Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Vadrucci alla Regione: "Salviamo nuovo centro termale"

Il consigliere regionale del Pdl scrive all'assessore regionale al bilancio e chiede al governo pugliese di risolvere l'annosa vicenda del nuovo centro termale di Santa Cesarea, abbandonato al degrado

Nuovo_centro_termale

SANTA CESAREA TERME - Una questione scottante ed irrisolta, quella del nuovo centro termale di Santa Cesarea: il consigliere regionale, Mario Vadrucci, la porta all'attenzione del consiglio pugliese e dell'assessore al bilancio, Michele Pelillo. Si tratta nella fattispecie di un'opera faraonica realizzata e terminata diversi anni fa, ma ancora non entrata in funzione, costata 39 miliardi di lire, circa 19 milioni di euro di oggi, ma "che - come spiega Vadrucci - tutt'ora langue nell' incuria e nell'abbandono, configurandosi come uno dei più grossi sprechi di denaro pubblico nel Salento".

"Questo immobile di gran pregio - sostiene il consigliere salentino - doveva essere destinato ad un turismo termale di qualità e volano di enorme sviluppo economico non solo per il comune di Santa Cesarea ma per tutta la penisola salentina". Nell'interrogazione, Vadrucci ripercorre i passaggi dell'intricata matassa progettuale: la proposta venne approvata dal comune di Santa Cesarea terme nel 1988; i lavori iniziarono nel 1989 con fondi provenienti dalla legge 64 del 1966 sugli interventi straordinari nel mezzogiorno.

Un iter piuttosto travagliato, terminato solo nel 2001. Fra il 2001 ed il 2005, il Nuovo Centro Termale, però, è rimasto abbandonato a se stesso, preda dei vandali. Nell' agosto del 2005 , l'allora Presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino, nominato dalla Regione Puglia Amministratore unico della società "Terme di Santa Cesarea s.p.a.", propose una soluzione in base all'accordo di programma dei poli turistici integrati tra Terme, Ministero delle attività produttive, Regione Puglia e Comune di Santa Cesarea, che stanziarono complessivamente 17 milioni di euro.

Il Comune, nell'ambito dell'accordo, cedette in uso l'immobile alla società Terme, oltre a 3 milioni di euro, altri 3 vennero stanziati dalla Regione, 5 dal Ministero ed il resto avrebbe dovuto aggiungerlo la società Termale con mutuo da accendere presso istituti finanziari. Con la sottoscrizione del contratto di concessione in uso, la società Terme spa, sin dall' agosto del 2005, si impegnò a mettere la guardiania a tutela dell'immobile da atti vandalici.

Nel 2006, si legge ancora nel resoconto di Vadrucci, venne sottoscritto l'accordo di programma tra il Ministero attività produttive e le Terme di Santa Cesarea. Nel 2007, i lavori stavano per partire quando intervenne la magistratura, mettendo sotto sequestro tutta la struttura per una presunta truffa ai danni dello stato. Nel 2008, la struttura venne dissequestrata ma la società Terme di Santa Cesarea, con atto unilaterale, rinunciò all'accordo di programma sottoscritto con il Ministero rendendo vani, conseguentemente, tutti gli sforzi e gli accordi sottoscritti, finalizzati alla messa in funzione del Nuovo centro termale ed al rilancio dell'economia del territorio.

"Per il momento - scrive Vadrucci - la vicenda giudiziaria si è conclusa con un'archiviazione. Intanto Comune e Regione hanno versato nelle casse della società circa 6 milioni di euro che dovevano essere spesi anche e soprattutto per la messa in funzione del Nuovo centro termale. Il comune, per far fronte all'aumento di capitale, con il versamento di 3 milioni di euro si è indebitato a tal punto che ha rischiato il tracollo finanziario".

Secondo il racconto del consigliere regionale, il sindaco di Santa Cesarea, Daniele Cretì si sarebbe più volte dichiarato disponibile ad accettare la volontà della Regione di procedere alla privatizzazione della società termale anche sottoscrivendo la modifica dello statuto che, per certe decisioni strategiche, prevede il voto positivo della maggioranza qualificata: "Ha però - chiarisce - posto delle condizioni che, a mio parere, non sono peregrine, e cioè è disponibile a sottoscrivere la modifica dello statuto della società onde procedere ad una privatizzazione appetibile a condizione che contemporaneamente venga affrontata e risolta la questione del Nuovo centro termale che ancora oggi, anche se in uso alle Terme, versa in un totale stato di abbandono".


"Io credo - precisa Vadrucci - che la Regione debba assumere un formale impegno istituzionale per la risoluzione di questo problema non più differibile in quanto, a mio parere, è necessario ultimare quanto originariamente era nelle nobili intenzioni dei proponenti, e cioè vedere rinascere una struttura, realizzata con fondi pubblici e quindi dei cittadini, per farla diventare un centro d'eccellenza per l'intero Salento".

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