Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Aumento rendite catastali: attesa per il pronunciamento del Tar

Toccherà ai giudici della prima sezione del tribunale amministrativo pronunciarsi, giovedì, su ricorsi presentati dall'amministrazione comunale, dalla minoranza a Palazzo Carafa e da tre associazioni di consumatori

LECCE – La prima sezione del Tar di Lecce si pronuncerà giovedì mattina sull’attività di classamento degli immobili condotta dall’Agenzia del territorio su mandato del Comune di Lecce. Sono tre i ricorsi pendenti: quello della stessa amministrazione, un secondo della minoranza, un altro delle associazioni dei consumatori Codacons, Adusbef e Adoc.

Dopo l’assegnazione delle case e degli altri locali delle “microzone” 1 e 2 alla classe superiore, la rendita catastale è aumentata, in media, del 20 per cento. Il che, combinato con l’aumento già effettivo delle aliquote Imu, ha fatto infuriare i proprietari che, a centinaia, hanno deciso di impugnare l’avviso di revisione recapitato loro dall’agenzia davanti alla Commissione tributaria provinciale.

Sulla questione centrodestra e opposizione duellano da tempo perché tutto questo “pasticcio” non sarebbe avvenuto – sostengono Carlo Salvemini e colleghi di minoranza – se la maggioranza avesse ritirato, in autotutela, la delibera con la quale, nel 2010, la giunta diede mandato all’Agt di procedere al nuovo classamento.  Il sindaco Paolo Perrone, sul punto, non ha mai voluto cedere perché l’operazione parte, ha spiegato più volte, dall’esigenza di ripristinare un minimo di equità fiscale: in alcune zone, divenute con gli anni di un certo pregio, si pagava troppo poco rispetto al valore di mercato raggiunto.

Così si è tergiversato per un paio di mesi prima di cedere alla via del ricorso alla giustizia amministrativa: ma quello che il Comune chiede è di sospendere gli effetti perché il personale dell’Agt avrebbe ecceduto il mandato ricevuto, stravolgendo di fatto un principio, quello dell’equità,  ritenuto sacrosanto. La minoranza ha deciso, nell’interesse della città, si sostenere ad adiuvandum la posizione di Palazzo Carafa, con un ricorso a parte.

A questi, si aggiunge l’istanza delle tre associazioni, curata dagli avvocati Luisa Carpentieri e Leonardo Leo, l’unica finalizzata ad annullare e non solo sospendere la procedura di classamento attraverso l’impugnazione della delibera della giunta Perrone del 2010. Le “microzone” prese in considerazione, pur essendo solo due, comprendono oltre il 90 per cento del patrimonio immobiliare dei leccesi.

Le associazioni ricorrenti che ritengono che tutto il procedimento sia stato viziato essenzialmente da due fattori: in primo luogo “dall’erronea individuazione delle microzone che tutto sono tranne che micro e che addirittura giungono a porre sullo stesso livello gli immobili del quartiere San Pio con le ville del quartiere San Lazzaro, la zona di Santa Rosa con la zona Salesiani - il quartiere Ferrovia con le nuove costruzioni di Viale Aldo Moro”.

In secondo luogo sarebbe ingiustificabile “l’aumento generalizzato della classe di ogni singolo immobile, senza effettuare alcun sopralluogo e senza porre in essere alcuna attività di controllo preventivo delle condizioni sia dell’immobile stesso sia della zona in cui è inserito: è dato di fatto incontestabile che tutte le zone della città (con esclusione di alcune piccole porzioni) presentano un livello di cura non degno per una città del secondo millennio: marciapiedi sconnessi – quando ci sono, pulizia, traffico, strade sconnesse, allagamenti (con conseguenti danni) alla prima pioggia”.

Codacons, Adusbef a Adoc consigliano comunque ai cittadini di non far scadere il termine dei 60 giorni dalla ricezione dell’avviso del classamento da parte dell’Agt perché, se anche il Tar dovesse accordare ai ricorrenti una sospensione in via cautelare, i tempi della giustizia amministrativa possono comunque essere lunghi abbastanza da far decadere i singoli cittadini dal diritto al ricorso.

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