Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

“Un solo avversario per il Pd: l’astensionismo”. Il ministro Orlando interviene a Lecce

Il ministro di Giustizia è intervenuto in un incontro, tenutosi presso l’hotel Hilton, per sostenere la candidatura al Consiglio regionale di Abaterusso. “La democrazia deve recuperare centralità e guidare i cambiamenti. Il Pd deve sganciarsi dai diktat dell’austerity europea”

LECCE – La democrazia, opportunamente riformata, è il punto da cui deve ripartire la politica per recuperare un ruolo centrale ed incisivo. Sventando la deriva populista. E, in buona sostanza, per vincere sulla Destra nella competizione elettorale di fine maggio. Parola di Andrea Orlando, ministro della Giustizia, intervenuto a Lecce per sostenere la candidatura al consiglio regionale di Ernesto Abaterusso.

L’incontro che si è tenuto presso l’hotel Hilton è stato scandito su ritmi piuttosto veloci: giusto il tempo di un breve saluto da parte del deputato Pd Federico Massa e dello stesso Abaterusso, poi il microfono è stato direttamente passato al ministro che si era intrattenuto a lungo con una delegazione di avvocati salentini, prima di intervenire sul palco.

Orlando ha focalizzato la campagna elettorale in corso indirizzandola verso un solo, grande, avversario: l’astensionismo, derivato dal disincanto e dallo scollamento tra cittadini ed istituzioni. “In Puglia non lottiamo contro il centro-destra, che si è diviso al suo interno, né contro il movimento 5 stelle di cui mi sfugge la proposta politica: vinceremo se riusciremo a ricondurre i cittadini verso la politica e nelle urne”.

Il discorso è poi velocemente scivolato sulla grave condizione economica del Mezzogiorno che vede la Puglia, però, in posizione di vantaggio: “In questa regione la situazione è certamente difficile, ma non disastrosa come altrove. Un decennio di governo del centro sinistra ci consegna un territorio che ha garantito una certa coesione economica ed industriale”.

“Certo- avvisa – bisogna fare di più, ripartendo da una politica industriale seria che non accantoni né demonizzi l’intervento dello Stato: solo così potremo riagganciarci ai segnali di ripresa che già si intravedono. La vicenda Ilva ci ha insegnato, infatti, che non si possono risolvere le cose passando la palla al libero mercato”.

Il ministro ha definito questo momento storico come una fase di passaggio che necessita di una classe dirigente all’altezza della sfida. E l’unico interlocutore credibile è, a suo dire, il Pd: “Si tratta dell’unica forza in grado di riformare il sistema, di porsi al di sopra del vento dell’antipolitica. Esiste, infatti, una corrente che identifica il progetto con il leader, ma noi abbiamo il compito di riproporre la nostra tradizione politica riformista, agganciata al movimento operaio. Non mi convince l’idea di una sinistra che vince solo quando si sposta verso il centro, imitando la destra così come non possiamo essere schiavi degli schemi attuali che ci vengono imposti, della politica del rigore che è il risultato della subalternità del Pd a livello europeo”.

IMG_20150509_120618_1-2Centrale è, poi, il percorso di riforma istituzionale: “Si tratta di un elemento imprescindibile perché la democrazia, se non si rinnova, rischia di essere svuotata completamente. Al contrario, la democrazia deve intervenire tempestivamente nei processi di trasformazione, assumendosi il compito e la responsabilità di guidarli”. Infine una commento sui tratti di “autonomia” dei candidati del Centro Sud che risultano “positivi e utili per contrastare la deriva nordista. “E’ bene ricordare che senza lo sviluppo del Meridione, l’intero Paese non può ripartire”, ha concluso.

Ad inizio di giornata il ministro ha ricevuto anche una delegazione di operai ex Bat che gli hanno chiesto di interessarsi attivamente alla loro vertenza. L’annosa vicenda del sito di Lecce, dismesso dalla multinazionale del tabacco, è finita infatti sotto la lente della magistratura in virtù di 3 esposti già presentati presso la Procura della Repubblica e svariate denunce.

“Abbiamo spiegato al ministro Orlando come il dicastero dello Sviluppo economico ci abbia raggirati: quel ministero doveva vigilare sull’intero processo di riconversione – spiegano due lavoratori ex Iacobucci, Cristian Lezzi e Simone Mazzotta -: abbiamo messo a disposizione del ministro una lunga relazione che riepiloga, in modo dettagliato, quanto accaduto negli ultimi 5 anni. Ora aspettiamo una risposta”.

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