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Il dibattito sul tema

Trivelle, approvata mozione M5S. Azione e IV obiettano: “Attenzione ai no ideologici”

A Lecce approvata la proposta pentastellata che dice no alle trivellazioni e impegna il sindaco a interloquire sui temi ambientali con le altre istituzioni. Ma i partiti provinciali del terzo polo storcono il naso

LECCE - È stata approvata lo scorso, venerdì 17 febbraio, nel consiglio comunale di Lecce, la mozione presentata dal M5S contro le nuove trivellazioni. Nello specifico, la proposta impegna il primo cittadino del capoluogo salentino a chiedere, anche tramite Anci, un confronto tra Stato, ministeri, regioni, forze politiche e movimenti territoriali sul futuro energetico del Paese, con particolare riferimento sia all’utilizzo e al rafforzamento delle fonti rinnovabili, sia alle implicazioni ambientali delle fonti fossili; e ancora un confronto sulle misure più sostenibili per fronteggiare la crisi energetica attuale e a relazionare, entro sei mesi, all’assise comunale su eventuali sviluppi e sulle interlocuzioni avute.

“La mozione - dichiara il consigliere del M5S Arturo Baglivo - è stata accolta dalla maggioranza, che l’ha di fatto sottoscritta in aula, ed è passata con l'astensione del centrodestra. La dimostrazione che purtroppo si antepongono le logiche di partito al bene della nostra terra. Ancora una volta abbiamo voluto ribadire il no alle trivelle, chiedendo al sindaco di farsi portavoce con la Regione e il Governo di questa contrarietà a nuove trivellazioni e di intraprendere ogni azione legittima per contrastare il rilascio di nuove concessioni”.

La mozione per dire no allo sblocco delle concessioni di estrazione di gas in mare è stata depositata in consiglio regionale dai consiglieri di maggioranza del M5s Cristian Casili, Marco Galante, Grazia Di Bari e Rosa Barone. Una mobilitazione che vede uniti consiglieri regionali e comunali.

“Il governo - dichiarano il vicepresidente M5S Mario Turco ed il coordinatore regionale del partito, Leonardo Donno - non può continuare a prendere decisioni senza ascoltare i territori. Puntare sulle trivelle è una scelta sbagliata non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Sono tanti ormai in Puglia i consigli comunali che con forza si stanno esprimendo contro il rilascio di nuove concessioni di estrazione di gas in mare. L’autonomia energetica si raggiunge puntando sul risparmio energetico, non affossando il Superbonus, e le misure per lo sviluppo dell’energia rinnovabile, come sta facendo questo governo”.

I coordinatori provinciali di Azione ed Italia Viva Ada Fiore, Paolo Greco e Massimo Toma sottolineano come per loro, “ancora una volta, si manifestino comportamenti ideologici che, nei fatti, come avvenuto per Tap, finiscono solo per danneggiare l’interesse di un territorio”: “Non si può, infatti – affermano -, impostare la transizione ecologica e la lotta al cambiamento climatico immaginando il proprio territorio scollegato dal contesto generale. Nel mare Adriatico ci sono giacimenti di gas, il cui sfruttamento può essere appannaggio non solo dell’Italia. Per decidere di rifiutare qualsiasi possibilità di sfruttare i giacimenti di gas, occorre avere la garanzia che questo non venga fatto da un Paese frontaliero”.

“Purtroppo – proseguono - mentre noi assistiamo nuovamente al puro e semplice perpetuarsi di un ecologismo dottrinario, con posizioni al di fuori della realtà, già accade che a poche centinaia di metri lo stesso giacimento venga sfruttato da altri Paesi. La ragionevolezza indurrebbe a concepire che le richieste dovrebbero vertere anzitutto su misure di compensazione economiche, da utilizzarsi da subito per ridurre il costo delle bollette.  Una politica che la Puglia avrebbe dovuto tenere sin dalla vicenda Tap, senza farsi vincere dalle prediche demagogiche”.

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