Trivelle, sì della Regione al referendum. Ma non mancano polemiche e dubbi

Il Consiglio della Puglia ha votato all'unanimità per l'indizione dei quesiti da sottoporre ai cittadini. L'obiettivo sembra avvicinarsi, dato che si sono già espresse altre due Regioni. Emiliano lancia un messaggio al Governo Renzi: "Noi, anticonformisti". Ma M5s ha più di qualche perplessità

BARI – Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato i referendum sulle trivellazioni per la ricerca di petrolio in mare. Il voto è arrivato all’unanimità. Prima si era già espressa favorevolmente la Basilicata, oggi anche il Molise le Marche e la Sardegna. Occorre, come noto, raggiungere quota cinque regioni per recarsi di fronte alla Cassazione con la richiesta in mano. E si attendono anche gli esiti di altre consultazioni. Di mezzo ci sono Sicilia, Veneto e Calabria.

“E’ una giornata felice oggi per i pugliesi e per questo Consiglio regionale”, ha commentato il presidente Michele Emiliano, ora che l’obiettivo sembra avvicinarsi. “Il conformismo – ha detto, riferendosi alla politica nazionale e alle scelte governative che scaturiscono in seno  allo Sblocca Italia sulla questione idrocarburi – è il principio della fine dell’attività libera di una comunità e non è il caso della Puglia”. “Appartenere a un partito – ha aggiunto Emiliano – non significa accettare tutto quello che il vertice del partito ha deciso”.

“In una regione che il National Geographic definisce la più bella del mondo è chiaro che piazzare piattaforme petrolifere davanti a San Nicola, alle spiagge del Salento, o nel golfo di Taranto, non crea affatto ricchezza, ma solo smarrimento e distacco dalle istituzioni”. “Oggi – ha concluso, in una nota diffusa sul sito istituzionale della Regione Puglia - abbiamo dato vita ad un evento politico molto importante nel quale l’obiettivo è la tutela della nostra terra ma anche la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini”.

Sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere il senatore salentino di Noi a Sinistra per la Puglia, Dario Stefàno, secondo cui l’esito odierno del Consiglio regionale “esprime un valore forte, dimostra quanto la Puglia sia fortemente legata alla difesa del nostro mare”.  “Purtroppo - ha continuato Stefàno - lo Sblocca Italia, in alcuni passaggi, sembrerebbe creare conflitti territoriali. E non è giusto che un Governo prenda decisioni in autonomia e sulla testa dei cittadini, soprattutto quando si parla di ambiente”.

Polemico invece il Movimento 5 stelle, che giudica schizofrenico il comportamento della Regione e che commenta laconico: “Votano a favore del referendum ma rinviano il nostro ordine del giorno finalizzato alla promozione dello stesso”.

A intervenire in aula, per conto del gruppo, la consigliera Viviana Guarini, che ha ricordato: “Quando un anno fa in Parlamento, il governo nazionale a guida Pd ha proposto un piano per le trivellazioni, il Movimento 5 stelle si è da subito duramente opposto in aula,  denunciando le devastanti conseguenze che il decreto, poi approvato con la solita fiducia imposta dal Governo Renzi, avrebbe avuto sull’ambiente”. M5s ha portato avanti in questi mesi un tour informativo con uno slogan più che eloquente: “Giù le mani dal nostro mare”. “Oggi – ha detto -, seppure in ritardo, è necessario che tutte le forze politiche siano compatte nella difesa del nostro patrimonio naturalistico e ambientale”.

Ma i pentastellati sono critici e ritengono che le premesse non siano buone. Il riferimento è a quanto accaduto poco prima dell’ingresso in aula in conferenza dei capigruppo, nel corso della quale il gruppo ha chiesto l’approvazione di un ordine del giorno che, in caso   di accoglimento dei quesiti da parte della Corte costituzionale, comporti un intervento della Regione per promuovere adeguatamente il referendum. L’obiettivo: evitare il mancato raggiungimento del quorum.  “Inspiegabilmente a nostro parere dichiarano i pentastellati i partiti hanno votato per rimandare un ordine del giorno che avrebbe suggellato semplicemente il loro serio e concreto impegno in favore di questo referendum”. Da qui il sospetto, e cioè che” questa iniziativa referendaria sia soltanto uno specchietto per le allodole ma che non esista una concreta volontà da parte dei partiti di raggiungere il quorum”.

Non ha invece dubbi il consigliere regionale del Pd, Ernesto Abaterusso, secondo cui oggi “è stata scritta oggi una bella pagina di politica”. “A chi pensa che l'approvazione delle delibere con i quesiti referendari rappresenti una sfida nei confronti del Governo diciamo che non è così”, ha precisato.

“Il nostro no, oggi, in Consiglio regionale, rappresenta più che altro una richiesta di ascolto da parte di tutti i territori interessati e un appello a un maggiore dialogo tra Roma ed enti locali. Solo così si potranno salvaguardare i nostri tesori più preziosi, primo fra tutti il mare”.

Michele Rizzi, coordinatore regionale di Alternativa comunista, ritiene invece che l’approvazione dei referendum non sia sufficiente. Questa mattina il suo movimento, insieme al Coordinamento No Triv, ha manifestato all'esterno del Consiglio regionale. Poi, con altri attivisti, ha compiuto anche un blitz in aula, aprendo uno striscione contro le trivellazioni petrolifere.

“Di certo i referendum toccano soltanto alcuni articoli del decreto Sblocca Italia del Governo Renzi – ha commentato Rizzi -, una legge catastrofica per l'ambiente creata esclusivamente per far fare profitti alle multinazionali e non colpiscono alla base le prerogative nefaste del governo”.

Alternativa comunista ritiene che vada alzato il livello di scontro verso il decreto per amplaire al massimo la mobilitazione nelle regioni interessate. “Fino alla sconfitta del Governo Renzi e al blocco della distruzione del nostro mare e delle nostre coste”.

12039147_10153690209353552_3882480661160446697_o-2I parlamentari del Pd, Salvatore Capone ed Elisa Mariano, colgono l’occasione odierna per ribadire l’urgenza di una moratoria in sede europea, affinché tutti i Paesi che si affacciano sul corridoio Adriatico definiscano una strategia condivisa e sulle alle autorizzazioni per la ricerca e le prospezioni nell’Adriatico e nello Jonio, ma anche la necessità di indire un tavolo interistituzionale con le regioni adriatiche e in particolare con la Puglia.

“Adriatico e Jonico sono ecosistemi delicati, complessi, fragili e preziosi, interessati da progetti di salvaguardia e tutela, anche a fini turistici, che rischiano di confliggere con attività di altra natura, la cui parabola peraltro potrebbe comprometterli irreversibilmente”, hanno commentato. Hanno quindi deciso di coinvolgere nelle prossime ore Chiara Braga, responsabile Ambiente del Partito democratico. Obiettivo: dopo aver già interrogato sul tema il Governo, avviare un confronto con i vertici nazionali.

Entusiasta il Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili, secondo cui "le istituzioni si stanno rendendo megafono della voce del popolo". "Come Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili siamo più che mai impegnati a diffondere le nostre ragioni in mezzo alla gente, nel cuore della società. Crediamo, infatti, che non si possa perdere tempo, visto che la battaglia referendaria è alla porte. A tal proposito - aggiungono -, ci auguriamo che le forze politiche possano da subito seguirci e sostenerci nella campagna di diffusione delle argomentazioni che ci spingono a dire no al petrolio".

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"Siamo prossimi al risultato che, qualche anno fa, nell’incredulità di molti, ci eravamo prefissati di raggiungere.  Dopo la giornata di oggi - concludono -, ci sentiamo più forti e convinti che quel risultato possa essere raggiunto".

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