Vertenza sul trasporto oncologici: Tundo spa si impegna a collaborare

I lavoratori lamentavano stipendi in ritardo, l'azienda replica: "Contingenze hanno determinato ritardi; assolveremo agli obblighi connessi all'appalto Asl"

LECCE - I lavoratori addetti al trasporto dei malati oncologici, assunti dalla ditta Tundo srl, avevano lamentato ritardi nei pagamenti e, sotto la guida dei sindacati Fp Cgil, Fsi Usae, Fsi e Usb, hanno proclamato lo stato d’agitazione, minacciando lo sciopero.

La ditta cui la Asl di Lecce ha appaltato il servizio, la Tundo Vincenzo spa, ha diramato una nota stampa per precisare quanto segue: “ In merito al pagamento degli stipendi ai dipendenti, giova ricordare che, per consolidata prassi aziendale – ben nota a tutte le parti coinvolte nel suddetto appalto –, l’erogazione degli emolumenti è programmata dal giorno 20 del mese successivo a quello relativo alla prestazione lavorativa già maturata. In particolare, nel caso di specie, risultano regolarmente pagati tutti gli stipendi fino al mese di agosto 2017 compreso, mentre, solo in relazione allo stipendio del mese di settembre 2017, si è registrato un ritardo rispetto al suddetto termine di prassi”.

“Ad ogni buon conto – si legge ancora -, si deve evidenziare come tale ritardo fosse stato tempestivamente comunicato sia ai dipendenti sia alle rappresentanze sindacali, tanto a riprova del fatto che il dialogo tra la società appaltatrice e le altre componenti sociali non ha mai subito battute di arresto. Ciò premesso, la Tundo Vincenzo spa non ha motivo di ritenere che per i prossimi pagamenti si possano ripetere le contingenze che hanno determinato il suddetto ritardo. Pertanto, la società appaltatrice ribadisce non solo la sua vicinanza ai lavoratori, ma anche che non lesinerà alcuno sforzo nel portare a compimento ogni obbligazione connessa alle vicende dell’appalto in questione”.

“A questo proposito – prosegue la nota stampa - è appena il caso di ricordare che, ancor prima dell’aggiudicazione dell’appalto e, precisamente, allorquando si trattò di decidere il destino lavorativo dei dipendenti a tempo determinato già al servizio dell’Asl Lecce (i quali avrebbe visto terminare il proprio rapporto di impiego alla scadenza naturale dei diciotto mesi previsti dal contratto dell’epoca e trattasi dei medesimi dipendenti che oggi paventano lo stato di agitazione) fu proprio grazie all’impegno personale dell’amministratore unico della Tundo Vincenzo spa, l’ingegnere Enrico Tundo, che furono salvati i loro posti di lavoro, facendoli transitare alle dipendenze della Tundo, la quale si era fatta carico, in sede di tavolo “Sepac”, (indetto al fine di garantire la continuità occupazionale ed assistenziale) di assumere nel proprio organico 49 unità ormai predestinate alla disoccupazione”.

La ditta smentisce l’esistenza di un problema relativo alla continuità nell’erogazione del servizio, che andrà avanti fino alla scadenza naturale dell’appalto. E aggiunge: “Di contro, si palesano francamente improvvide le fughe in avanti che preconizzano – non è dato sapere sulla base di quali competenze e di quali approfondimenti tecnici – scenari di internalizzazione del servizio e dell’annessa forza lavoro”.

“A riguardo, è appena il caso di evidenziare come non sia certo questa la sede per avventurarsi nell’esame di questioni che richiedono ben altri livelli di indagine e di studio. Ci si limiterà pertanto a sottolineare che a qualcuno sfuggono finanche gli aspetti più macroscopici di un’astratta operazione di internalizzazione, la quale, lungi dal potersi giustificare in base al punto 8 della delibera Asl numero 95 del 2014 (che invero si pone in una prospettiva di mera eventualità e quindi priva di forza precettiva), dovrebbe tenere conto non solo del mero trasferimento del personale da una società all’altra, ma soprattutto dell’efficienza e della qualità dei professionisti che si dedicano all’esecuzione dell’appalto (ci si riferisce alla composizione dello staff di coordinamento tecnico formato da figure professionali, quali gli ingegneri, provenienti da pluriennali esperienze formative conseguite nello specifico settore dell’appalto), nonché delle dotazioni strumentali indispensabili per garantire elevati livelli prestazionali”.

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“Va da sé, quindi, che gli elevati costi da sostenere per garantire la qualità del servizio, incidono sensibilmente sulle cifre lorde corrisposte all’appaltatrice, le quali vanno ponderatamente valutate per gettare la giusta luce sulla realtà dei numeri”, conclude la nota.

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