Nuovo spettro trivelle nello Ionio. Si prepara un'altra mobilitazione

Il consigliere Scorrano ha chiesto a Gabellone e a Martella una riunione urgente sul nodo delle indagini in mare delle multinazionali del petrolio

Un manifesto in occasione del referendum di aprile.

LECCE – Le nuove autorizzazioni e il decreto di valutazione di impatto ambientale licenziato recentemente dal ministero dell’Ambiente in favore della multinazionale statunitense “Schlumberger” e della società australiana della “Global Petroleum Limited” riaccendono le tribolazioni per l’arrivo delle trivelle lungo la dorsale che dal Gargano si spinge ben oltre il Capo di Leuca e sconfina nelle acque ioniche. Timori che già nella scorsa primavera, in pieno clima referendario, erano alquanto fondati.

Le multinazionali dell’oro nero che hanno ottenuto dal governo italiano i permessi di ricerca di idrocarburi per quattro zone al largo della costa pugliese potrebbero utilizzare la tecnica dell’air gun, la stessa sempre contestata e ritenuta pericolosa per l’ecosistema marino dalle associazioni ambientaliste, dalla rete dei No Triv e dalla stessa Regione Puglia e dal presidente Emiliano. Ed è per questo che si rimette in moto la mobilitazione per bloccare sul nascere le nuove ipotesi di “prospezioni” tra l’Adriatico e il mar Ionio. In territorio salentino, sulla questione, è stata richiesta in queste ore dal consigliere provinciale del gruppo di Salento Bene Comune, Danilo Scorrano, la convocazione della seconda commissione consiliare per fare il punto della situazione alla luce delle recenti autorizzazioni rilasciate dal Governo. La richiesta è stata inoltrata al presidente dell’ente provinciale, Antonio Gabellone e al presidente della commissione di palazzo dei Celestini (che si occupa anche delle questioni di tutela e valorizzazione dell'ambiente), Roberto Martella.               

In particolare il consigliere provinciale di Salento Bene Comune ha posto l’attenzione sulle autorizzazioni, rilasciate dal ministero dell’Ambiente, alla “Schlumberger” per avviare in un’area di quattromila chilometri quadrati nel mar Ionio (a sole tredici miglia da Taranto e diciotto da Leuca vicinissime quindi alla costa e a quel limite imposto dalla legge di 12 miglia), le cosiddette prospezioni  con la tecnica “air-gum” per sondare il sottosuolo alla ricerca di petrolio. Tecnica di indagine che viene considerata da sempre, dal fronte d’opposizione alle trivelle, come invasiva, basandosi su forti esplosioni ed emissioni sonore che danneggiano i fondali e sopratutto la fauna marina. La nuova sollecitazione punta a avviare un’azione di concerto tra la Provincia di Lecce e i 12 comuni salentini interessati (Galatone, Ugento, Racale, Sannicola, Castrignano, Morciano, Patù, Taviano, Alliste, Salve, Gallipoli e Nardò), con il loro litorale, dalla possibile ricerca degli idrocarburi, petrolio e gas, nei fondali. 

“Bisogna a avviare un’azione di concerto che, vista anche la posizione del presidente Gabellone espressa a mezzo stampa di contrarietà al provvedimento e della stessa Regione Puglia, impegni il governo nazionale a rivedere la propria posizione e a recedere dalle nefaste decisioni intraprese” esplicita il consigliere Scorrano che ha rilanciato la richiesta di convocazione urgente della commissione provinciale alla presenza dei tecnici dei settori interessati, invitando tutti i sindaci dei comuni coinvolti, oltre ai consiglieri regionali, alla deputazione salentina, all’Università e alle associazioni ed i comitati che si sono occupati della vicenda, per predisporre un ordine del giorno da portare in un consiglio provinciale  monotematico che esprima in modo chiaro ed istituzionale il dissenso nei confronti delle autorizzazioni rilasciate dal ministero dell’Ambiente e ne chieda l’immediato ritiro.

“Bisogna ribadire la volontà del territorio già espressa in passato” conclude Danilo Scorrano, “di tutelare il proprio mare che deve essere fonte di ricchezza e lavoro attraverso una politica di valorizzazione delle attività di pesca e quindi di tutto ciò che ne consegue in termini di commercializzazione, esportazione, trasformazione oltre alle attività connesse di ristorazione e conservazione e alla qualificazione dell’offerta turistica. Tutto ciò, poco ha a che fare con l’anacronistica ricerca del petrolio attraverso tecniche che pregiudicherebbero in modo irreversibile la nostra vera ricchezza naturale”.

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