Sabato, 24 Luglio 2021
Politica Via Pistoia

Da una casa popolare alla strada: Comune impotente da due anni

Una coppia è costretta a vivere all'addiaccio mentre i figli sono accolti da parenti. Nel 2010 il loro alloggio comunale di via Pistoia è stato occupato e, nonostante una denuncia, nessuno ha ripristinato lo status quo

Le masserizie presso l'abitazione di via Vecchia Surbo.

LECCE – Dopo la storia della signora che oggi ha 85 anni che da quando ne ha 78 non riesce ad entrare nella casa popolare che era stata assegnata, assurge ai (dis)onori della cronaca un altro caso che lascia ancora più sgomenti perché c’è chi, trovandosi in un alloggio regolarmente assegnato, all’improvviso si ritrova sbattuto fuori.

Non servono scoop giornalistici per raccontare quello che pubblicamente è stato messo a verbale durante i lavori della commissione Servizi sociali, presieduta da Lucio Inguscio, che nel corso della settimana è tornata più volte sulla vicenda di Ugo e Jolanda che, sfrattati per morosità da una casa che erano riusciti a rimediare, dormono per strada mentre i figli sono accolti da parenti. La storia ha inizio nel 2007 quando Ugo e Jolanda ricevono per manifeste esigenze certificate dal personale dei Servizi Sociali un alloggio dove poter crescere i proprio figli.

Nel 2010, di ritorno da una periodo assenza, trovano l’immobile occupato. Segue denuncia ai carabinieri, ma dopo una breve finestra temporale i cui contorni non sono del tutto chiari – resta da capire cosa avviene e tra chi -, i due decidono di mollare il presidio davanti alla loro casa e dirigersi verso un’altra destinazione, in qualche modo rimediata. Intanto i militari  girano la segnalazione ai Servizi sociali che acquisiscono il verbale.

Oggi, a due anni di distanza, nulla è cambiato in meglio. Ugo e Jolanda dormono all’interno di un Fiorino sorvegliando le masserizie accatastate fuori della casa dalla quale sono stati sfrattati e che qualcuno aveva pensato bene di portare via. L’accoglienza temporanea presso Casa Emmaus è durata qualche giorno ma poi non si è potuta prolungare. Non si riesce a capire, logicamente, perché il Comune non riesca a disporre dei suoi alloggi secondo le regolari assegnazioni e non si comprende nemmeno perché non intervenga per ripristinare un diritto violato.

Purtroppo questa anarchia di fatto scaturisce anche da una mancanza cronica di punti fermi: la graduatoria per gli alloggi popolari è attesa una dozzina di anni, il regolamento per le centinaia di “case parcheggio” è solo un’evocazione di buone intenzioni e la costruzione di nuovi alloggi è assolutamente insufficiente rispetto alla domanda, nel breve come nel lungo periodo. Però, a Palazzo, si trova sempre il tempo di litigare su chi abbia pensato prima a fare di Lecce una smart city. Amministrare è una questione di priorità: evidentemente Ugo e Iolanda non lo sono. 

Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, ha così commentato la storia dopo averla riassunta sul suo blog: “Non è possibile appellarsi a nulla per giustificare ritardi e difficoltà: il tempo è scaduto ormai. Non c'è comunità senza solidarietà, non c'è solidarietà senza giustizia. Diamo a Ugo e Jolanda quello che è loro dovuto, facciamo ricongiungere una famiglia divisa, riaccendiamo in loro una speranza”.

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