Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Trevisi contro Tap e trivelle: "Scelte energetiche completamente sbagliate"

Il consigliere M5S denuncia strategie politiche "dannose per ambiente ed economia". Virtuosi i dati della green economy per l'occupazione e le tasche dei cittadini

LECCE – La politica energetica in Italia è tutta da rifare: questa, in estrema sintesi, è la posizione di Antonio Trevisi, consigliere regionale M5S, che punta il dito contro “scelte sbagliate” in materia che “avvantaggiano gli interessi di pochi a scapito del bene collettivo”.

Sul banco degli imputati sale quindi il governo che continua ad investire su energie fossili "dannose per l’ambiente”. “Continuando così – denuncia il consigliere - sarà distrutto in breve tempo non solo l’ambiente, ma anche l’economia che non sarà in grado di competere con le nazioni che hanno puntato sull’innovazione e su altre fonti di approvvigionamento energetico”.

Le dichiarazioni di Trevisi  si agganciano alla ripresa dei lavori nel cantiere Tap ed al via libera, accordato dal ministero dell’Ambiente, all’azienda americana Global Med per la ricerca del petrolio mediante l’utilizzo della tecnica dell’airgun al largo di Santa Maria di Leuca.

Il gasdotto Tap e le prospezioni petrolifere rappresentano il nocciolo della questione: “Stiamo parlando della stessa classe politica che, alcuni anni addietro, proponeva centrali a gas e la realizzazione in Italia di quattro nuove centrali nucleari che, alla luce dell’attuale sviluppo delle energie rinnovabili, avrebbero avuto un impatto devastante a livello economico in termini di overcapacity e di investimenti finanziati dalle banche non recuperabili”, ammonisce il pentastellato.

“Purtroppo - aggiunge - anche il presidente Emiliano vorrebbe portare le centrali a gas in Puglia senza rendersi conto che stanno fallendo in tutta Italia e sono una concausa della crisi delle banche. È paradossale che oggi siamo nelle stesse mani di coloro che hanno commesso tali macroscopici errori di politica energetica in passato”.

Poi, il paradosso: “Grazie a queste persone oggi è quasi più complesso l’iter per installare un impianto fotovoltaico su una struttura domestica, rispetto alla procedura per ottenere le autorizzazioni a bombardare i fondali marini con l’airgun. Il governo nazionale si sta dimostrando solo uno zerbino di lobby e multinazionali lo ha dimostrato e detto chiaramente Renzi nel suo ultimo discorso a Bari”, puntualizza Trevisi.

In questa sequela di presunti errori, non sono secondarie le ricadute sui livelli occupazionali: “Le aziende in via di sviluppo, nel settore della green economy, avrebbero continuato a creare migliaia di posti di lavoro – spiega il consigliere -.  Ad un tratto, però, sono state lasciate a loro stesse e fatte fallire dalla politica che ha tolto gli incentivi alle rinnovabili per darli alle fossili al fine di agevolare grosse lobby, petrolieri, multinazionali straniere”.

Trevisi ribadisce la necessità di puntare su un modello basato sull’autoproduzione e sulla generazione distribuita. E i numeri giustificherebbero questo cambio di direzione nelle strategie energetiche: “Un recente studio di pianificazione energetica realizzato da 27 ricercatori di prestigiose università internazionali, pubblicato nell'ultimo numero della rivista scientifica Joule, ha dimostrato che in un'Italia alimentata interamente dalle rinnovabili, i cittadini risparmierebbero 6 mila e 500 euro a testa”.

La green economy salverebbe 45 mila vita umane, esposte al rischio di morte prematura per effetto dell’inquinamento. E, ancora, permetterebbe di creare 485 mila e 857 nuovi posti di lavoro, al netto dei 164 mila e 419 persi nel settore dei fossili.

“Il modello basato sull’autoproduzione energetica - conclude - è l’unico che consentirebbe che gli enormi flussi di denaro, oggi concentrati nelle mani di pochi soggetti, vengano distribuiti a tutti i cittadini creando ricchezza e nuovi posti di lavoro”.

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