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Trepuzzi ricorda Alessandro Carrisi, nel decennale dell'attentato di Nassiriya

La comunità locale dedica una due giorni al primo caporal maggiore, rimasto vittima insieme ad altri 18 italiani nel "giorno nero" della missione in Iraq. Domani sera previsto un convegno, mentre giovedì cerimonia commemorativa

TREPUZZI - La comunità di Trepuzzi non dimentica il primo caporal maggiore, Alessandro Carrisi, concittadino caduto insieme ad altri 18 italiani nell'attentato di Nassiriya, in Iraq, del 12 novembre 2003: a dieci anni da quelle che venne definito il “giorno nero” per la missione italiana con la morte di 12 carabinieri, 5 soldati e due civili, il sindaco, Oronzo Valzano, e l'amministrazione comunale, in occasione del decimo anniversario della strage, hanno organizzato 2 eventi commemorativi.

Il primo si terrà mercoledì, alle ore 18.30, presso l'aula consiliare del Comune di Trepuzzi, con un convegno dal titolo: “Missioni di pace contingente italiano all'estero”. I relatori che interverranno sono il generale Alessandro Passante e il colonnello Francesco Elia. Giovedì 14 novembre, poi, cerimonia commemorativa del 10esimo anniversario della strage di Nassiriya, con il seguente programma: alle 9.30, raduno presso scuola elementare “A. Carrisi”, alle 9.50 corteo con gli alunni delle scuole elementari; alle 10.30 Santa Messa chiesa Maria SS. Assunta, alle 11.30 corteo verso il monumento ai caduti di tutte le guerre. Alle 12.30 termine cerimonia

E al ricordo si unisce Simona Manca, vicepresidente della Provincia di Lecce e concittadina dello stesso Carrisi: “Sono trascorsi ormai 10 anni dal quel dolorosissimo 12 novembre 2003 - dice - da quella tremenda notizia che sconvolse il nostro paese. A Trepuzzi, poi, la notizia dell’accaduto fece deflagrare un’altra bomba nell’animo di ciascuno di noi. Avevamo perso un amico, un fratello, un figlio, un soldato orgoglioso, un vero uomo. Piansero anche i sassi per Alessandro".

"Non riuscirò mai a dimenticare - racconta - il silenzio che accompagnò l’arrivo della salma in paese, un silenzio che ci accompagna da quel momento ogni volta che pensiamo alle guerre, ai giovani che muoiono sui fronti caldi, alle tante vite spezzate inutilmente. E’ sbagliato continuare a pensare che la lotta per la pace e la sicurezza, per i diritti fondamentali di tante popolazioni negli angoli più disparati del mondo, si debba identificare e confondere con le missioni, con il presidio militare dei territori e con gesti di guerra spesso decisi da altri Stati. Oggi - sottolinea - prego perché Alessandro ci aiuti da lassù a farci capire quanto è importante vivere nell'amore e dire 'no' a guerre insensate che producono solo morte, anche nel nostro animo”.

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