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Tutti a casa. La Rr non cambia idea, protestano gli addetti alla mensa

Caos nei nosocomi di San Cesario e Gagliano del Capo a causa dei licenziamenti, 30 in tutto. I lavoratori si fanno sentire sotto i portoni della Asl di Lecce. Sindacati rivendicano l'internalizzazione del servizio

L'ospedale di Gagliano del Capo.

LECCE - Niente da fare per gli operatori del servizio mensa negli ospedali di San Cesario di Lecce e Gagliano del Capo: l'azienda Rr Puglia conferma la sua volontà di procedere con i licenziamenti ed abbandonare gli impianti. I lavoratori, 16 nel primo caso e 14 nel secondo, tremano al pensiero di poter perdere il posto di lavoro e oggi si sono dati appuntamento presso la direzione sanitaria di Lecce per rivendicare i propri diritti.

Con loro i sindacati Cgil, Cisal, Uil, Fsi che non sono riusciti a strappare un incontro con il direttore generale Valdo Mellone, impegnato a Bari, in modo da tamponare, o risolvere, una vera emergenza occupazionale. Peraltro non nuova, perchè le comunicazioni dell'azienda sulla volontà di procedere con la mobilità, sono vecchie di qualche settimana.

I nodi da sciogliere rimangono, però, tutti lì. La situazione è rapidamente scivolata dalle mani, secondo i sindacati, a causa della indisponibilità di Rr Puglia nell'incontrare l'ente appaltantedel servizio (l'Asl di Lecce), proseguendo nella propria decisione motivata dall'insostenibilità dei costi che determinerebbero un'attività in perdita. Il taglio dei posti letto e relative chiusure di alcuni reparti dei nosocomi - imposte dal piano di rientro sanitario regionale - avrebbero fatto la loro parte. E le sigle sindacali che si son rifiutate di firmare la mobilità, avevano già chiesto di rinviare quanto meno i termini della procedura.

Ma tant'è. E oggi si torna all'attacco su un problema che potrebbe facilmente degenerare in unoscioperogià nei prossimi giorni.

La questione assume risvolti diversi nei due presidi ospedalieri. Per quanto riguarda il polo di San Cesario (il primo interessato dai licenziamenti a causa di una contrazione notevole del servizio ristorazione), Rr avrebbe comunicato che l'attività prosegue per 35 pasti quotidiani"Falso", tuonano i sindacalisti secondo cui, invece, il servizio pasto a letto interessa 78 degenti. I conti non tornano e si torna a chiedere un confronto sui numeri, confidando anche nell'intervento dell'assessorato regionale alla sanità.

Ancora più complessa, se non "inverosimile", a detta degli operatori, la situazione nel punto cottura dell'ospedale "Daniele Romasi". Questa la ricostruzione dei fatti che fornisce Vito Perrone di Cisal: "Rr ha comunicato l'impossibilità di cucinare i pasti perchè il centro non risultava a norma, chiedendo quindi ai colleghi della ditta "La Cascina" di veicolare i pasti da Scorrano fino a Poggiardo".

L'Asl di Lecce, sempre secondo la fonte sindacale, avrebbe inviato sul posto i propri ispettori sanitari ottenendo una versione diversa: cucina in regola, il servizio può proseguire.

valdo mellone direttore asl (3)-2-2Ma il vero nodo dell'affaire appalto sarebbe nel nuovo bando di gara per l'affidamento del servizio ad un unico committente (diversamente da quanto accaduto fin'ora), emanato dalla Asl ed in dirittura di pubblicazione. Si parte da una base d'asta di 12, 33 euro a pasto quotidiano contro i 15, 17 euro precedentemente spesi dalle aziende. Un vero abbattimento dei costi "imposto", ancora una volta, dalle norme di razionalizzazione della spesa pubblica contenute nella "spending review".

La cifra totale dell'appalto, 5 milioni di euro di cui 3 da destinare alla forza lavoro, coprirebbe appena il 70 percento dei 240 operatori attualmente in servizio. Il 30 percento dei lavoratori rischierebbe, quindi, il posto di lavoro. E tutto ciò nonostante il diritto a transitare sul nuovo appalto, grazie alla clausola di salvaguardia sociale. "L'unica strada per ottenere un risparmio, garantendo anche la qualità del servizio ed il mantenimento dei livelli occupazionali rimanel'internalizzazione", rilancia Mirko Moscaggiuri di Cgil. La richiesta di far passare questi lavoratori alle dirette dipendenze dell'azienda sanitaria locale è largamente condivisa. "L'internalizzazione ha già riguardato altri servizi come la manutenzione del verde e la disinfestazione, non è possibile mettere a rischio l'attività di mensa, compromettendo il pasto a letto dei ricoverati", conclude il referente Cisal.

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