Risiko, scacchi, nascondino: il centrodestra gioca col fuoco

L'avvicendamento tra Carmen Tessitore e Nunzia Brandi apre una querelle più ampia tra le anime della maggioranza a Palazzo Carafa

Palazzo Carafa.

LECCE – Tra gli scacchi e il nascondino, i protagonisti del centrodestra leccese siedono a un tavolo incandescente. Le regole sono quelle stabilite dal sindaco, Paolo Perrone, le cui decisioni rischiano però di innescare un effetto domino le cui conseguenze sono oggi difficilmente prevedibili.

L’avvicendamento tra Carmen Tessitore, attuale vice sindaco con delega ai Servizi Sociali, è cosa praticamente fatta. L’ingresso in giunta rientra in un accordo con il primo cittadino voluto dal coordinatore provinciale, Paride Mazzotta, da Andrea Caroppo, consigliere regionale, e Aldo Aloisi, ma l’indicazione dell’ex assessore provinciale ha creato non pochi malumori: primo perché c’è chi pensa che Forza Italia, dopo la presa di distanza dal governo cittadino dovuta alla lunga querelle tra Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi, si sia venduta per il classico piatto di lenticchie – bisogna ricordare che anche il coordinatore regionale, Luigi Vitali, si è espresso contro -, sia perché nel partito c’è chi, come Giampaolo Scorrano, ha avuto una notevole legittimazione nelle ultime elezioni regionali.

La riconciliazione con Forza Italia apre però una seconda partita, più generale, che investe tutte le forze della maggioranza. La Puglia Prima di tutto, con due consiglieri eletti, è stata esclusa inizialmente dal riparto degli assessorati, salvo un recupero in extremis proprio con Carmen Tessitore che però è entrata in giunta da esterna e come “quota rosa”. La sua uscita di scena aprirebbe quindi le porte, questo il ragionamento, ad una doverosa seppur tardiva compensazione con l’attribuzione di alcun deleghe assessorili al gruppo che fa riferimento al deputato Roberto Marti. Ma a scapito di chi? Nei confronti di Alessandro Delli Noci, privo di un gruppo consiliare, il malumore è non è certo un mistero.

Anche l’assessorato all’Urbanistica, assegnato a Severo Martini, è fonte di discussione: Damiano D’Autilia, terzo degli eletti del Pdl nel 2012 dopo Messuti e Monosi, rivendica il rispetto di un accordo garantito ai massimi livelli secondo il quale era già scritta una staffetta.

Lecce Città del Mondo non sembra voler subire supinamente. Il gruppo guidato da Antonio Lamosa ha quattro consiglieri e un assessore, Andrea Guido, all’Ambiente: una responsabilità non di secondo ordine ma piena di spine, considerato il passaggio in corso al sistema di raccolta porta a porta e il lungo contenzioso amministrativo che ha accompagnato la complicata transizione tra vecchio e nuovo titolare dell’appalto. E’ la seconda forza di maggioranza e il riconoscimento a Guido della carica di vice sindaco non sarebbe ritenuta una gratificazione adeguata.

Del resto Perrone deve considerare che l’investitura come secondo della giunta può rappresentare agli occhi dell’opinione pubblica una sorta di investitura per le elezioni della primavera del 2017, in vista delle quali alcuni assessori sono già impegnati: Gaetano Messuti e Attilio Monosi sono in prima fila ed è abbastanza chiaro che non né l’uno né l’altro saranno indicati come vice. Nessuno dei due può tirare per la giacchetta il sindaco, ma nemmeno far buon viso a cattivo gioco.

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L’ipotesi delle primarie, che tante soddisfazioni hanno dato proprio a Perrone, è quindi quella al momento più plausibile ed è difficile pensare che un nome concordato a tavolino possa mettere d’accordo tutte le anime del centrodestra leccese: tra i nomi più gettonati quello del consigliere regionale Erio Congedo, che però si sente tirato in ballo senza che nessuno glielo abbia chiesto.  Anzi, una vecchia regola della politica vuole che alcuni concorrenti insidiosi vengano “bruciati” con indicazioni premature.

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