Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica

Trivellazioni nello Ionio, dal Comune di Nardò parere negativo unanime

Il verdetto degli amministratori neretini, durante la Commissione Ambiente, è stato senza distinzioni. Le ricerche di idrocarburi, illustrate un mese addietro dalla multinazionale "Shell Italia", saranno contrastate e respinte

@TM News/Infophoto

NARDÒ - L'amministrazione comunale di Nardò, all'unanimità, ha detto un secco "No" alle trivellazioni in mare dei comuni di Porto Cesareo, Galatone, Sannicola, Gallipoli, Taviano, Racale, Alliste, Ugento, Salve, Morciano, Patù, Castrignano dei Greci, preannunciate dalla società "Shell Italia".

Nel corso della commissione Ambiente, convocata e coordinata dal presidente,  Salvatore Antonazzo, gli esponenti politici neretini, guidati dal sindaco Marcello Risi, inclusi i consiglieri d'opposizione, hanno preso una drastica e ferma posizione contro le trivellazioni marine, per la ricerca e l'estrazione  di idrocarburi.

“Una condizione che si andrà aggravando se non si cancellerà al più presto l’articolo 35 del decreto “Cresci Italia” del 2012, che potrebbe dare il via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio le quali, sommate alle 9 già attive nel mare italiano darà un totale di 29mila e 700 chilometri quadrati di superficie marina sfruttata. Tutte le regioni interessate si sono fatte promotrici della richiesta di abrogazione – tramite referendum popolare – di questo articolo", ha denunciato il presidente della commissione.

“Anche lo Ionio - ha proseguito-  protetto fino allo scorso anno da ogni attività petrolifera, è interessato oggi da 7 richieste per la ricerca di petrolio per un totale di 3mila e 942 chilometri quadrati, dopo che il recepimento delle direttive europee sulla tutela penale dell’ambiente e sull’inquinamento delle navi a luglio 2011 ha riaperto alle trivelle l’area del Golfo di Taranto.”

Solo lo scorso 14 dicembre, la "Shell Italia E&P" aveva tentato di tranquillizzare le comunità ioniche coinvolte nel progetto di studio, illustrando il piano delle ricerche. Per le indagini sui fondali marini la multinazionale del petrolio aveva dichiarato di escludere piattaforme semisommergibili invasive e di grande impatto. Così come aveva anche escluso il ricorso a perforazioni di alcun genere.

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