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Verifiche degli impianti termici. I “dissidenti” presidiano il consiglio comunale

Una decina di lavoratori della Vit si è presentata a Palazzo Carafa. Il gruppo non ci sta a divenire l'alibi dell'anticipazioni delle verifiche previste per il secondo semestre, come disposto da una delibera che si sarebbe dovuta discutere oggi

LECCE – Non ci sta un gruppo di lavoratori della società Vit, azienda che fino al prossimo giugno è titolare dell’appalto per la verifica degli impianti termici in città, ad essere l’alibi della prossima visita alle case dei cittadini leccesi. Perché questo temono di poter essere i dieci “dissidenti”, su un totale di 27 lavoratori, se venisse approvata la delibera di consiglio comunale che prevede l’anticipo entro la primavera dei controlli previsti per il secondo semestre. Il costo di base è di 26,62 euro.

L’amministrazione comunale ha motivato questa scelta con la necessità di reperire liquidità per pagare gli stipendi arretrati e anche, par di capire, eventuali contenziosi con la società allo spirare dell’appalto. Ma per i lavoratori presenti oggi pomeriggio alla seduta del consiglio comunale – dove la discussione è stata poi rinviata a martedì - quei soldi ci sono già  e vengono dal gettito del primo semestre derivante dalla recente campagna di “autodichiarazioni aperte”. Non vogliono quindi, i dissidenti, presentarsi alla porta venendo additati come la causa di un “balzello” anticipato.

Intanto hanno ricevuto dai competenti uffici regionali il parere che li autorizza a proseguire nel loro ruolo di ispettori, che invece sembrava essere stato archiviato alla luce del decreto 74 del 2013 che stabilisce nuove previsioni per la verifica degli impianti termici che saranno comunque inderogabili dal 2017. Ma fino all’adozione del regolamento regionale tutto resta come prima. E proprio alla luce di quelle norme, nel mese di ottobre, si era giunti alla conclusione che non spettasse alla Vit fare le ispezioni a priori, ma solo nel caso si fossero rese necessarie dopo le relazioni dei manutentori degli impianti.

La vicenda degli impianti termici, negli ultimi anni, è piuttosto tormentata. Nella scorsa primavera, e in particolare dal 2 maggio, si era scatenata una mezza sollevazione popolare perché gli ispettori avevano ricevuto il mandato di verificare la presenza delle valvole termostatiche e dei cronotermostati su due livelli. Dispositivi che a Lecce in pochi hanno e per la cui mancanza si pagava subito una multa di 30 euro e una diffida a procedere alla messa a norma (con i relativi costi), pena ulteriore sanzione di 150 euro. Investita dalle polemiche, l’amministrazione aveva bloccato tutto.

La maggioranza dei lavoratori, invece, con un documento di giorni scorsi, ritiene l’operato dell’amministrazione comunale conforme con la convenzione vigente e rinnova l’invito a procedere nella direzione segnata dalla riunione a Palazzo Carafa del 20 dicembre: anticipo delle verifiche del secondo semestre. Gli introiti della autodichiarazioni, sostengono, sono serviti solo in parte a pagare gli stipendi arretrati ed è dunque da respingere la tesi per la quale ci sarebbe un vantaggio economico dell’azienda nel bussare anticipatamente alle porte dei leccesi.

A margine di tutto questo c’è il fascicolo di cui è titolare il sostituto procuratore Emilio Arnesano dopo un’indagine del nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza a seguito degli esposti di due lavoratori ai quali non tornavano i conti sul versamento della quota mensile di Tfr. 

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