può mettere in atto, ma ciò che occorre è che le istituzioni, quindi in primis la Regione Puglia e le altre Regioni meridionali interessate, costringano Trenitalia a sedersi ad un tavolo di trattativa seria”.

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“Oltre a spiegarci perché i viaggiatori pugliesi sono trattati come bestie – rilanciano -, Trenitalia deve garantire tariffe eque e servizi quantomeno decenti. E il governo Monti deve pretendere che Trenitalia onori il suo contratto di servizio o, nel caso, che questo contratto venga rivisto includendo servizi dignitosi per i viaggiatori pugliesi e meridionali e, comunque, non inferiori ai servizi resi nel resto d’Italia”.

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