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Vendola alla presidenza di Sel "porta" il partito dentro il socialismo europeo

Il governatore pugliese ha ripercorso nella presidenza dell'11 marzo le tappe politiche che hanno condotto al voto di fine febbraio, aprendo agli scenari del futuro. Ma, nel suo discorso, sono diversi gli elementi che stridono

Un'analisi "senz'anima" dentro un partito che cerca ancora la propria collocazione: le conclusioni di Nichi Vendola alla presidenza di Sinistra Ecologia e Libertà dell'11 marzo scorso consegnano tutto il senso della precarietà politica dell'Italia post voto, cui il partito personale del governatore pugliese non sembra estraneo. L'esame del percorso che ha condotto al risultato elettorale prova ad essere complessivo, ma non esula dalla confusione e dalla difficoltà di leggere con chiarezza gli esiti della tornata elettorale di fine febbraio.

Vendola è partito dal drammatico quadro del Paese e dal possibile "rischio deriva", per evidenziare poi il fallimento della sinistra europea nella propria proposta politica, ancorata al passato e poco capace di prospettare un futuro (si inserisce in questo contesto, il rimpianto per l'esperienza de "Le Fabbriche di Nichi" che, pure, avevano rappresentato il tentativo di un laboratorio di buona e diversa politica, fuori dallo schematismo partitico). Il ruolo delle primarie, la capacità di Renzi di rappresentare meglio l'esigenza del "cambiamento" e l'arrivo di Grillo hanno segnato lo spartiacque della nuova stagione di Sel.

L'attenzione al fenomeno "Cinque stelle", per Vendola, deve prescindere dalle valutazioni più superficiali sulla leadership, concentrandosi sulle sfide che il movimento ha posto al centro della battaglia politica, raccogliendo un consenso straripante. Quanto al rapporto col Pd, il governatore pugliese ha evidenziato come questo si inserisca nel tema del "vuoto della sinistra che c'è in Italia": "Noi siamo stati una allusione - ha dichiarato -, talvolta un'illusione. Oggi siamo un frammento di un discorso tutto da costruire, il partito del progresso del futuro. Benvenuta sinistra era lo slogan giusto, a una condizione: che si potesse spiegare che il deficit di sinistra aveva accompagnato lo smarrimento dei diritti delle persone".

Da qui, lo sguardo al futuro, che rimanda alla possibilità di Sel di confluire nel Pse, con la volontà di favorire il cambiamento dall'interno: "Questo è il tempo - ha precisato - in cui dobbiamo entrare come componente caratterizzata da una forte propensione ecologista e libertaria, dentro il Partito del Socialismo Europeo. Penso che sia il modo non soltanto di segnalare che la nostra vicenda non è una vicenda di bassa cucina, ma è una vicenda della politica europea, un modo di stare dentro, anche  nei confronti del centrosinistra e del partito democratico, la costruzione di una nuova Europa e il modo più spiazzante, più intelligente di tornare a porre l'agenda vera delle cose da fare".

Ma le incongruenze sono evidenti: Vendola è partito dall'idea del fallimento della sinistra europea, per concludere l'intervento con il ragionamento della necessità di entrare nel Pse (caratterizzato da social-liberismo e austerity che, a parole, il governatore pugliese dice di voler combattere), candidandosi ad un ruolo di voce dei "diritti" e dell'ambiente, quasi abbandonando un modello di politica economica differente. C'è, dunque, una sinistra a parole, ormai chiusa nella sua retorica autoreferenziale, che si scontra con l'evidenza di un percorso, che è stato votato solo alla rappresentanza numerica in parlamento.

Due anni fa, Vendola, a detta di molti osservatori, rappresentava una valida alternativa al modello tradizionale di centrosinistra italiano: cosa sia cambiato nel corso di questo tempo sarebbe forse il vero punto da analizzare, per una reale verifica di un percorso che ha portato il governatore pugliese a vedere scemare il suo appeal nazionale e a vedere liquefarsi il suo consenso nella propria Regione, dove si naviga a vista da qualche tempo. Insomma, il "benvenuta sinistra" rischia di essere solo un ragionamento di ideologica rappresentanza. Liquefatto nella scarsa capacità di lettura di questo dato.

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