Università del Salento chiusa per neve: chi paga ora i dipendenti?

De Pascalis, Cgil, denuncia un comportamento incomprensibile: "Uffici chiusi a gennaio e lavoratori a casa. Ora l'amministrazione chiede di giustificare l'assenza"

Porta Napoli sotto la neve. L'ateneo è accanto.

LECCE – Dal caldo record alle assenze “ingiustificate” dovute alla nevicate che hanno paralizzato la provincia nel primi giorni di gennaio: è ciò che sta accadendo nell’ateneo salentino. A rendere nota la vicenda è Manfredi De Pascalis della Flc Cgil che ha denunciato un comportamento “incomprensibile” da parte dell’amministrazione dell’universitaria. Nei giorni del 9, 10 e 11 gennaio, infatti, l’ateneo ha chiuso i battenti a causa delle abbondanti nevicate che hanno impedito il corretto svolgimento delle attività didattiche. D’altra parte, però, l’assenza dei dipendenti sul posto di lavoro sarebbe valsa come “ingiustificata” e non è chiaro se sarà retribuita.

Per sciogliere ogni dubbio sull’accaduto, e chiedere spiegazioni, il sindacalista ha inviato una nota al direttore generale Emanuele Fidora, al rettore Vincenzo Zara ed al delegato al personale, Rossano Adorno. “Il 10 luglio la direzione generale ha informato il personale tecnico ed amministrativo dell'Università e le rappresentanze sindacali in merito alla circostanza che nelle giornate del 9, 10 e 11 gennaio la prestazione di lavoro è stata resa oggettivamente impossibile per tutti i dipendenti – scrive De Pascalis -. La stessa nota, poi, si concludeva con l'affermazione che la sospensione unilaterale del rapporto, da parte del datore di lavoro, è giustificata ed esonera il medesimo datore di lavoro dall'obbligazione retributiva soltanto quando non sia imputabile a fatto dello stesso, salvo che il personale interessato non intenda imputare l'assenza a giornate di ferie o a recupero di festività”.

La versione dei vertici dell’ateneo sembra essere cambiata poche settimane dopo: “Il 3 agosto 2017 la stessa direzione generale provvede a richiamare i profili disciplinari correlati alle assenze ingiustificate dal servizio che dovessero risultare dal cartellino delle presenze e, poi, invita gli stessi dipendenti a dare corso alle registrazioni di rispettiva competenza entro e non oltre 5 giorni dalla presente”. Il sindacalista commenta che “tutto ciò appare incomprensibile e contraddittorio” perché prima si affermava che la prestazione di lavoro era oggettivamente impossibile (“e non può essere diversamente considerato che è stata l'amministrazione a disporre la chiusura dell'università”) e poi dopo si minacciavano i profili disciplinari. Profili che sarebbero invocabili solo se l’assenza fosse ingiustificata.

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“E' assurdo pensare che i lavoratori debbano giustificare la propria assenza dovuta ad una scelta unilaterale dell'amministrazione – prosegue De Pascalis -. Sarebbe proprio interessante trovare un giudice del lavoro pronto a riconoscere la legittimità di qualsiasi provvedimento disciplinare nel caso che ci riguarda giacché è la stessa amministrazione ad essere responsabile della mancata prestazione ed il lavoratore, conseguentemente, non è tenuto affatto a giustificarsi per qualcosa che non è riconducibile a sua inadempienza”. “In che modo – si legge ancora - il lavoratore dovrebbe regolarizzare la propria posizione? Chiedendo giorni di ferie o di festività? In base a quale obbligo?”.“Potrebbe sembrare che l’amministrazione, consapevole di essere tenuta ad addossarsi l’obbligo della retribuzione, voglia scaricare le proprie responsabilità sui lavoratori, costringendoli ad usufruire di ferie o festività – conclude De Pascalis - . Al più, l'amministrazione se intende negare un diritto e non applicare le norme del Codice civile, proceda con il non riconoscere la propria obbligazione retributiva e poi i lavoratori difenderanno i propri diritti nelle sedi giurisdizionali competenti”.

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