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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Vertenza Bricocenter, raggiunta l’intesa. Priorità nell’assunzione dei dipendenti

La società ha chiuso i battenti il 5 dicembre, mandando a casa 24 lavoratori. Uiltucs Uil ha strappato un accordo per la cassa straordinaria annuale. I nuovi imprenditori, interessati alla licenza del negozio, dovranno concedere priorità ai cassintegrati

LECCE - Un’altra saracinesca abbassata nel Salento martoriato dalla crisi economica. Un’altra tegola caduta sulla testa, questa volta, di ben 24 famiglie che nulla hanno potuto contro la decisione di Bricocenter (Cavallino) di chiudere per sempre i battenti.

La decisione della proprietà, comunicata ufficialmente il 28 novembre, è stata irrevocabile: dal 5 dicembre in poi, infatti, il negozio sito nell’area del parco commerciale Leclerc è stato chiuso al pubblico, senza molti giri di parole. Da quel momento i dipendenti si sono aggrappati all’unica speranza possibile, dando vita ad un’occupazione all’interno del punto vendita che si è conclusa ieri pomeriggio, 10 dicembre, in seguito agli accordi raggiunti tra Uiltucs Uil di Lecce e la società.

“Il percorso d’intesa è stato tutt’altro che semplice – la segretaria provinciale Antonella Perrone -: le condizioni iniziali poste dall’azienda non erano accettabili perché prevedevano solo ed esclusivamente i trasferimenti dei lavoratori presso altri punti vendita del circuito Bricocenter, situati in regioni del Nord, alle stesse condizioni di partenza. Per cui i lavoratori che, per esempio, usufruivano di un contratto part-time avrebbero dovuto fare armi e bagagli e partire per un’altra città, senza neppure migliorare la loro condizione lavorativa”.

Successivamente l’azienda ha aperto la procedura di mobilità, prevedendo un bonus per i dipendenti pari a 10 mensilità. Il sindacato di categoria, per parte sua, ha intrapreso una lunga trattativa che poggiava su un punto fermo: salvaguardare i livelli occupazionali attraverso un’adeguata gestione degli esuberi, garantendo anche un’opportunità di ricollocazione mediante il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività.  Magari anche all’interno di un esercizio commerciale afferente all’intero gruppo di cui fa parte anche la nota catena distributiva dedicata ‘al fai da te’ e anche relativamente alla cessione di un ramo d’azienda.

“Se è vero, infatti, che Bricocenter ha attraversato una bufera economica, arrivando a bruciare 30 milioni di euro di fatturato e disponendo la chiusura di molti negozi su scala nazionale- aggiunge la segretaria - è pur vero, però, che il fallimento del punto vendita salentino accelera il processo di desertificazione commerciale in atto sul territorio”.

Uiltucs, al fine di sventare i licenziamenti, aveva anche richiesto l’attivazione della task force regionale e la convocazione presso la Provincia di Lecce. Nel frattempo, però, ieri è stata raggiunta un’intesa contenuta in un accordo quadro che ha evitato il peggio: “L’azienda ha assunto le richieste del sindacato che prevedono la cassa integrazione straordinaria per un anno; un bonus pari a 18 mesi di retribuzione per i dipendenti che volontariamente sceglieranno la mobilità; un percorso formativo destinato alla ricollocazione nel mercato del lavoro; l’impegno da parte dell’azienda a veicolare tutti i curriculum dei lavoratori verso tutte quelle realtà imprenditoriali che si relazionano con Bricocenter”.

Il punto nevralgico dell’accordo è, però, nella disponibilità della società ad agevolare l’ingresso di nuovi soggetti all’interno del punto vendita leccese, accordando una priorità di assunzione per almeno una parte dei cassintegrati. “Si tratta di un risultato importante che ha mitigato il duro impatto occupazionale e sociale - commenta Antonella Perrone - . L’accordo è senz’altro migliorativo, soprattutto se paragonato ad analoghe intese raggiunte nei negozi interessati dalla ristrutturazione aziendale, ma non si può essere soddisfatti di fronte alla perdita di 24 posti di lavoro. Rimane l’amarezza per questa ennesima saracinesca abbassata in un territorio che sta pagando un prezzo troppo alto alla crisi economica”.

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